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IL FLASH - Rosa Petrazzuolo: "Kalidou, la potenza dell’applauso"
09.01.2019 19:11 di Napoli Magazine

NAPOLI – Quanto può essere potente un applauso? Gesto di sostegno, di apprezzamento, di scherno, di frustrazione, di incredulità. A seconda del contesto in cui si inserisce, l’applauso assume un significato diverso, ma l’impatto è sempre molto forte. A volte può anche sottolineare situazioni grottesche, come accaduto ad esempio in Inter-Napoli, lo scorso 26 dicembre. Quell'applauso è stata la miglior risposta possibile, pacifica, del tutto non violenta, l'immagine che resta in mente, ancora oggi, dopo diversi giorni dall'accaduto, e che vale molto di più delle tante parole (di giusto e condivisibile dissenso) proferite finora, che mostrano tanti buoni propositi ma che di concreto, purtroppo, non hanno ancora nulla, eccezion fatta per gli ammonimenti secchi, chiari e decisi giunti da Fifa e Uefa. E' bene ribadire che durante la partita, dagli spalti a San Siro sono ripetutamente piovuti “buu” razzisti contro Koulibaly e l’arbitro Mazzoleni non ha mai sospeso la partita. Immaginate seriamente lo stato d’animo del difensore azzurro a giocare in quel contesto. Hai voglia a razionalizzare, a fare spallucce e a farti scivolare addosso quegli ululati insulsi e fastidiosi, perché intanto che si verificano, tu sei lì, da professionista serio quale sei, a dover svolgere il tuo lavoro che esegui sempre in modo corretto esprimendo le tue straordinarie qualità che ti rendono un calciatore invidiato al Napoli da tutti i top club europei. Ma tant’è. Ad un certo punto, per un lievissimo fallo su Politano, che magari non c'era nemmeno, Mazzoleni non indugia un secondo ed ammonisce Koulibaly, che in azzurro gioca da vero supereroe non risparmiandosi mai, ma che è anche pur sempre un essere umano con le sue fragilità e d’istinto, frustrato dalla situazione, applaude al pubblico per i nuovi cori razzisti e viene espulso dall'arbitro che lo interpreta come un affronto personale, incurante dei cori in corso dopo il suo secondo giallo sventolato al cielo, probabilmente perchè aveva le orecchie otturate. Tutta la situazione andava gestita diversamente, perché altrimenti, come accaduto, si arriva al paradosso che possano piovere “buu” razzisti come se non ci fosse un domani, senza che nulla turbi la partita, mentre la vittima, il bersaglio di quel conato razzista, sia punito con intransigenza per un gesto di stizza quando sarebbe bastato agire con un po’ di buon senso, magari fischiando fallo, ma non ammonendo e comunque ciò a prescindere dalla constatazione che a monte la gara era da sospendere fino ad una ripristinata condizione di civiltà a San Siro. Da applausi – per restare in tema – il commento di Koulibaly sui social network dopo il k.o. a San Siro: “Mi dispiace per la sconfitta e soprattutto per aver lasciato i miei fratelli! Però sono orgoglioso del colore della mia pelle. Di essere francese, senegalese, napoletano: uomo”. Da standing ovation! Come quella verace, sentita, appassionata solidarietà che c’è stata al San Paolo nella successiva gara casalinga contro il Bologna il 29 dicembre, quando al grido di “Siamo tutti Koulibaly”, i tifosi azzurri hanno virtualmente abbracciato lo squalificato difensore azzurro che ha assistito in tribuna al match. I supporters partenopei hanno portato allo stadio migliaia di maschere col volto di Koulibaly, lanciando da Napoli un chiaro messaggio contro ogni forma di violenza e di razzismo. Applausi, lunghi, scroscianti, potenti, fragorosi applausi!

 

 

Rosa Petrazzuolo

 

Napoli Magazine

 

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