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L'EDITORIALE - Antonio Petrazzuolo: "Napoli, a Venezia un’altra delusione: quinta sconfitta in nove gare, il turnover del serafico Allegri non funziona e la squadra gira a vuoto"
18.10.2026 09:00 di Napoli Magazine
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NAPOLI - Il Napoli cade anche a Venezia e lo fa nel modo più preoccupante: senza riuscire a trovare ritmo, idee e soprattutto quella capacità di reagire che dovrebbe appartenere a una squadra chiamata a ben altri obiettivi. La quinta sconfitta nelle ultime nove gare è un campanello d'allarme che non può essere ignorato. Di fronte c'era l'ultima in classifica, un avversario che avrebbe dovuto rappresentare un'occasione per ripartire e ritrovare fiducia, e invece gli azzurri hanno finito per complicarsi la vita da soli, confermando limiti che si ripresentano con una frequenza ormai difficile da giustificare.

Il turnover del serafico Allegri, che continua ad elogiare uno spaesato Lucca e a gettare acqua sul fuoco predicando calma e serenità, non ha prodotto i risultati sperati. Cambiare gli interpreti può essere una necessità, soprattutto quando gli impegni si susseguono e le energie non sono sempre le stesse, ma le rotazioni devono avere un senso e, soprattutto, non possono diventare un alibi. Il problema, infatti, non riguarda soltanto chi è sceso in campo dal primo minuto, ma un Napoli apparso lento, prevedibile, poco propositivo e incapace di alzare il ritmo per mettere davvero in difficoltà gli avversari. Una squadra che muove il pallone senza riuscire a trasformare il possesso in occasioni concrete, che fatica a trovare verticalità e che spesso finisce per agevolare il compito di chi si difende con ordine.

La manovra azzurra è sembrata troppo spesso prigioniera di un giro palla sterile, fatto di passaggi che non producono superiorità e di iniziative che raramente sorprendono. Il possesso diventa così un esercizio fine a se stesso, soprattutto quando manca la capacità di accelerare negli ultimi trenta metri. E se di fronte c'è una squadra che lotta per la salvezza, il rischio è quello di darle coraggio, consentendole di prendere progressivamente le misure e di credere nella possibilità di portare a casa il risultato.

Tra i pali Meret non ha responsabilità sul gol subito. La sconfitta è maturata attraverso una prestazione collettiva insufficiente. In occasione della rete dei lagunari, realizzata da Adams, qualche riflessione in più merita la fase difensiva, con Rrahmani che si è lasciato superare troppo facilmente, concedendo all'avversario una situazione che avrebbe richiesto maggiore attenzione e decisione. Anche Beukema e Badiashile non sono apparsi al top: prestazioni al di sotto delle aspettative, senza quella sicurezza e quella continuità necessarie per garantire solidità a un reparto che avrebbe dovuto rappresentare uno dei punti di forza della squadra.

A centrocampo, Lobotka e Gilmour hanno vissuto una giornata sottotono. Quando i due palleggiatori non riescono a dare tempi e qualità alla manovra, il Napoli perde una parte importante della propria identità. Mancano fluidità, idee e capacità di trovare rapidamente le linee di passaggio utili per superare il primo pressing. McTominay, dal canto suo, non è ancora in condizione di incidere come ci si aspetterebbe da un calciatore delle sue qualità. La sua presenza, in questo momento, non basta a garantire quella spinta e quella pericolosità che potrebbero cambiare volto alla squadra.

Sugli esterni, Spinazzola e Di Lorenzo hanno insistito troppo a lungo con un possesso palla infinito, spesso accompagnato da passaggi all'indietro. Una gestione che finisce per rallentare ulteriormente il gioco, anziché imprimere quella svolta necessaria per mettere in difficoltà la retroguardia avversaria. A volte servirebbe semplicemente il coraggio di tentare una giocata diversa, cercare l'uno contro uno, attaccare lo spazio e mettere in area un pallone con maggiore convinzione. Invece, il Napoli ha dato l'impressione di voler costruire senza mai rischiare davvero, come se la paura di sbagliare avesse preso il sopravvento sulla voglia di vincere.

