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lunedì 17 febbraio 2020, ore
IN VETRINA
MISTER Z - Il Napoli sorride e gode anche senza l'ex Comandante, che ormai non illumina più le menti di coloro che ne avevano fatto un idolo
28.01.2020 13:52 di Napoli Magazine

NAPOLI - Alla vigilia di Napoli-Juventus, Sarri aveva detto:"I tifosi mi fischieranno? Sarà per affetto". Non avrebbe probabilmente immaginato lui stesso che non di fischi si sarebbe trattato ma di un'oceanica contestazione alla quale si è allineato lo stadio intero, anche coloro i quali avevano professato la loro contrarietà o si erano detti indifferenti al problema. Ma poi, alla vista delle maglie bianconere, nei tifosi azzurri, in tutti i tifosi del Napoli, senza distinzione di lingua, di sesso, di razza o di religione, è scattata la scintilla della contestazione. Per quanto ci riguarda, abbiamo sempre affermato che il fischiare l'avversario sia l'unico strumento lecito che si offre a una tifoseria. Altri eccessi non sono condivisibili, ma il tifoso che spende i suoi soldi per acquistare il biglietto per vedere la partita può esprimere liberamente - fischiando, appunto - il proprio stato d'animo. La questione, invece, è capire quale reazione emotiva - che sicuramente c'è stata - l'assistere impotente a quel subisso di fischi avrà scatenato nell'animo di Sarri. Credo che una cosa vada chiarita: i fischi dei napoletani non rappresentano né una testimonianza di odio, né di amore e neppure di disinteresse. L'accoglienza riservata a quello che era stato ribattezzato il 'Comandante', una sorta di Che Guevara del Terzo Millennio, un paladino della lotta contro l'ingiustizia dei deboli contro i forti, vada messa in stretta correlazione con la vittoria del Napoli sulla Juventus, cioè la squadra allenata da Sarri. Il modo con il quale questo successo è arrivato, con una supremazia schiacciante e con pieno merito, nonostante il prodigio dell'arbitro Mariani che è riuscito, complice Rocchi al Var, a non concedere un clamoroso calcio di rigore per fallo di mano in area di rigore, ha dimostrato che a dispetto delle cifre spropositate spese da casa Agnelli per mettere su una squadra di fuoriclasse non ci sono grandi differenze con il 'piccolo' Napoli, sia pure orfano del suo ex Comandante. La partita di domenica, in sostanza, ha comprovato che il fenomeno-Sarri era tale perché le indiscutibili capacità dell'allenatore si erano fuse in un mix straordinario con la qualità dell'organico e con la passione dei tifosi, creando un tutt'uno armonico e irripetibile. Sarri era il migliore di tutti perché aveva 'quella' squadra e 'quei' tifosi. Oggi che gli elementi di quella magia si sono dissolti perché solo qui potevano allignare, è diventato un allenatore come tanti. Bravo si, ma con i suoi difetti che si vedono, con i suoi limiti che spesso e volentieri vengono fuori. Era accaduto già lo scorso anno al Chelsea, altra squadra giocattolo di un Paperon de' Paperoni costruita per vincere. A Londra nella passata stagione arrivò l'Europa League, ma il gioco della squadra del presidente Abramovich, guidata dall'ex Comandante, non viene certo ricordato come qualcosa di indimenticabile. La sconfitta di ieri e i fischi del San Paolo, hanno sbattuto in faccia a Sarri questa realtà molto cruda e immagino per lui molto triste. A Napoli lui stesso e ciò che era riuscito a creare assieme agli altri era diventato qualcosa di straordinariamente bello, capace di smuovere passioni, sentimenti, emozioni. A Torino, come a Londra, riuscirà forse anche a vincere trofei, ma lo farà senza essere più riuscito a intenerire i cuori e a illuminare le menti di chi ne aveva fatto un idolo.

 

 

Mario Zaccaria

 

Napoli Magazine

 

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