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L'OPINIONE - Bartoletti: "Maurizio Che Guevara sta per entrare nel 'Palazzo', ritiene di aver saldato il suo debito morale con Napoli e col Napoli, non so se la sua statuina verrà tolta da San Gregorio Armeno, né so se il suo volto sarà stampato sulla carta igienica come nel caso di Higuain, mi dispiacerebbe: perché non riconoscerei la Napoli che amo"
15.06.2019 12:29 di Napoli Magazine

NAPOLI - Il giornalista Marino Bartoletti scrive su Facebook: ""Maurizio Che Guevara" sta dunque per entrare nel “Palazzo”, barattando con una bella cravatta (verosimilmente non di “Marinella”) il suo basco di guerra con la stella azzurra sulla fronte. L’uomo che a Dimaro si faceva portare in camera il “Manifesto” assieme alla “Gazzetta dello Sport” dovrà rivedere le sue abitudini? Alcuni soldati del suo nuovo, enorme esercito sono già pronti a non riconoscerne l’autorità; molti della sua vecchia e combattiva armata hanno già usato senza mezzi termini la parola “traditore”. Qualche osservatore più o meno neutrale ha già in canna perfide domande tipo “quanti sono gli scudetti vinti dalla Juve?”, o “come si pone nei confronti degli anticipi e dei posticipi?", o "cosa pensa di certi cori beceri", o “le crea ancora problemi guardare le partite in albergo?”. Ma l’uomo è intelligente e con la lingua veloce e arguta: saprà certamente come disimpegnarsi Maurizio Sarri si avvia verso i 61 anni: Enzo Bearzot si è ritirato a 59, Pozzo - due volte Campione del Mondo - ha lasciato la Nazionale giusto a 61, Nereo Rocco mollò a 65 anni, nè la vita gliene concesse molti di più. E’ un grande professionista, uno scienziato del calcio: senza falsa ironia (visto l’accostamento iniziale), il più grande rivoluzionario dopo Arrigo Sacchi. Vorrebbe abbinare il concetto di Grande Bellezza a quello di Grandi Vittorie. Ritiene di aver saldato il suo debito morale con Napoli e col Napoli (che dopo avergli certamente dato un opportunità di crescita straordinaria, non ha poi fatto proprio di tutto per trattenerlo) mettendo fra quella meravigliosa esperienza e quest’altra che sta per affrontare, il “cuscinetto” di un anno passato lontano dal calcio italiano. Sa di non avere tanto tempo per coronare i suoi sogni di cui ha cominciato ad assaporare il profumo. Chi lo giudica con severità (e in alcuni casi stracciandosi le vesti) è sicuro che al suo posto si comporterebbe diversamente? Sarebbe ora che nel calcio italiano, ferma restando la legittimità dei sentimenti, si andasse un pochino oltre certi fanatismi. Siamo arrivati al punto che ci sono tifoserie che “cacciano” il loro allenatore vincente, ma che non vogliono quello che sta per arrivare: e allo stesso tempo non desiderano che una loro vecchia “bandiera” vada in una squadra “nemica”. Forse abbiamo perso un po’ tutti il senso delle proporzioni. E se riprendessimo ad amare la nostra squadra del cuore solo per i suoi colori e non per chi occasionalmente li indossa (o li abbandona)? Non so se la statuina di Sarri verrà tolta dalle vetrine di San Gregorio Armeno, né so se il suo volto sarà stampato sulla carta igienica come nel caso di Higuain. Sinceramente mi dispiacerebbe: perché non riconoscerei la Napoli che amo".

 

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