A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA.
Ha la sensazione che la Lazio potesse fare qualcosa in più in questa stagione?
“No, anzi ho la sensazione opposta: quello che ha fatto è quasi miracoloso. Con tutte le problematiche vissute, non ultima la contestazione costante che comunque va rispettata, e con circa 46 infortuni nell’arco della stagione, credo che chiunque al posto di Maurizio Sarri avrebbe fatto molta più fatica. Invece è stato bravissimo a tenere la barca dritta anche nelle difficoltà quotidiane. Il vero miracolo è vedere la Lazio comunque in una posizione buona di classifica, senza l’obbligo di vincere il campionato. Inoltre ha raggiunto la finale di Coppa Italia, con la prospettiva di una Supercoppa già programmata. Parliamo di qualcosa di eccezionale. Poi è chiaro che davanti hai una corazzata e vincere la Coppa Italia diventa complicato, ma già arrivare a giocarsi una finale nel proprio stadio, con il supporto dei tifosi, è qualcosa di unico. Questo dà lustro a Sarri, che è una figura quasi unica tra gli allenatori".
Si è parlato molto nell’ultima settimana della possibilità di un ritorno di Sarri sulla panchina del Napoli in caso di addio di Conte. Le piacerebbe questa soluzione?
“Le minestre riscaldate, come nella vita normale, raramente funzionano. Anche se hai dieci milioni in banca, devi sempre trovare un equilibrio. Detto questo, rispondo chiaramente: per me Sarri non può essere l’erede di Conte al Napoli".
Come mai?
“Perché credo che il Napoli abbia intrapreso una strada diversa. Dopo questa stagione deve mettere un punto, a prescindere da come finirà, con o senza Champions. Il presidente deve decidere che tipo di struttura vuole dare al club: se vuole un Napoli da top club, deve ristrutturare tutto, non solo l’allenatore ma anche preparatori, staff medico e area recupero infortuni. Una società di alto livello non può subire un tracollo fisico come quello visto quest’anno. Oppure deve fare una scelta diversa: tagliare i costi superflui e ripartire con un progetto di medio-lungo periodo. In quel caso, azzerando tutto, si potrebbe anche pensare a un ritorno, ma solo all’interno di una rifondazione completa".
Da ex direttore sportivo, come si gestisce una situazione come quella del Napoli, tra rientri dai prestiti e un allenatore come Conte che vuole la squadra pronta già a luglio?
“È la società che detta le regole, non l’allenatore. L’allenatore allena e dà indicazioni sulle caratteristiche dei giocatori. Io diffido sempre quando un allenatore fa nomi e cognomi precisi: non è il suo compito. Può indicare profili, non scegliere direttamente i giocatori. Poi, se conosce bene uno o due calciatori che ha già allenato e che possono fare al caso suo, allora si può valutare. Ma la costruzione della rosa spetta alla società. Conte lo conoscete: è un allenatore che vuole vincere subito e pretende giocatori top in ogni ruolo. Questo può essere un rischio: se non vai in Champions, il danno economico è enorme. Ecco perché una società deve ragionare a 360 gradi, prevedendo sia lo scenario migliore sia quello peggiore, senza delegare totalmente all’allenatore".
Se il Napoli dovesse qualificarsi in Champions League, la stagione sarebbe sufficiente?
“Quando dichiari un obiettivo, poi devi essere coerente. Io non ho mai sentito il Napoli dire di voler vincere lo scudetto: l’obiettivo dichiarato era tornare in Champions. Se lo raggiunge, l’allenatore ha fatto il suo. Poi è chiaro che qualcuno ha creato illusioni, ma la squadra che merita lo scudetto è quella più forte sotto tutti i punti di vista: nei cambi, nelle idee, nella testa. E anche nella gestione degli infortuni, che fa la differenza. Avere un giocatore fuori quattro mesi o recuperarlo in un mese cambia tutto. Evidentemente lì qualcosa nella struttura del Napoli non ha funzionato".
Max Allegri, negli ultimi anni si è diviso molti scudetti con Conte. Oggi lotta tra il secondo e il quarto posto: è comunque un risultato sufficiente?
“Assolutamente sì. Allegri arriva sempre in fondo. Per me è il miglior allenatore italiano, anche se è una mia opinione. Si dice che le sue squadre non giochino bene, ma dimmi quante squadre hanno vinto lo scudetto giocando nettamente meglio delle altre. A parte il Napoli di Spalletti, che era qualcosa di irripetibile, non me ne vengono in mente. Io ricordo il Milan di Capello: non era spettacolare, ma vinceva 1-0 e portava a casa gli scudetti. Non è scritto da nessuna parte che devi vincere giocando bene. Allegri porta sempre le sue squadre dove devono arrivare. E ti dico di più: con Allegri in panchina, la Nazionale italiana sarebbe andata al Mondiale".
Se per motivi politici l’Italia venisse ripescata al Mondiale, lei sarebbe favorevole?
“Sarebbe una vergogna. Le cose si conquistano sul campo. Chi ama il calcio e lo sport non può accettare scorciatoie del genere. Sarebbe qualcosa di umiliante per tutto il Paese, una macchia per milioni di italiani".
di Napoli Magazine
24/04/2026 - 11:22
A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA.
