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L'EX - Giaccherini: "Il Napoli vincerà lo Scudetto, in azzurro ci fu un disguido tattico con Sarri"
05.12.2022 23:45 di Napoli Magazine

Emanuele Giaccherini, ex esterno di Juve, Napoli e della Nazionale, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Calciatori Ignoranti Originals, nel corso di una diretta Live su Twitch. 

 

Pavia crocevia, poi la scalata con Bisoli a Cesena
"La stagione del Pavia è stata il crocevia della mia carriera. Mi hanno spostato sulla fascia e io guardo meglio la porta se non le sto di spalle. L'esterno risalta le mie caratteristiche che sono quelle di puntare e saltare l'uomo. Segnai 10 gol. Al Cesena ero stato messo da parte, dopo un lutto. Tornai protagonista e subito titolare con l'arrivo di Pierpaolo Bisoli che credette totalmente in me. Fu un biennio di vittorie: feci 5 gol, in Serie C incidevo tantissimo e facevo davvero la differenza. L'anno dopo in B c'erano molti interrogativi sul mio profilo, ma anche quella fu un'annata fantastica. Il mister per me è stato come un padre, mi ha creato, mi bastonava più di quante carote mi desse, ma io dovevo crescere e accettavo le sue critiche. Gli sarò sempre grato perché per me è stato fondamentale".

 

Il gol al Milan e la doppietta salvezza contro la Sampdoria
"Seconda giornata di Serie A, al Manuzzi arriva il Milan che a fine anno sarà campione d'Italia, segno il 2-0 che mette fine alla partita. Lo metto tra i più importanti della mia carriera. Pareggiammo con la Roma al debutto, poi battemmo in casa i rossoneri. A Cesena aspettavano la A da 20 anni che aspettavamo il ritorno in serie A in casa. A fine stagione arrivò anche la salvezza, sancita contro la Sampdoria: gol di Parolo, poi nel secondo tempo feci io doppietta".

 

La chiamata della Juventus che porta Giaccherini in Nazionale
"Mancava un anno di contratto col Cesena e stavo per rinnovare. Mi voleva anche la Fiorentina, invece Paratici chiamò il mio procuratore e gli disse: a fine agosto Giaccherini viene alla Juventus. Per me era un sogno. Il mondo Juventus lo percepisci solo da dentro. Lì giochi per vincere sempre, non hai la possibilità di sbagliare, esiste solo l'ossessione per il miglioramento. Non conta quello che hai fatto e per questo le vittorie non si festeggiano troppo a lungo. Si guarda solo avanti. Alla Juve posso solo che dire grazie, mi ha portato in Nazionale".

 

Antonio Conte e Giaccherinho
"Se Bisoli mi ha creato, Conte mi ha perfezionato. È andato contro tutti per avermi ed è merito suo se sono andato alla Juventus. Contro il Bologna mi ha chiamato Giaccherinho, non potrò mai dimenticarlo. Sono sicuro che prima o poi vincerà la Champions League, o almeno la meriterebbe. Se nel calcio c'è una giustizia, come una classifica a punti, da top allenatore qual è la porterà a casa. Lo metto al livello di Guardiola e Ancelotti".

 

Lo scudetto della fame e della fatica
"Venivamo da un settimo posto, ma avevamo giocatori importanti. C'era un evidente dislivello rispetto al Milan, abbiamo sempre inseguito, eppure la nostra costanza e il nostro lavoro nel 2012 ci ha portati a vincere lo scudetto. Dei 9 titoli di fila, per gli juventini il primo è sicuramente stato il più bello. Perché è stato lo scudetto della fame, della fatica e del lavoro. Eravamo un rullo compressore, intensi, feroci. Senza molti campioni".

 

La chiamata di Cesare Prandelli per Euro 2012
"La convocazione arrivò mentre festeggiavamo lo scudetto sul pullman per la città di Torino. Pirlo si avvicinò e mi disse: Giac, sei nella pre-lista per l'europeo. Non ci potevo credere. Mi stavo riprendendo tutto quello che avevo perso nei campi della Serie C. Esordii contro la Spagna che avrebbe vinto in finale contro di noi. Fu incredibile, giocai bene e pareggiammo 1-1. Alla seconda il mister mi mise titolare contro la Croazia. Superammo Inghilterra e Germania, poi di nuovo la Spagna. È chiaro che con le furie rosse non si può giocare a 4 perché trovano spazi sulle linee, ma se avessimo giocato con il 3-5-2, magari, sarebbe andata diversamente. Quel modulo loro lo soffrivano".

