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MEDIASET - Il Napoli frena, l'Inter mantiene la vetta, la lotta scudetto si colora di nerazzurro
08.01.2026 08:42 di Napoli Magazine Fonte: Sport Mediaset
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Napoli e Inter escono dalla giornata che precede lo scontro diretto con uno spirito completamente diverso. Certo, gli azzurri si consolano pensando a una rimonta che dimostra che, almeno dal punto di vista della voglia e della capacità di reazione, la parola resa è bannata dal vocabolario contiano. Però i punti, alla fine della partita del Maradona, non sono i tre preventivati. Anche se il solo che è stato messo in classifica, alla fine, non è del tutto da buttare. Il Verona degli ultimi anni sembra proprio un tabù capace di turbare i sonni napoletani. Come nel giorno del debutto di Maradona in A, o nella prima di Conte un anno e mezzo fa o quando, con Gattuso in panchina, un altro pari toglie il posto Champions alla società di De Laurentiis nell'ultima giornata del 2020/21. Non era semplice, in ogni caso, superare il blocco basso della squadra di Zanetti, con i cinque difensori e le due punte che rientrano moltissimo. I veronesi, poi, sembrano più reattivi sulle seconde palle e molto pericolosi quando ripartono. Anche il più ottimista tra gli ospiti, però, non si sarebbe mai aspettato di ritrovarsi davanti di due gol dopo meno di mezz'ora. Il Napoli sembra bloccato, senza le consuete coordinate nelle azioni offensive. La catena di sinistra, con Lang e Gutierrez, fa una grande fatica a trovare spazi credibili e, senza Neres, quella destra soffre più del solito. Il brasiliano sembra al momento imprescindibile e Conte deve augurarsi di averlo a tutti i costi a San Siro. La reazione arriva perché McTominay decide di prendere in mano la squadra come nelle sue migliori giornate, Hojlund non smette di fare a sportellate in ogni zona del campo e Conte cambia quel poco che può cambiare. Marianucci entra per Elmas (un po' spaesato come vice Neres) e fa il braccetto di destra, Di Lorenzo il laterale a tutta fascia, Politano il trequartista e Spinazzola prende il posto di Gutierrez. Poi, con l'uscita di Lang, tenta il colpaccio con la coppia di arieti, Lucca-Hojlund, al centro dell'attacco. La rimonta riesce ma non c'è abbastanza tempo per prendersi il bottino pieno. L'Inter vince a Parma in modo meno esplosivo di certe uscite stagionali. La prestazione, però, è assolutamente credibile e la vittoria senza discussioni. Pensando al Napoli, Chivu decide che può permettersi qualche sprazzo di turnover. In difesa c'è Carlos Augusto per Bastoni, a centrocampo Sucic e Mkhitaryan per Barella e Zielinski, e davanti Pio Esposito a fare coppia con Lutaro. Anche al Tardini non è semplicissimo trovare spazi, con la squadra di Cuesta che non difende a cinque ma sceglie un 4-5-1, in fase difensiva, che lascia poco spazio centralmente ai nerazzurri. L'imbucata per i movimenti incontro di Lautaro, insomma, è meno semplice da trovare anche se, le volte in cui riesce, l'argentino dimostra di essersi calato perfettamente nel ruolo di attaccante-rifinitore per l'altra punta o per chi si inserisce da dietro. L'unica soluzione sembra quella di sfruttare i cambi di gioco per gli esterni. Con un Luis Enrique sempre poco reattivo, i nerazzurri possono comunque contare su Dimarco, non a caso autore del primo gol ospite. I nerazzurri, anche con il turnover, hanno sempre mille soluzioni per mettere paura agli avversari. Se impostano da dietro c'è il pressing portato anche a livelli molto alti del campo. Se si chiudono forzano le uscite con i braccetti, se aggrediscono individualmente sfruttano le rotazioni. La squadra di Chivu, insomma, sembra avere le contromosse giuste per qualsiasi situazione. Non è un caso che sia prima in classifica.

