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GOLAZO - Adolfo Mollichelli su "NM": "C'è qualcosa di strano nel cielo del campionato e che sa d'antico"
22.09.2022 23:30 di Napoli Magazine

NAPOLI - C'è qualcosa di strano nel cielo del campionato e che sa d'antico. Il fatto sui generis è costituito dalla presenza nelle prime quattro posizioni di Napoli, Atalanta, Udinese e Lazio e dal ritardo sulla tabella di marcia degli squadroni di Milano e di quel che resta della madama. Napoli e Lazio hanno conosciuto il tricolore, Bergamo ed Udine no. Spira aria nuova, quasi che il campionato del calendario asimmetrico abbia voglia di cambiamento e goda nel vedere in ambasce le storiche tiranne. Quasi che Eupalla alquanto stufa delle solite attrici voglia tessere una trama diversa. Come accadde in Premier quando la cenerentola Leicester, guidata da Ranieri il testaccino, mise in fila i ricchi e blasonati squadroni di rosso e di chiaro vestiti, oh! yes. A Napoli lo scudetto manca da 33 anni. A Roma, sponda Lazio, da 22. Stavolta ci sono tutti i presupposti perché possa aver luogo il cambio della guardia, la sortìta del numero ultraritardatario. Oggi come oggi le quattro battistrada posseggono una marcia in più insieme con una freschezza che non è soltanto atletica bensì figlia della voglia matta di voler e poter stupire. Nell'ultima giornata di campionato ho seguito tre partite: Udinese-Inter, Monza-Juve e naturalmente Milan-Napoli, il big match del cuore. L'Udinese, compagine che accoppia la straordinaria forza fisica ad una pregevole velocità di pensiero e azione, grazie al rinato Pereyra ed a Deulofeu (Aurelio Primo ci aveva fatto un pensierino) riciclatosi da goleador a finisseur d'attacco. Inter kaput. Con l'immancabile codicillo delle geremiadi inzaghiane. Nella città della monaca di manzoniana memoria in clausura c'è finita la madama che oserei definire un ibrido tra la noia e lo squallore. Monumento alla follia che imperversa da tre anni lungo il Valentino con l'acclarata incompetenza tecnica. Girava la battuta su Arrivabene che tra Ferrari e Juve non ha mai vinto a Monza. In serata, lo spettacolo puro fornito da rossoneri ed azzurri, match che dal decimo della ripresa, in particolare, nulla ha avuto da invidiare alle partitissime che sono di casa nella Premier League. Padre Pioli c'è rimasto di sasso. Solitamente sobrio nei giudizi e spesso incline nel riconoscere il valore degli avversari, s'è impantanato così: il Napoli ha vinto con un solo tiro in porta su azione! Vero. E ci metto anche i due legni colpiti dai rossoneri. Anche se sull'azione della botta di Kalulu va messa in risalto la tempestiva ed intelligente opposizione di Kim (sulla buona strada per far dimenticare un gigante come Koulibaly). Aggiungo che spesso superiorità e pizzico di fortuna vanno a braccetto, storicamente. Ultime riflessioni: contento per Meret (3 paratone che hanno indirizzato la sfida) che considero, tecnicamente, il miglior portiere italiano. Contentissimo per Mario Rui, esterno basso e centrocampista aggiunto, come Meret spesso messo in croce da certa critica e da uno stuolo di tifosi. Felice per Lobotka insieme trottolino e metronomo. Felicissimo per il giovin signore venuto dall'Est, Kvara, che seppur un po' in sordina ha causato tre ammonizioni e s'è procurato il rigore, quando parte in dribbling è un mix tra Meroni e Best. E con questo ho detto tutto.

 


Adolfo Mollichelli

 

Napoli Magazine

 

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