In avanti, Giovane si è mostrato volenteroso, ma troppo evanescente per lasciare il segno. La disponibilità al sacrificio non è mancata, ma occorre qualcosa in più per diventare un riferimento offensivo credibile. Lucca, purtroppo, come ormai di consueto, è andato sostanzialmente a vuoto, come il tiro platealmente lisciato da ottima posizione, senza riuscire a dare peso alla presenza in area e a trasformare in occasioni le poche situazioni favorevoli costruite dalla squadra. Un contributo troppo esiguo per una partita nella quale il Napoli avrebbe dovuto imporre la propria superiorità sin dalle battute iniziali.

E allora, quando la situazione si è fatta complicata, è arrivato il tentativo disperato di riequilibrare la partita attraverso gli inserimenti di De Bruyne. Il belga, chiamato a dare qualità, personalità e imprevedibilità a una manovra che ne aveva disperatamente bisogno, non è riuscito a cambiare l'inerzia dell'incontro. L'errore dal dischetto ha finito per spegnere ogni residua velleità di rimonta, consegnando agli azzurri un'ulteriore delusione in una giornata nella quale serviva ben altro carattere. Di fronte, però, c'era anche un ottimo Stankovic, capace di farsi trovare pronto e di opporsi ai tentativi del Napoli, confermandosi un ostacolo tutt'altro che secondario.

Alisson Santos ha provato a dare qualcosa in più con generosità e intraprendenza, mettendosi a disposizione della squadra fino a quando l'infortunio non lo ha costretto a fermarsi. Un episodio che ha ulteriormente complicato i piani azzurri, privando Allegri di una risorsa offensiva in una fase nella quale servivano energie fresche e iniziative individuali. Hojlund, almeno, ha cercato di concludere verso la porta, tentando di dare concretezza a una manovra che troppo spesso si è limitata a girare intorno alla difesa avversaria. Ma anche gli sforzi del centravanti non sono bastati a raddrizzare una serata nata male e proseguita peggio. Inerzia simile con l'altro subentrato, Politano, lontano dagli standard delle scorse stagioni.

Il dato più allarmante, al di là del risultato, resta la difficoltà del Napoli nel trovare una soluzione quando la partita si mette in salita. La squadra fatica a cambiare marcia, non riesce a imporre un ritmo diverso e continua a mostrare una prevedibilità che rende il compito degli avversari decisamente più semplice. Il turnover di Allegri non ha funzionato e le risposte arrivate dal campo sono state insufficienti. Non basta cambiare gli uomini se il rendimento collettivo resta così distante da quello atteso.

Perdere contro l'ultima in classifica senza dare l'impressione di avere davvero le risorse per ribaltare la situazione è un segnale che merita attenzione. La quinta sconfitta (tre in campionato e due in Champions) in nove gare pesa, non soltanto per la classifica, ma per le sensazioni che lascia. Servono una reazione immediata, maggiore intensità, più coraggio nelle scelte e una manovra finalmente capace di svilupparsi in verticale, senza perdersi in passaggi orizzontali e retropassaggi che non portano da nessuna parte.

Il Napoli è chiamato a ritrovare se stesso, prima ancora dei risultati. Allegri dovrà interrogarsi sulle scelte iniziali, sull'efficacia delle rotazioni e sulla capacità di trasmettere alla squadra un'identità più incisiva. Perché contro l'ultima in classifica, al netto delle difficoltà e delle assenze, era lecito aspettarsi molto di più. E questa volta gli alibi sono davvero pochi: troppo poco per un Napoli che non può permettersi di continuare a rincorrere se stesso, soprattutto quando il calendario gli offre un'occasione per rialzarsi. E dietro l'angolo ci sono già Bodo/Glimt e Roma. Bisogna fare i fatti, c'è poco da sminuire.