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08/01/2026 - 08:42

Napoli e Inter escono dalla giornata che precede lo scontro diretto con uno spirito completamente diverso. Certo, gli azzurri si consolano pensando a una rimonta che dimostra che, almeno dal punto di vista della voglia e della capacità di reazione, la parola resa è bannata dal vocabolario contiano. Però i punti, alla fine della partita del Maradona, non sono i tre preventivati. Anche se il solo che è stato messo in classifica, alla fine, non è del tutto da buttare. Il Verona degli ultimi anni sembra proprio un tabù capace di turbare i sonni napoletani. Come nel giorno del debutto di Maradona in A, o nella prima di Conte un anno e mezzo fa o quando, con Gattuso in panchina, un altro pari toglie il posto Champions alla società di De Laurentiis nell'ultima giornata del 2020/21. Non era semplice, in ogni caso, superare il blocco basso della squadra di Zanetti, con i cinque difensori e le due punte che rientrano moltissimo. I veronesi, poi, sembrano più reattivi sulle seconde palle e molto pericolosi quando ripartono. Anche il più ottimista tra gli ospiti, però, non si sarebbe mai aspettato di ritrovarsi davanti di due gol dopo meno di mezz'ora. Il Napoli sembra bloccato, senza le consuete coordinate nelle azioni offensive. La catena di sinistra, con Lang e Gutierrez, fa una grande fatica a trovare spazi credibili e, senza Neres, quella destra soffre più del solito. Il brasiliano sembra al momento imprescindibile e Conte deve augurarsi di averlo a tutti i costi a San Siro. La reazione arriva perché McTominay decide di prendere in mano la squadra come nelle sue migliori giornate, Hojlund non smette di fare a sportellate in ogni zona del campo e Conte cambia quel poco che può cambiare. Marianucci entra per Elmas (un po' spaesato come vice Neres) e fa il braccetto di destra, Di Lorenzo il laterale a tutta fascia, Politano il trequartista e Spinazzola prende il posto di Gutierrez. Poi, con l'uscita di Lang, tenta il colpaccio con la coppia di arieti, Lucca-Hojlund, al centro dell'attacco. La rimonta riesce ma non c'è abbastanza tempo per prendersi il bottino pieno. L'Inter vince a Parma in modo meno esplosivo di certe uscite stagionali. La prestazione, però, è assolutamente credibile e la vittoria senza discussioni. Pensando al Napoli, Chivu decide che può permettersi qualche sprazzo di turnover. In difesa c'è Carlos Augusto per Bastoni, a centrocampo Sucic e Mkhitaryan per Barella e Zielinski, e davanti Pio Esposito a fare coppia con Lutaro. Anche al Tardini non è semplicissimo trovare spazi, con la squadra di Cuesta che non difende a cinque ma sceglie un 4-5-1, in fase difensiva, che lascia poco spazio centralmente ai nerazzurri. L'imbucata per i movimenti incontro di Lautaro, insomma, è meno semplice da trovare anche se, le volte in cui riesce, l'argentino dimostra di essersi calato perfettamente nel ruolo di attaccante-rifinitore per l'altra punta o per chi si inserisce da dietro. L'unica soluzione sembra quella di sfruttare i cambi di gioco per gli esterni. Con un Luis Enrique sempre poco reattivo, i nerazzurri possono comunque contare su Dimarco, non a caso autore del primo gol ospite. I nerazzurri, anche con il turnover, hanno sempre mille soluzioni per mettere paura agli avversari. Se impostano da dietro c'è il pressing portato anche a livelli molto alti del campo. Se si chiudono forzano le uscite con i braccetti, se aggrediscono individualmente sfruttano le rotazioni. La squadra di Chivu, insomma, sembra avere le contromosse giuste per qualsiasi situazione. Non è un caso che sia prima in classifica.

Fonte: Sport Mediaset