A "1 Football Club", programma radiofonico condotto in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Fabio Viviani, allenatore del Vicenza Women ed ex vice Napoli.
Partirei dal big match di questa giornata di campionato, Como-Roma. Chi ci arriva meglio a questa sfida?
“Credo che la Roma stia navigando su un entusiasmo incredibile, così come il Como, dopo la stagione scorsa e dopo aver esordito in Champions League. Sono due modi diversi di intendere il calcio. Secondo me vedremo una gran bella partita, perché ci sono anche ideologie differenti: una più orientata al possesso e al dominio del campo attraverso il pallone, quella del Como, e l'altra, quella della Roma di Gasperini, basata sulle verticalizzazioni, sull'uno contro uno e sulla capacità di aggredire l'avversario in ogni zona del campo, accettando anche dei rischi negli uno contro uno a campo aperto. La Roma, inoltre, ha grande qualità davanti, grazie a Paulo Dybala e a un terminale offensivo importante come Donyell Malen. Tanta roba".
È chiaro che l'Inter sembra fare ancora uno sport a parte. Chi è l'inseguitrice più credibile dei nerazzurri in questa stagione?
“Credo sia un po' presto per dirlo. Il campionato italiano è complicato, soprattutto quando si va avanti anche nelle coppe, che sono un obiettivo per tutte le grandi squadre e possono rendere più difficile il cammino in campionato. Come hai già sottolineato tu, l'Inter è un passettino avanti, soprattutto perché ormai da diverse stagioni dimostra di essere competitiva. La società fa qualche innesto per migliorare o comunque per mantenere alto il livello della rosa, rinnovandola ma conservando sempre una grande struttura. Questo le consente di essere altamente competitiva. La Roma, se farà un ulteriore passo in avanti rispetto alla stagione scorsa, sarà sicuramente una grande antagonista. Poi ci sono le solite: il Milan, che ha cambiato tanto, il Napoli e la Juventus. Insomma, ci sono diverse squadre che possono giocarsi le proprie carte e bisognerà vedere come evolverà la stagione".
La stagione è iniziata da poco. Sei partite, cinque di campionato e una di Champions League. Perché, secondo lei, ci sono già state così tante polemiche nei confronti di Massimiliano Allegri? Crede che siano motivate?
“Napoli è Napoli e si sa che, quando le cose non vanno perfettamente o come ci si aspetta, si è subito pronti a puntare il dito e ad accusare qualcuno. Io credo che ad Allegri sia stato chiesto di interpretare al meglio la rosa a disposizione. L'anno scorso è stata una stagione abbastanza complicata per il Napoli, soprattutto dal punto di vista degli infortuni e di alcuni giocatori che precedentemente erano rimasti fuori a lungo. Penso a Kevin De Bruyne, che abbiamo visto con la Nazionale in grande spolvero. Credo che abbia ritrovato finalmente la salute, dopo una stagione davvero travagliata, perché dal punto di vista tecnico è un giocatore indiscutibile. Quest'anno Allegri ha a disposizione quest'arma e recupererà tanti giocatori infortunati. Saprà, come ha sempre fatto, gestire le proprie squadre utilizzando tutta la rosa e cercando di arrivare il più avanti possibile in tutte le competizioni".
Concentriamoci anche sugli aspetti positivi in casa Napoli, perché stiamo vedendo alcuni giovani che stanno gettando il cuore oltre l'ostacolo e dimostrando di essere all'altezza di indossare questa maglia. Due su tutti sono Costantino Favasuli ed Antonio Vergara. Qual è il suo giudizio su questi ragazzi?
“È positivo avere giocatori così giovani e validi. Nessun allenatore esclude a priori un ragazzo, ma cerca gli equilibri e il momento giusto per dargli un'opportunità. Sappiamo quanto sia difficile. Facciamo l'esempio della Nazionale: dopo la prima partita eravamo già pronti a dire che eravamo di nuovo in difficoltà, poi abbiamo visto che, lavorando insieme per un po' di tempo e dando maggiore fiducia al gruppo, la squadra è cresciuta e ha disputato tre ottime partite. È questo quello che capita ai giovani: devono essere pronti. Se sono nella rosa, l'allenatore ne tiene conto, altrimenti non avrebbe senso investire su un giocatore, giovane o meno, che non viene ritenuto all'altezza. In un campionato lungo, con una rosa ampia come devono essere quelle delle squadre importanti, che giocano quattro o cinque competizioni oltre agli impegni delle nazionali, le stagioni diventano molto complesse. È stata la prima volta, credo, che il campionato europeo ha tenuto i giocatori impegnati così a lungo. I giovani devono farsi trovare pronti: se hanno le qualità, le opportunità arriveranno e dovranno essere bravi a sfruttarle".
