NAPOLI - Luciano Aiello, dottore commercialista, esperto di analisi di bilancio già docente in corsi e master universitari, ha rilasciato un’intervista a “Napoli Magazine”: "Una rivoluzione gentile ma profonda, cominciando dalle basi per mirare in alto con valori fondamentali come etica e innovazione, invenzione e calcolo, libertà e osservazione. Idee astratte ma che l’allora presidente del Settore Tecnico Federale argomentava in un piano concreto, dettagliato, fattuale.
Il piano di riforma presentato da Roberto Baggio nel 2011, durante il suo mandato come presidente del Settore Tecnico della FIGC, era un dossier di 900 pagine finalizzato a una profonda ristrutturazione del calcio italiano, con particolare attenzione al rilancio dei settori giovanili e alla formazione tecnica. Tuttavia, dal punto di vista dell'impatto economico diretto, il piano non ha avuto effetti pratici poiché non è stato attuato, portando alle dimissioni del "Divin Codino" nel 2013, che ha denunciato l'impossibilità di realizzare tali riforme.
Ecco gli aspetti chiave del piano in termini di visione economica e strategica:
• Focus sugli investimenti nei vivai: Il progetto prevedeva un cambio di rotta drastico, con la proposta di investire risorse economiche maggiormente sulle infrastrutture e sulla formazione dei giovani calciatori, riducendo l'enfasi sulla tattica precoce a favore della tecnica individuale.
• Centri Federali Territoriali: Una parte del dossier mirava a creare una rete di centri federali per il monitoraggio e lo scouting dei giovani talenti su tutto il territorio nazionale, riducendo i costi di ricerca e valorizzando il capitale umano locale.
• Avanzo di bilancio nel 2011: Nel periodo in cui Baggio presentò il suo progetto (dicembre 2011), la FIGC approvò un budget che si chiudeva con un avanzo di 2,8 milioni di euro.
• Riforma strutturale: L'impatto economico sperato era a lungo termine: migliorare la qualità dei talenti italiani avrebbe ridotto la necessità per i club di acquistare giocatori stranieri costosi, aumentando il valore dei vivai interni.
In sintesi, il Piano Baggio è rimasto lettera morta, "cestinato" dalla FIGC, e di conseguenza non ha generato alcun impatto economico concreto né una riforma strutturale del calcio italiano.
Oggi torna di attualità il Piano Baggio in quanto si cerca una soluzione strutturale al sistema calcio, dopo che per la terza volta consecutiva l’Italia non sarà ai mondiali.
Una delle criticità del sistema è rappresentata dalla poca numerosità di calciatori convocabili in nazionale. Infatti la percentuale di calciatori italiani presenti in Serie A è piuttosto bassa, attestandosi storicamente intorno al 30-35% del totale, con circa il 65% di giocatori stranieri. Recentemente, i dati indicano che solo il 28-37% dei giocatori in campo (minutaggio) è italiano, con il Cagliari che si distingue come la squadra con la più alta percentuale di italiani (circa 65-66%).
Il Cagliari Calcio è la squadra che utilizza più giocatori italiani (oltre il 65%), seguito da altre formazioni come la Fiorentina e la Cremonese (dati 2025/2026). Como (0%), Verona e Milan si trovano nelle posizioni più basse per utilizzo di calciatori italiani. I Top club come Inter, Juventus, Napoli e Roma mostrano percentuali di italiani che oscillano tra il 29% e il 30%, mentre il Milan è al 17%. Questi dati evidenziano una limitata valorizzazione dei talenti locali, che solleva spesso dibattiti sull'impatto per la Nazionale italiana. Una soluzione potrebbe essere quella di obbligare le squadre a schierare in campo almeno 6/11 di calciatori convocabili in nazionale. Ma per essere competitivi è necessario intervenire in modo strutturale nei settori giovanili, un movimento che coinvolge oltre un milione di giovani tra dilettanti e professionisti, rappresentando il 65,1% del totale dei calciatori tesserati.
Quasi 900.000 giovani giocano a calcio, rendendolo lo sport più praticato tra i 5 e i 16 anni. L'Italia si posiziona al quarto posto in Europa per investimenti nei vivai tra le principali leghe, con una media di circa 4,6 milioni di euro per club. I campionati nazionali giovanili (dall'Under 15 all'Under 18) coinvolgono circa 5.000 atleti professionisti e dilettanti, con oltre 3.496 partite giocate.
Nonostante gli alti numeri di partecipazione, ci sono criticità strutturali:
- Costi. Le spese per le scuole calcio possono essere elevate per le famiglie (fino a 500€/Anno per figlio).
- Focus sulla vittoria. Spesso gli allenatori dei settori giovanili si concentrano più sui risultati immediati (vittoria dei campionati) che sulla formazione tecnica.
- Talento. Meno dell'1% dei bambini che entrano in una scuola calcio a 9 anni diventa un professionista.
In sintesi, il calcio giovanile italiano mostra una grande vitalità in termini di numeri, ma necessita di miglioramenti nella valorizzazione dei talenti, nel contenimento dei costi per le famiglie e nel riconoscere un adeguato compenso agli istruttori/allenatori. Considerato anche l’impatto sociale, sarebbe auspicabile un intervento dello Stato, che concorde con la FIGC, possa agevolare gli investimenti per la creazione di infrastrutture moderne, riprendendo il Piano Baggio, con la creazione dei Centri Federali Territoriali e valorizzare il capitale umano coinvolto".
di Napoli Magazine
07/05/2026 - 08:00
NAPOLI - Luciano Aiello, dottore commercialista, esperto di analisi di bilancio già docente in corsi e master universitari, ha rilasciato un’intervista a “Napoli Magazine”: "Una rivoluzione gentile ma profonda, cominciando dalle basi per mirare in alto con valori fondamentali come etica e innovazione, invenzione e calcolo, libertà e osservazione. Idee astratte ma che l’allora presidente del Settore Tecnico Federale argomentava in un piano concreto, dettagliato, fattuale.