Antonio Petrazzuolo
 
Napoli Magazine
 
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
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18/10/2026 - 09:00

NAPOLI - Il Napoli cade anche a Venezia e lo fa nel modo più preoccupante: senza riuscire a trovare ritmo, idee e soprattutto quella capacità di reagire che dovrebbe appartenere a una squadra chiamata a ben altri obiettivi. La quinta sconfitta nelle ultime nove gare è un campanello d'allarme che non può essere ignorato. Di fronte c'era l'ultima in classifica, un avversario che avrebbe dovuto rappresentare un'occasione per ripartire e ritrovare fiducia, e invece gli azzurri hanno finito per complicarsi la vita da soli, confermando limiti che si ripresentano con una frequenza ormai difficile da giustificare.

Il turnover del serafico Allegri, che continua ad elogiare uno spaesato Lucca e a gettare acqua sul fuoco predicando calma e serenità, non ha prodotto i risultati sperati. Cambiare gli interpreti può essere una necessità, soprattutto quando gli impegni si susseguono e le energie non sono sempre le stesse, ma le rotazioni devono avere un senso e, soprattutto, non possono diventare un alibi. Il problema, infatti, non riguarda soltanto chi è sceso in campo dal primo minuto, ma un Napoli apparso lento, prevedibile, poco propositivo e incapace di alzare il ritmo per mettere davvero in difficoltà gli avversari. Una squadra che muove il pallone senza riuscire a trasformare il possesso in occasioni concrete, che fatica a trovare verticalità e che spesso finisce per agevolare il compito di chi si difende con ordine.

La manovra azzurra è sembrata troppo spesso prigioniera di un giro palla sterile, fatto di passaggi che non producono superiorità e di iniziative che raramente sorprendono. Il possesso diventa così un esercizio fine a se stesso, soprattutto quando manca la capacità di accelerare negli ultimi trenta metri. E se di fronte c'è una squadra che lotta per la salvezza, il rischio è quello di darle coraggio, consentendole di prendere progressivamente le misure e di credere nella possibilità di portare a casa il risultato.

Tra i pali Meret non ha responsabilità sul gol subito. La sconfitta è maturata attraverso una prestazione collettiva insufficiente. In occasione della rete dei lagunari, realizzata da Adams, qualche riflessione in più merita la fase difensiva, con Rrahmani che si è lasciato superare troppo facilmente, concedendo all'avversario una situazione che avrebbe richiesto maggiore attenzione e decisione. Anche Beukema e Badiashile non sono apparsi al top: prestazioni al di sotto delle aspettative, senza quella sicurezza e quella continuità necessarie per garantire solidità a un reparto che avrebbe dovuto rappresentare uno dei punti di forza della squadra.

A centrocampo, Lobotka e Gilmour hanno vissuto una giornata sottotono. Quando i due palleggiatori non riescono a dare tempi e qualità alla manovra, il Napoli perde una parte importante della propria identità. Mancano fluidità, idee e capacità di trovare rapidamente le linee di passaggio utili per superare il primo pressing. McTominay, dal canto suo, non è ancora in condizione di incidere come ci si aspetterebbe da un calciatore delle sue qualità. La sua presenza, in questo momento, non basta a garantire quella spinta e quella pericolosità che potrebbero cambiare volto alla squadra.

Sugli esterni, Spinazzola e Di Lorenzo hanno insistito troppo a lungo con un possesso palla infinito, spesso accompagnato da passaggi all'indietro. Una gestione che finisce per rallentare ulteriormente il gioco, anziché imprimere quella svolta necessaria per mettere in difficoltà la retroguardia avversaria. A volte servirebbe semplicemente il coraggio di tentare una giocata diversa, cercare l'uno contro uno, attaccare lo spazio e mettere in area un pallone con maggiore convinzione. Invece, il Napoli ha dato l'impressione di voler costruire senza mai rischiare davvero, come se la paura di sbagliare avesse preso il sopravvento sulla voglia di vincere.