Facciamo un passaggio sul Milan. Era davvero necessario andare a prendere un allenatore all'estero quando la nostra scuola di allenatori italiani continua ancora oggi a essere apprezzata ed a fare proseliti proprio all'estero?
“Sicuramente la nostra scuola è la più apprezzata, ma vedremo con il tempo se Amorim sarà stata una scelta giusta o meno. È ancora presto per dare un giudizio e credo sia corretto aspettare prima di trarre delle conclusioni".
Dopo quattro gare ufficiali nel nuovo corso Mancini, chi le ha rubato maggiormente l'occhio?
“Credo che in questo momento si debba parlare complessivamente della squadra e aggiungo anche la grande prestazione di tutto il gruppo, perché c'è un obiettivo importante. Bisogna dimenticare un pochino i singoli. È ovvio che sono sempre i singoli a fare la differenza, ma abbiamo bisogno che il movimento continui e ricominci a produrre giocatori di talento. Ce ne sono e ne abbiamo. Non carichiamoli troppo, perché veniamo dai Mondiali non disputati e dalla pressione che già sentono. Devono avere l'orgoglio di riportare l'Italia dove deve stare, non la pressione di fallire ancora. Poi, di Francesco Pio Esposito cosa vogliamo dire? È un giocatore che aspettiamo da tanto tempo e non aggiungo altro. Ha fisicità, forza e sta trovando anche una continuità realizzativa importante. Mi fermo qui e spero che continui a mostrare quello che sta facendo".
di Napoli Magazine
07/10/2026 - 14:51
A "1 Football Club", programma radiofonico condotto in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Fabio Viviani, allenatore del Vicenza Women ed ex vice Napoli.
Partirei dal big match di questa giornata di campionato, Como-Roma. Chi ci arriva meglio a questa sfida?
“Credo che la Roma stia navigando su un entusiasmo incredibile, così come il Como, dopo la stagione scorsa e dopo aver esordito in Champions League. Sono due modi diversi di intendere il calcio. Secondo me vedremo una gran bella partita, perché ci sono anche ideologie differenti: una più orientata al possesso e al dominio del campo attraverso il pallone, quella del Como, e l'altra, quella della Roma di Gasperini, basata sulle verticalizzazioni, sull'uno contro uno e sulla capacità di aggredire l'avversario in ogni zona del campo, accettando anche dei rischi negli uno contro uno a campo aperto. La Roma, inoltre, ha grande qualità davanti, grazie a Paulo Dybala e a un terminale offensivo importante come Donyell Malen. Tanta roba".
È chiaro che l'Inter sembra fare ancora uno sport a parte. Chi è l'inseguitrice più credibile dei nerazzurri in questa stagione?
“Credo sia un po' presto per dirlo. Il campionato italiano è complicato, soprattutto quando si va avanti anche nelle coppe, che sono un obiettivo per tutte le grandi squadre e possono rendere più difficile il cammino in campionato. Come hai già sottolineato tu, l'Inter è un passettino avanti, soprattutto perché ormai da diverse stagioni dimostra di essere competitiva. La società fa qualche innesto per migliorare o comunque per mantenere alto il livello della rosa, rinnovandola ma conservando sempre una grande struttura. Questo le consente di essere altamente competitiva. La Roma, se farà un ulteriore passo in avanti rispetto alla stagione scorsa, sarà sicuramente una grande antagonista. Poi ci sono le solite: il Milan, che ha cambiato tanto, il Napoli e la Juventus. Insomma, ci sono diverse squadre che possono giocarsi le proprie carte e bisognerà vedere come evolverà la stagione".