Il piano di riforma presentato da Roberto Baggio nel 2011, durante il suo mandato come presidente del Settore Tecnico della FIGC, era un dossier di 900 pagine finalizzato a una profonda ristrutturazione del calcio italiano, con particolare attenzione al rilancio dei settori giovanili e alla formazione tecnica. Tuttavia, dal punto di vista dell'impatto economico diretto, il piano non ha avuto effetti pratici poiché non è stato attuato, portando alle dimissioni del "Divin Codino" nel 2013, che ha denunciato l'impossibilità di realizzare tali riforme.
Ecco gli aspetti chiave del piano in termini di visione economica e strategica:
• Focus sugli investimenti nei vivai: Il progetto prevedeva un cambio di rotta drastico, con la proposta di investire risorse economiche maggiormente sulle infrastrutture e sulla formazione dei giovani calciatori, riducendo l'enfasi sulla tattica precoce a favore della tecnica individuale.
• Centri Federali Territoriali: Una parte del dossier mirava a creare una rete di centri federali per il monitoraggio e lo scouting dei giovani talenti su tutto il territorio nazionale, riducendo i costi di ricerca e valorizzando il capitale umano locale.
• Avanzo di bilancio nel 2011: Nel periodo in cui Baggio presentò il suo progetto (dicembre 2011), la FIGC approvò un budget che si chiudeva con un avanzo di 2,8 milioni di euro.
• Riforma strutturale: L'impatto economico sperato era a lungo termine: migliorare la qualità dei talenti italiani avrebbe ridotto la necessità per i club di acquistare giocatori stranieri costosi, aumentando il valore dei vivai interni.
In sintesi, il Piano Baggio è rimasto lettera morta, "cestinato" dalla FIGC, e di conseguenza non ha generato alcun impatto economico concreto né una riforma strutturale del calcio italiano.
Oggi torna di attualità il Piano Baggio in quanto si cerca una soluzione strutturale al sistema calcio, dopo che per la terza volta consecutiva l’Italia non sarà ai mondiali.
Una delle criticità del sistema è rappresentata dalla poca numerosità di calciatori convocabili in nazionale. Infatti la percentuale di calciatori italiani presenti in Serie A è piuttosto bassa, attestandosi storicamente intorno al 30-35% del totale, con circa il 65% di giocatori stranieri. Recentemente, i dati indicano che solo il 28-37% dei giocatori in campo (minutaggio) è italiano, con il Cagliari che si distingue come la squadra con la più alta percentuale di italiani (circa 65-66%).
Il Cagliari Calcio è la squadra che utilizza più giocatori italiani (oltre il 65%), seguito da altre formazioni come la Fiorentina e la Cremonese (dati 2025/2026). Como (0%), Verona e Milan si trovano nelle posizioni più basse per utilizzo di calciatori italiani. I Top club come Inter, Juventus, Napoli e Roma mostrano percentuali di italiani che oscillano tra il 29% e il 30%, mentre il Milan è al 17%. Questi dati evidenziano una limitata valorizzazione dei talenti locali, che solleva spesso dibattiti sull'impatto per la Nazionale italiana. Una soluzione potrebbe essere quella di obbligare le squadre a schierare in campo almeno 6/11 di calciatori convocabili in nazionale. Ma per essere competitivi è necessario intervenire in modo strutturale nei settori giovanili, un movimento che coinvolge oltre un milione di giovani tra dilettanti e professionisti, rappresentando il 65,1% del totale dei calciatori tesserati.
Quasi 900.000 giovani giocano a calcio, rendendolo lo sport più praticato tra i 5 e i 16 anni. L'Italia si posiziona al quarto posto in Europa per investimenti nei vivai tra le principali leghe, con una media di circa 4,6 milioni di euro per club. I campionati nazionali giovanili (dall'Under 15 all'Under 18) coinvolgono circa 5.000 atleti professionisti e dilettanti, con oltre 3.496 partite giocate.
Nonostante gli alti numeri di partecipazione, ci sono criticità strutturali:
- Costi. Le spese per le scuole calcio possono essere elevate per le famiglie (fino a 500€/Anno per figlio).
- Focus sulla vittoria. Spesso gli allenatori dei settori giovanili si concentrano più sui risultati immediati (vittoria dei campionati) che sulla formazione tecnica.
- Talento. Meno dell'1% dei bambini che entrano in una scuola calcio a 9 anni diventa un professionista.
In sintesi, il calcio giovanile italiano mostra una grande vitalità in termini di numeri, ma necessita di miglioramenti nella valorizzazione dei talenti, nel contenimento dei costi per le famiglie e nel riconoscere un adeguato compenso agli istruttori/allenatori. Considerato anche l’impatto sociale, sarebbe auspicabile un intervento dello Stato, che concorde con la FIGC, possa agevolare gli investimenti per la creazione di infrastrutture moderne, riprendendo il Piano Baggio, con la creazione dei Centri Federali Territoriali e valorizzare il capitale umano coinvolto".