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IL CAPITANO - Insigne: "Ammutinamento? Errore che abbiamo pagato, Ancelotti? Ecco cosa gli dicevo sempre, Gattuso? Ci motiva ogni secondo, andare via? Non ci ho mai pensato"
04.07.2020 10:19 di Napoli Magazine

NAPOLI - Lorenzo Insigne, capitano del Napoli, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera: "Con l'Atalanta non una delle sue migliori partite? Sinceramente no, non è stata una prestazione all’altezza di tutta la squadra. Probabilmente abbiamo pagato un po’ di stanchezza. Quindici punti tra il Napoli e l’Atalanta sono troppi. La partita fino a un certo punto è stata equilibrata, la nostra qualità non è venuta fuori ma non abbiamo incontrato avversari irresistibili. Pagato l'inizio? Sì, è un grande rimpianto. Un peccato, soprattutto per quello che stiamo facendo adesso. Abbiamo fatto un recupero importante con Gattuso, ma resta l’amarezza".

 

Capitano nella notte dell’ammutinamento, rifarebbe la stessa scelta? "Evidentemente no, ma adesso è anche inutile pensare a ciò che poteva essere e non è stato. Fu un errore, abbiamo pagato e per fortuna ci siamo ripresi".

 

"Ancelotti? Non sono nessuno per giudicare Ancelotti, allenatore che ha vinto tutto e soprattutto quasi ovunque. Il mister è abituato a grandi campioni, io gli dicevo sempre che noi avevamo bisogno di essere messi sotto pressione, anche bacchettati se era il caso. Mi rendo conto che la mia è un’autocritica: siamo professionisti, dovremmo camminare da soli, ma noi forse in quel momento avevamo necessità di sentire il fiato sul collo. Gattuso? Esige tantissimo e ci motiva ogni secondo. Con lui mi sono sentito al centro del progetto, mi ha attribuito responsabilità e fiducia e il rapporto è autentico, spero di ripagarlo".

 

"Se ho pensato di andare via? Mai. Giocare nella propria città è il sogno di chiunque. Non dipende, certo, soltanto da me. Vediamo cosa dice De Laurentiis. Sono tranquillo, ho altri due anni di contratto. Non c’è un problema di questo tipo, se vuole sono qui. Tra noi c’è un confronto autentico e leale. Con qualche scontro, ma come è normale che sia".

 

Perché è così difficile imporsi nella propria città? "Le aspettative sono sempre alte e al minimo errore paghi. A me non sono mai stati fatti sconti, ma da un paio d’anni ho capito che dovevo migliorare anche fuori dal campo. E va molto meglio".

 

Torno alla città che non le perdona niente: sua moglie le ha regalato una Lamborghini, in un secondo è scoppiata la polemica sull’opportunità di pubblicizzare un acquisto così costoso in un momento di crisi mondiale. "Mia moglie non mi ha regalato la Lamborghini, anzi a lei non piacciono le auto. È uno sfizio che mi sono concesso. Una colpa? Non ho pubblicizzato né questo, né altro".

 

Si riferisce ai 100 mila euro dati al Cotugno durante il lockdown? "L’ho fatto in silenzio, ma con i social non esistono più segreti".

 

È nato in una famiglia umile, da ragazzo lavorava per comprarsi le scarpette: è cambiato il suo rapporto con i soldi? "Che siano pochi, tanti o anche tantissimi serve rispetto per i soldi. Questo è un valore che insegno ai miei figli".

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