La stagione è iniziata da poco. Sei partite, cinque di campionato e una di Champions League. Perché, secondo lei, ci sono già state così tante polemiche nei confronti di Massimiliano Allegri? Crede che siano motivate?
“Napoli è Napoli e si sa che, quando le cose non vanno perfettamente o come ci si aspetta, si è subito pronti a puntare il dito e ad accusare qualcuno. Io credo che ad Allegri sia stato chiesto di interpretare al meglio la rosa a disposizione. L'anno scorso è stata una stagione abbastanza complicata per il Napoli, soprattutto dal punto di vista degli infortuni e di alcuni giocatori che precedentemente erano rimasti fuori a lungo. Penso a Kevin De Bruyne, che abbiamo visto con la Nazionale in grande spolvero. Credo che abbia ritrovato finalmente la salute, dopo una stagione davvero travagliata, perché dal punto di vista tecnico è un giocatore indiscutibile. Quest'anno Allegri ha a disposizione quest'arma e recupererà tanti giocatori infortunati. Saprà, come ha sempre fatto, gestire le proprie squadre utilizzando tutta la rosa e cercando di arrivare il più avanti possibile in tutte le competizioni".
Concentriamoci anche sugli aspetti positivi in casa Napoli, perché stiamo vedendo alcuni giovani che stanno gettando il cuore oltre l'ostacolo e dimostrando di essere all'altezza di indossare questa maglia. Due su tutti sono Costantino Favasuli ed Antonio Vergara. Qual è il suo giudizio su questi ragazzi?
“È positivo avere giocatori così giovani e validi. Nessun allenatore esclude a priori un ragazzo, ma cerca gli equilibri e il momento giusto per dargli un'opportunità. Sappiamo quanto sia difficile. Facciamo l'esempio della Nazionale: dopo la prima partita eravamo già pronti a dire che eravamo di nuovo in difficoltà, poi abbiamo visto che, lavorando insieme per un po' di tempo e dando maggiore fiducia al gruppo, la squadra è cresciuta e ha disputato tre ottime partite. È questo quello che capita ai giovani: devono essere pronti. Se sono nella rosa, l'allenatore ne tiene conto, altrimenti non avrebbe senso investire su un giocatore, giovane o meno, che non viene ritenuto all'altezza. In un campionato lungo, con una rosa ampia come devono essere quelle delle squadre importanti, che giocano quattro o cinque competizioni oltre agli impegni delle nazionali, le stagioni diventano molto complesse. È stata la prima volta, credo, che il campionato europeo ha tenuto i giocatori impegnati così a lungo. I giovani devono farsi trovare pronti: se hanno le qualità, le opportunità arriveranno e dovranno essere bravi a sfruttarle".
Facciamo un passaggio sul Milan. Era davvero necessario andare a prendere un allenatore all'estero quando la nostra scuola di allenatori italiani continua ancora oggi a essere apprezzata ed a fare proseliti proprio all'estero?
“Sicuramente la nostra scuola è la più apprezzata, ma vedremo con il tempo se Amorim sarà stata una scelta giusta o meno. È ancora presto per dare un giudizio e credo sia corretto aspettare prima di trarre delle conclusioni".
Dopo quattro gare ufficiali nel nuovo corso Mancini, chi le ha rubato maggiormente l'occhio?
“Credo che in questo momento si debba parlare complessivamente della squadra e aggiungo anche la grande prestazione di tutto il gruppo, perché c'è un obiettivo importante. Bisogna dimenticare un pochino i singoli. È ovvio che sono sempre i singoli a fare la differenza, ma abbiamo bisogno che il movimento continui e ricominci a produrre giocatori di talento. Ce ne sono e ne abbiamo. Non carichiamoli troppo, perché veniamo dai Mondiali non disputati e dalla pressione che già sentono. Devono avere l'orgoglio di riportare l'Italia dove deve stare, non la pressione di fallire ancora. Poi, di Francesco Pio Esposito cosa vogliamo dire? È un giocatore che aspettiamo da tanto tempo e non aggiungo altro. Ha fisicità, forza e sta trovando anche una continuità realizzativa importante. Mi fermo qui e spero che continui a mostrare quello che sta facendo".