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venerdì 9 dicembre 2022, ore
L'EDITORIALE
KHVICHA - Kvaratskhelia: "Felice di giocare nel Napoli, sono grato per l'affetto dei tifosi, Spalletti grande persona da cui ho imparato tanto, la nostra squadra è una famiglia"
18.11.2022 17:30 di Napoli Magazine

NAPOLI - Khvicha Kvaratskhelia, attaccante georgiano del Napoli, si è raccontato ai microfoni di "Crocobet" che gli ha dedicato un documentario: "Quando sono arrivato, la prima cosa che ho pensato è che questa città vive di calcio. Per me significa molto giocare nel Napoli, è uno dei migliori club in Italia. Se qualcuno l’avesse detto, non mi sarei reso conto che avrei potuto giocare qui. Sono cosi felice. Tifosi? Mi incoraggiano molto, ricevo sempre molto affetto da loro. Prima di entrare nello spogliatoio la gente allo stadio sta in piedi e canta mentre stai passando ed in quel momento non hai nessun diritto a non mostrare il tuo meglio. E' una grande responsabilità ricevere tanto amore, sento sempre di doverlo restituire. Faccio di tutto per rendere felici queste persone. E' raro che cammino in città, non ci vado quasi mai. Queste persone sono innamorate di tutti i calciatori. Non importa quanti anni hai, che sia donna o uomo di 70 anni, di calcio sanno tutto. Lingua italiana? Ho poco tempo, ma quando posso vado da una brava insegnante georgiana. Mi fa lezione online, ho già fatto quattro lezioni. So dire “Grazie e bene, tu?". Routine giornaliera? Mi alzo alle 8 di mattina, in 15 minuti sono al campo di allenamento. Come arrivo faccio colazione, le solite procedure e poi mi alleno. I social? Non leggo i commenti sui social potrebbero influenzarmi, sono grato alle persone che mi supportano. I commenti negativi li uso per motivarmi. Se c'è qualcosa che non va, ci penso tra me e me. Se ho fatto qualcosa di sbagliato, se avessi potuto fare qualcosa diversamente. Dovrei fare di più e utilizzare questa rabbia durante gli allenamenti per migliorare. Spalletti? E' una grande persona, molto positiva e da lui ho imparato tanto finora. Conosce bene il mondo del calcio, è un grande allenatore. Ho imparato anche tanto dai miei compagni perchè sono molto forti, la nostra squadra è una grande famiglia. Giochiamo ogni tre giorni, ma gestendoci giochiamo tutti quanti. Abbiamo un grande rapporto, c’è una bella atmosfera in squadra. Stadio Maradona? La prima volta è stata molto emozionante, perché l’atmosfera era bellissima. Ho realizzato che già essere lì mi rendeva un giocatore di calcio a tutti gli effetti. Vorrei che tanti calciatori georgiani facessero esperienza di queste emozioni, che molti di loro possano raggiungere i loro obiettivi. Per me era impensabile, pensavo che non sarei mai riuscito ad arrivare dove sono ora, ma devo avvisare tutti che per raggiungere i loro obiettivi bisogna fare un passo alla volta. Champions League? Quando ascoltavo da piccolo l’inno in tv, non avrei mai pensato di poterlo sentire dal vivo in campo. Il mio primo sogno era quello di giocare in Champions, sentire l’inno ti dà una energia che non puoi trovare altrove. Specialmente alla prima partita, contro il Liverpool, avevo bisogno di quella motivazione e ho pensato che mi abbia aiutato tantissimo. Rapporto con il calcio? Quando ero a casa volevo sempre uscire e giocare con i miei amici, ci sono tante volte in cui le gambe mi hanno fatto male, ma andavo allo stadio per aiutare la mia squadra. La mia famiglia ed i miei amici mi hanno aiutato e supportato tantissimo. Famiglia e fidanzata? Non l’ho menzionata perchè la considero parte della mia famiglia. Avevo 17 anni quando sono andato per la prima volta in un’altra nazione, perchè seguivo i miei sogni ed i miei obiettivi. Ad un certo punto devi essere capace di rinunciare a qualcosa, ma adesso la mia famiglia mi ha raggiunto, vengono e tornano. Esultanze? Sono cose personali, ma le dirò lo stesso, le mani dietro le orecchie sono per i commenti negativi che vengono detti su di me, spesso sono assurdi e mi danno la motivazione a fare molto di più. Le mani sulla guancia? Un segno tipico del giocatore di basket Steph Curry, la gente pensava che la sua squadra non avesse chance di vincere il titolo: parlavano di lui, del titolo, facevano questo gesto per dirgli che stesse dormendo. E quando finalmente ha segnato i canestri nella partita decisiva, probabilmente voleva dire ‘zitti e a dormire’. Detto ciò, la sua squadra vinse e ho pensato di utilizzare pur io questo gesto. Georgia e sui parastinchi? Una volta ho festeggiato un gol, li indosso perchè vorrei che tante persone conoscessero di più della mia nazione, tutti dovrebbero saperne qualcosa in più e io sempre provo a dire la mia e vorrei che tutti visitassero la Georgia. Siamo una grande regione, abbiamo tradizioni e indosso i parastinchi con la sua bandiera perché mi sento protetto. Sono fortunati? Abbastanza, li ho messi un sacco di volte. Nazionale? E' un po' come la Champions, mai avrei pensato di giocarci. Il mio sogno è sempre stato giocare con la nazionale, penso sia il sogno di tutti i calciatori. E' la sensazione più bella, soprattutto quando tutto lo stadio e i tifosi canta l'inno. Tutti hanno visto cosa possiamo fare, abbiamo battuto nazionali molto forti, abbiamo avuto una striscia di undici partite senza sconfitte e ne abbiamo vinte più della metà e se continuiamo così, batterci non sarà facile perchè proveremo a fare del nostro meglio. Spero che riusciremo a soddisfare i sogni dei nostri tifosi e di fare adesso ciò che non siamo riusciti a fare in passato. Mio fratello? Ha molto talento, se continua così potrà arrivarci. Quando sono tornato a  Tbilisi, mi è sembrato diverso. Un paio di anni fa era interessato solo ai giochi per il computer, adesso invece parla di calcio tutto il tempo. Ha un calendario giornaliero nella sua stanza, vuole davvero diventare un calciatore. Gli auguro di realizzare i suoi sogni e di essere anche più bravo di me".

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