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MR Z - Mazzoleni c'è, Koulibaly no: tutto tace, serve un organo di controllo degli Arbitri!
22.01.2019 18:45 di Napoli Magazine

NAPOLI - La designazione dell'arbitro Mazzoleni per la partita Udinese-Parma di sabato scorso induce a fare una serie di riflessioni sul mondo arbitrale. Tutti si sarebbero aspettati che dopo il clamoroso infortunio professionale di Inter-Napoli, con una conduzione della partita caratterizzata dal mancato intervento in relazione agli insulti razzisti nei confronti di Koulibaly che ha scatenato reazioni indignate in tutto il mondo, il duo Nicchi-Rizzoli lo avesse messo a riposo per un po' di tempo. L'averlo spedito di nuovo in campo alla prima occasione utile, come se nulla fosse accaduto, come se Figc, Uefa e Fifa non avessero espresso il loro disappunto, anzi la loro ferma contrarietà per la mancata sospensione della gara, così come è previsto dal regolamento, come se gli organismi che dirigono il calcio nazionale e internazionale avessero abbaiato alla luna, ha il sapore di una vera e propria sfida contro tutto e contro tutti. E' come se gli arbitri dicessero: voi parlate pure, tanto noi facciamo quello che vogliamo e nessuno può interferire. Ma come è possibile che in Italia esista questa enclave piena di potere, inattaccabile da tutti, alla quale è severamente vietato muovere appunti e contestazioni? Come si è arrivati a dar vita a questo 'mostro' dal quale adesso sembra difficilissimo potersi liberare, riportando finalmente le partite di calcio, anzi il fenomeno stesso del calcio sotto il controllo di chi lo organizza, di chi lo pratica, di chi lo finanzia rischiando capitali e soprattutto di chi spende i soldi per godersi lo spettacolo? Perché agli arbitri è stato affidato questo potere assoluto, questo ius vitae ac necis sul calcio e soprattutto perché nessuno fa nulla per liberarsi da questo odioso, insopportabile giogo? Io penso a quella dell'arbitro come a una figura professionale fra le tante. Ho bisogno di aggiustare un rubinetto, chiamo un idraulico. Mi si rompe l'automobile, vado dal meccanico. Ho mal di gola, mi rivolgo al medico. E così via. Chi organizza una partita di calcio ha bisogno di qualcuno che applichi e faccia rispettare le regole del gioco? Ingaggia un arbitro professionista, lo paga e ottiene il servizio. Punto. Invece non funziona così. Gli arbitri si ritengono - e addirittura vengono ritenuti anche da chi dovrebbe limitare il loro potere - parte integrante del fenomeno calcio in senso pieno. Cioè vogliono intervenire e interferire su tutto. Non soltanto sono profumatamente pagati per le loro prestazioni, incassano stipendi siderali, ma hanno anche voce in capitolo, comandano, dispongono, dirigono, spesso lo fanno con supponenza e mostrando un fiero cipiglio, non devono mettere conto a nessuno, se la cantano e se la suonano da soli e, quel che è più grave, perfino votano. Si perché non si può non sottolineare, analizzando il fenomeno, che l'Aia - l'associazione degli arbitri di calcio - addirittura ha diritto di voto quando si tratta di eleggere il presidente della Federcalcio. Nicchi, che dell'Aia è il presidente, prima dell'elezione di Gabriele Gravina ha partecipato molto attivamente a trattative, ad accordi, ha inevitabilmente fatto e ricevuto promesse come è normale in questi casi, insomma è stato parte attiva nel processo che ha portato all'elezione di colui il quale è a capo della Figc e dunque guida tutto il movimento calcistico. Non so se accade nella pratica ma, quantomeno in teoria, stando così le cose gli arbitri possono condizionare e, a loro volta, essere condizionati. Ma si può? Un rappresentante degli arbitri che ha diritto di voto in Figc? E perché? E' come se il mio idraulico, il mio meccanico, il mio medico avessero diritto di voto nell'assemblea condominiale del mio palazzo! E allora è proprio dalla Federazione e dalla Lega Calcio (cioè le società, vale a dire quelli che rischiano i capitali per mandare avanti la baracca e consentire anche agli arbitri di portare a casa i loro cospicui guadagni) che deve partire un new deal, un giorno nuovo, una rivoluzione, un atto finale che ci liberi finalmente da questa insopportabile dittatura. Si potrebbe cominciare dal cambiare la regola secondo la quale la valutazione sull'operato degli arbitri viene affidata...agli arbitri. Su questo aspetto, se non ci fosse da piangere ci sarebbe da ridere. Ma come può un professionista che fa a pagamento un lavoro delicato e difficile essere giudicato dai suoi stessi simili e non invece da chi paga la prestazione? E' davvero inaudito. Si crei allora una commissione di 20 persone, con un rappresentante per ogni società, che il giorno dopo la partita analizzi l'operato degli arbitri e decida eventuali interventi anche sanzionatori, se necessario. Si obblighino gli arbitri a parlare nel dopopartita, a spiegare le loro decisioni, ad ammettere eventuali errori e a scusarsi pubblicamente per gli stessi, senza lasciare all'Aia il libero arbitrio su questo tema così importante e delicato. Nicchi ogni tanto dice che stanno studiando la possibilità di dare la parola agli arbitri. Lo dice da quando è stato eletto la prima volta e lo ha ribadito prima, durante e dopo la riconferma. Stiamo ancora aspettando... Sarebbero questi i primi passaggi per far capire alla categoria che i tempi sono cambiati, che i tifosi delle squadre di calcio non ne possono più e che la dittatura è finita. Ma lo faranno mai i nostri pavidi e timorosi padroni del vapore?

 

 

Mario Zaccaria

 

Napoli Magazine

 

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