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L'APPUNTO - Nunzia Marciano su "NM": "Io voto Napoli, tiè"
21.09.2020 19:16 di Napoli Magazine

NAPOLI - Ok, io voto Napoli. No, veramente, io voto IL N A P O L I. Anzi, io ci scommetto proprio. Sì, lo so che il voto è segreto e su quello di un giornalista, figuriamoci, ne va della sua credibilità, per non parlare della cosa delle scommesse che è un attimo che si finisce nelle carte di un’inchiesta. E so anche che a proposito di voto, mischiare malamente una squadra e i suoi tifosi con un’indicazione di scelta, no, ya, non si fa. Per una miriade di ragioni che convergono tutte in fondo, in una sola: NON SI FA. Ma in certe parti scarseggia il buonsenso. E così fu. Ad ogni modo, per riprendere dall’attacco di questo APPUNTO che ritorna, nel bell’ancora mezzo di una pandemia mondiale, dell’anno più nefasto, dove i dolori sono la costante quasi quotidianamente a cui si siamo tutti abituati, io voto Napoli e su questo ci scommetto. Nella prima di un campionato dello sport tra i più contestati al globo, il Napoli se la vince contro il Parma in terra emiliana mixando egregiamente il vecchio e il nuovo, i soliti noti e i nuovi innesti, i Dries e i Lorenzo con un Osimhen fresco fresco di cambio volto ad una partita sopita su un gioco mono tono che improvvisamente regala un paio di emozioni che fanno capitolare gli avversari e vincere per 2-0 i napoletani. Complice un buon Ospina e un gioco tutto sommato ben piazzato, alla fin fine, dove Rino omonimo del Santo collauda il gioco sul campo ufficiale tra i 1.000 ad applaudire (si fa per dire) e soprattutto con i suoi a fare bella figura, si inizia col piede, anzi, i piedi giusti. Ora, gli inizi sono sempre emozionanti ma si portano dietro il carico di un passato finito che non potrà più tornare: mancava a destra Callejon. E non è questione di critica e forse nemmeno di gioco ma è questione proprio di abitudine, che se guardi a destra lo trovi allo spagnolo adottato e poi andato, come è giusto che sia, per carità. Ma manca. Tutto qui. Come mancherebbe (o mancherà?) Koulibaly. Perché ci sono giocatori che vanno al di là del ruolo e diventano presto figli di Napoli, pur nella certezza che in realtà per loro è un lavoro che solo talvolta diventa una scelta di vita, come più spesso avveniva in passato piuttosto che ai giorni nostri. Ma tant’è e già riprendere a giocare in tempi di contagi che oscillano spesso al rialzo, può dare quel senso di ritorno alla normalità, di tentativo almeno, di cui si ha però così tanto bisogno. Si ha bisogno di vivere, sperare, reagire e superare. Facendo attenzione, sempre. Ma da qualche parte si deve pur ricominciare e che per i tifosi del Napoli siano una vittoria e tre punti, ciò da cui si riparte, non è affatto male. C’è poco da aggiungere quando si vince, poco da descrivere quando in tv si guarda per 90 e qualcosina minuti qualcosa che non ha numeri, se non quelli cuciti sulle maglie dei giocatori e in cui comunque finirà, non ci sarà nessun dramma a concludere. In fondo, è solo calcio. Già, ma se il pallone è in grado di suo forse malgrado, di regalare quel poco di gioia che promette, perché non dargliene merito? In fondo, nel giorno di una crocetta, anzi, più d’una, in cui c’è gente che di promesse ne caccia a iosa, senza mantenerne neppure l’ombra, l’applauso va a chi umilmente promette solo un’ora e mezza di svago e quella promessa la mantiene. E se si tratta del Napoli, che vince, allora le promesse passano a due: di distrarsi e di gioire! Ad maiora. Per la prossima partita, quella a Fuorigrotta. E sulla scommessa che questo Napoli saprà far bene, su quella ci contiamo. Altroché.

 

 

Nunzia Marciano
 
 
Napoli Magazine
 
 
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