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domenica 17 ottobre 2021, ore
MISTER Z
MR Z - Diego, per sempre il numero 1
01.12.2020 16:38 di Napoli Magazine

NAPOLI - Quando muore una persona cara è quasi inevitabile che ciascuno di noi chiami a raccolta tutti i ricordi che possiede e faccia una specie di bilancio del rapporto avuto con chi ci ha lasciato. Per molti di noi giornalisti che abbiamo avuto la fortuna di conoscere Diego Maradona e di frequentarlo nel periodo in cui ha giocato con indosso la maglia azzurra e ha fatto le fortune del Napoli, El Diez ha rappresentato qualcosa di più di una conoscenza professionale. Maradona ha sempre avuto un buon rapporto con i giornalisti napoletani, con alcuni dei quali è diventato anche amico. Io non posso dire di essere stato un amico di Maradona, ma semplicemente uno che lo ha conosciuto e lo ha frequentato nelle occasioni e nei momenti in cui si doveva stargli dietro per raccontare ciò che faceva sul campo di gioco e fuori di esso. Il lavoro, in quegli anni d'oro, non ce lo ha fatto mai mancare. Inseguirlo non è stato mai agevole ma i nostri articoli, scritti per raccontare Diego, hanno sempre trovato un posto privilegiato negli organi di stampa ai quali sono stati destinati. Si può dire che Diego Maradona abbia rappresentato per molti di noi una vera e propria fortuna sul piano professionale. Tante carriere importanti dei giornalisti sportivi napoletani sono state fatte con lui e grazie a lui. Dopo la sua morte sono stati tanti i ricordi della mia vita professionale legati a Diego che mi sono tornati a galla nella mente. Ho riflettuto sul fatto che ogni volta che ho avuto modo di confrontarmi con lui, per interviste o anche soltanto per scambiare quattro chiacchiere amichevoli senza impugnare penna e blocco notes, mi è sempre rimasta dentro l'impressione di avere a che fare con una persona gentile, disponibile, serena nei rapporti. Mai arrabbiato, mai iracondo, mai sgarbato Diego. Eppure quante volte lo stress della sua vita difficile e complicata avrebbe potuto portarlo su quella strada... Nel 1986, quando vinse il Mundial praticamente da solo perché la squadra argentina, tranne Jorge Valdano, non era gran che, io ebbi il prestigioso compito di seguire l'Albiceleste che aveva stabilito la sua sede di ritiro nel Club America di Città del Messico, a poca distanza dallo stadio Azteca. Tutti i giorni, assieme a un gruppo di giornalisti italiani, andavo ad assistere agli allenamenti della Seleccion e poi ci trattenevamo a parlare con Diego. Mi è rimasto impresso nella mente un episodio che testimonia bene il suo rapporto di cordialità e quasi di affetto che nutriva nei confronti dei giornalisti napoletani. Quel giorno ero in compagnia di Rosario Pastore, inviato della Gazzetta dello Sport, e ci si soffermò a parlare con lui della nostalgia che noi napoletani avevamo per il nostro caffè che la lontananza da casa, ormai da tanti giorni, rendeva sempre più acuta. Diego ci disse che Salvatore Carmando, che lo aveva seguito come massaggiatore personale in quell'avventura messicana, aveva portato con sè da Napoli del caffè e una macchinetta Moka. Lo chiamò e lo invitò a prepararci un caffè. Aveva un pensiero gentile per tutti. Sarei stato curioso di vederlo all'opera con la stampa oggi e non 35 anni fa. Le cose sono molto cambiate. I giocatori ora vengono tenuti a distanza dai giornalisti, quasi come se noi (o loro) fossimo degli appestati da isolare. Così vogliono le società e i giocatori - e che altro potrebbero fare - si adeguano a quello che decidono i padroni delle ferriere. Che cosa avrebbe fatto Diego se lo avessero voluto costringere a vivere una simile realtà? Lui, si sa, era allergico alle costrizioni e forte del suo prestigio, della sua fama e della sua personalità non si faceva comandare da nessuno. Per informazioni rivolgersi al presidente Ferlaino... Non se ne può avere la controprova ma credo che avrebbe trattato noi giornalisti esattamente come fece più di un trentennio fa, cioè con cortesia, disponibilità e affetto. Fregandosene di tutto e di tutti. Non a caso era allora, è ancora oggi e sarà per sempre il numero uno.

 

 

Mario Zaccaria

 

Napoli Magazine

 

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