Ha la sensazione che la Lazio potesse fare qualcosa in più in questa stagione?
“No, anzi ho la sensazione opposta: quello che ha fatto è quasi miracoloso. Con tutte le problematiche vissute, non ultima la contestazione costante che comunque va rispettata, e con circa 46 infortuni nell’arco della stagione, credo che chiunque al posto di Maurizio Sarri avrebbe fatto molta più fatica. Invece è stato bravissimo a tenere la barca dritta anche nelle difficoltà quotidiane. Il vero miracolo è vedere la Lazio comunque in una posizione buona di classifica, senza l’obbligo di vincere il campionato. Inoltre ha raggiunto la finale di Coppa Italia, con la prospettiva di una Supercoppa già programmata. Parliamo di qualcosa di eccezionale. Poi è chiaro che davanti hai una corazzata e vincere la Coppa Italia diventa complicato, ma già arrivare a giocarsi una finale nel proprio stadio, con il supporto dei tifosi, è qualcosa di unico. Questo dà lustro a Sarri, che è una figura quasi unica tra gli allenatori".
Si è parlato molto nell’ultima settimana della possibilità di un ritorno di Sarri sulla panchina del Napoli in caso di addio di Conte. Le piacerebbe questa soluzione?
“Le minestre riscaldate, come nella vita normale, raramente funzionano. Anche se hai dieci milioni in banca, devi sempre trovare un equilibrio. Detto questo, rispondo chiaramente: per me Sarri non può essere l’erede di Conte al Napoli".
Come mai?
“Perché credo che il Napoli abbia intrapreso una strada diversa. Dopo questa stagione deve mettere un punto, a prescindere da come finirà, con o senza Champions. Il presidente deve decidere che tipo di struttura vuole dare al club: se vuole un Napoli da top club, deve ristrutturare tutto, non solo l’allenatore ma anche preparatori, staff medico e area recupero infortuni. Una società di alto livello non può subire un tracollo fisico come quello visto quest’anno. Oppure deve fare una scelta diversa: tagliare i costi superflui e ripartire con un progetto di medio-lungo periodo. In quel caso, azzerando tutto, si potrebbe anche pensare a un ritorno, ma solo all’interno di una rifondazione completa".
Da ex direttore sportivo, come si gestisce una situazione come quella del Napoli, tra rientri dai prestiti e un allenatore come Conte che vuole la squadra pronta già a luglio?
“È la società che detta le regole, non l’allenatore. L’allenatore allena e dà indicazioni sulle caratteristiche dei giocatori. Io diffido sempre quando un allenatore fa nomi e cognomi precisi: non è il suo compito. Può indicare profili, non scegliere direttamente i giocatori. Poi, se conosce bene uno o due calciatori che ha già allenato e che possono fare al caso suo, allora si può valutare. Ma la costruzione della rosa spetta alla società. Conte lo conoscete: è un allenatore che vuole vincere subito e pretende giocatori top in ogni ruolo. Questo può essere un rischio: se non vai in Champions, il danno economico è enorme. Ecco perché una società deve ragionare a 360 gradi, prevedendo sia lo scenario migliore sia quello peggiore, senza delegare totalmente all’allenatore".
Se il Napoli dovesse qualificarsi in Champions League, la stagione sarebbe sufficiente?
“Quando dichiari un obiettivo, poi devi essere coerente. Io non ho mai sentito il Napoli dire di voler vincere lo scudetto: l’obiettivo dichiarato era tornare in Champions. Se lo raggiunge, l’allenatore ha fatto il suo. Poi è chiaro che qualcuno ha creato illusioni, ma la squadra che merita lo scudetto è quella più forte sotto tutti i punti di vista: nei cambi, nelle idee, nella testa. E anche nella gestione degli infortuni, che fa la differenza. Avere un giocatore fuori quattro mesi o recuperarlo in un mese cambia tutto. Evidentemente lì qualcosa nella struttura del Napoli non ha funzionato".
Max Allegri, negli ultimi anni si è diviso molti scudetti con Conte. Oggi lotta tra il secondo e il quarto posto: è comunque un risultato sufficiente?
“Assolutamente sì. Allegri arriva sempre in fondo. Per me è il miglior allenatore italiano, anche se è una mia opinione. Si dice che le sue squadre non giochino bene, ma dimmi quante squadre hanno vinto lo scudetto giocando nettamente meglio delle altre. A parte il Napoli di Spalletti, che era qualcosa di irripetibile, non me ne vengono in mente. Io ricordo il Milan di Capello: non era spettacolare, ma vinceva 1-0 e portava a casa gli scudetti. Non è scritto da nessuna parte che devi vincere giocando bene. Allegri porta sempre le sue squadre dove devono arrivare. E ti dico di più: con Allegri in panchina, la Nazionale italiana sarebbe andata al Mondiale".
Se per motivi politici l’Italia venisse ripescata al Mondiale, lei sarebbe favorevole?
“Sarebbe una vergogna. Le cose si conquistano sul campo. Chi ama il calcio e lo sport non può accettare scorciatoie del genere. Sarebbe qualcosa di umiliante per tutto il Paese, una macchia per milioni di italiani".