 

Quello che Mario Balotelli poteva essere e non è stato
"Mario Balotelli, in quegli anni, può essere stato uno dei top 5/10 attaccanti in Europa. Aveva tutto e in quell'europeo lo dimostrò. Era determinante, gli mancava solo la continuità. Avrebbe potuto seguire il modello di Ibrahimovic, invece non si è sacrificato, non ha lavorato e messo il talento a disposizione della squadra. Certo dire che sopra di lui c'era solo Messi mi pare un po' esagerato, quelli più forti di lui c'erano".

 

Giaccherini e il record del gol più veloce della Nazionale contro Haiti
"In quell'amichevole ci misi 17 secondi a fare gol. Non ho mai dato nulla per scontato. Ho creduto che, superando il marcatore, avrei anticipato il lancio di Candreva. Ci ho creduto ed è andata bene, è successo e forse era nel destino, nella mia relazione con la Nazionale. Crederci sempre mi ha portato dalla C2 all'azzurro".

 

L'esperienza in Premier League: luci e ombre al Sunderland
"Fu senza dubbi un'esperienza bellissima. Ricordo che mi dispiacque lasciare la Juve, ma lo rifarei. Giocare in Inghilterra mi ha arricchito perché è un campionato superiore, con una cultura unica. Il primo anno fu positivo con 5 gol più in campionato e 2 in coppa, oltre che tanti assist. Giocai 32 partite, fino alla salvezza con una super rimonta e alla finale di Coppa di Lega. Nella seconda stagione, purtroppo, due infortuni mi hanno tenuto fuori".

 

Euro 2016, la quasi impresa azzurra di Antonio Conte
"Il mister preparò l'Europeo per vincere. C'erano differenze tecniche con le altre nazionali, ma noi eravamo una squadra vera, atleticamente fortissimi. Ce la giocammo fino ai rigori con la Germania. Il giorno dopo, eliminati dal torneo, piangemmo tutti per quasi un'ora. Questo C'era il piacere di stare insieme, eravamo una famiglia. Chiusi in una teca, c'eravamo noi. Il mister ci ha ringraziato per le emozioni e per il cuore che ci abbiamo messo in quel torneo. Verremo ricordati per quello che abbiamo fatto in Francia".

 

Il gol al Belgio e lo stop sui lanci lunghi
"Contro la Scozia a Malta mi capitò la stessa palla che ebbi al debutto dell'Europeo contro il Belgio. Intercettai nell'inserimento e, calciando di prima, la palla andò fuori. Prima del match contro i belgi, Conte mi disse che sui lanci lunghi dovevo stoppare la palla. Così sulla palla di Bonucci pensai: il grande giocatore questa la stoppa. Lo feci e sul tiro la palla entrò in porta. Per fortuna andò bene, perché se non l'avessi stoppata mi avrebbero fatto tornare a casa a piedi".

 

La parentesi non fortunata nel Napoli di Maurizio Sarri
"Dopo l'ottimo Europeo andai in un Napoli che aveva una gran rosa. Io però venivo da tanta esperienza, avevo giocato con Pogba, Pirlo, Vidal e Marchisio, vinto in bianconero, fatto bene in Nazionale. Certo, non pretendevo di essere titolare, ma sapevo di poter essere un giocatore importante. Purtroppo mi ritrovai a fare il Vice Callejon che differiva totalmente dalle mie caratteristiche. Ci fu un disguido tattico, magari dovuto anche al fatto che Sarri non volle credere più di tanto in me. Magari un giorno gli chiederò perché non lo fece".

 

Lo scudetto questa volta lo vince il Napoli
"Questa volta sì, lo vincerà il Napoli di Spalletti. Lo dico perché non contano solo i punti, c'entra anche il fatto che hanno praticamente riazzerato la preparazione nel corso della sosta Mondiale. In più in questa rosa non c'è un giocatore napoletano che potrebbe risultare troppo coinvolto come poteva essere Insigne. Questi non sono neanche consapevoli di quello che stanno facendo, non sanno cosa vuol dire vincere uno scudetto con il Napoli. Se ne sbattono, vanno sempre per vincere".

 

Il miglior centrocampista italiano è Nicolò Barella
"Ha qualità e quantità, si inserisce sempre. Per me Nicolò Barella è il miglior centrocampista italiano. Guardarlo giocare mi emoziona e mi ci rivedo, anche se lui è tanto più forte di me".

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