In avanti, Giovane si è mostrato volenteroso, ma troppo evanescente per lasciare il segno. La disponibilità al sacrificio non è mancata, ma occorre qualcosa in più per diventare un riferimento offensivo credibile. Lucca, purtroppo, come ormai di consueto, è andato sostanzialmente a vuoto, come il tiro platealmente lisciato da ottima posizione, senza riuscire a dare peso alla presenza in area e a trasformare in occasioni le poche situazioni favorevoli costruite dalla squadra. Un contributo troppo esiguo per una partita nella quale il Napoli avrebbe dovuto imporre la propria superiorità sin dalle battute iniziali.

E allora, quando la situazione si è fatta complicata, è arrivato il tentativo disperato di riequilibrare la partita attraverso gli inserimenti di De Bruyne. Il belga, chiamato a dare qualità, personalità e imprevedibilità a una manovra che ne aveva disperatamente bisogno, non è riuscito a cambiare l'inerzia dell'incontro. L'errore dal dischetto ha finito per spegnere ogni residua velleità di rimonta, consegnando agli azzurri un'ulteriore delusione in una giornata nella quale serviva ben altro carattere. Di fronte, però, c'era anche un ottimo Stankovic, capace di farsi trovare pronto e di opporsi ai tentativi del Napoli, confermandosi un ostacolo tutt'altro che secondario.

Alisson Santos ha provato a dare qualcosa in più con generosità e intraprendenza, mettendosi a disposizione della squadra fino a quando l'infortunio non lo ha costretto a fermarsi. Un episodio che ha ulteriormente complicato i piani azzurri, privando Allegri di una risorsa offensiva in una fase nella quale servivano energie fresche e iniziative individuali. Hojlund, almeno, ha cercato di concludere verso la porta, tentando di dare concretezza a una manovra che troppo spesso si è limitata a girare intorno alla difesa avversaria. Ma anche gli sforzi del centravanti non sono bastati a raddrizzare una serata nata male e proseguita peggio. Inerzia simile con l'altro subentrato, Politano, lontano dagli standard delle scorse stagioni.

Il dato più allarmante, al di là del risultato, resta la difficoltà del Napoli nel trovare una soluzione quando la partita si mette in salita. La squadra fatica a cambiare marcia, non riesce a imporre un ritmo diverso e continua a mostrare una prevedibilità che rende il compito degli avversari decisamente più semplice. Il turnover di Allegri non ha funzionato e le risposte arrivate dal campo sono state insufficienti. Non basta cambiare gli uomini se il rendimento collettivo resta così distante da quello atteso.

Perdere contro l'ultima in classifica senza dare l'impressione di avere davvero le risorse per ribaltare la situazione è un segnale che merita attenzione. La quinta sconfitta (tre in campionato e due in Champions) in nove gare pesa, non soltanto per la classifica, ma per le sensazioni che lascia. Servono una reazione immediata, maggiore intensità, più coraggio nelle scelte e una manovra finalmente capace di svilupparsi in verticale, senza perdersi in passaggi orizzontali e retropassaggi che non portano da nessuna parte.

Il Napoli è chiamato a ritrovare se stesso, prima ancora dei risultati. Allegri dovrà interrogarsi sulle scelte iniziali, sull'efficacia delle rotazioni e sulla capacità di trasmettere alla squadra un'identità più incisiva. Perché contro l'ultima in classifica, al netto delle difficoltà e delle assenze, era lecito aspettarsi molto di più. E questa volta gli alibi sono davvero pochi: troppo poco per un Napoli che non può permettersi di continuare a rincorrere se stesso, soprattutto quando il calendario gli offre un'occasione per rialzarsi. E dietro l'angolo ci sono già Bodo/Glimt e Roma. Bisogna fare i fatti, c'è poco da sminuire.

Antonio Petrazzuolo
 
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