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G-FACTOR - G. Lucariello su "NM": "Luntane ‘a Napule nun se po' sta..."
20.11.2023 23:55 di Napoli Magazine

NAPOLI – Si sta giocando tutto, la carriera e finanche la sua reputazione professionale, lui che qualcosa di buono per la verità l’ha fatta, come quando ha portato il Napoli sul palcoscenico del grande calcio europeo in quelle travolgenti e affascinanti “notti magiche” giocate nelle serate dell’ex San Paolo. Si parla del medico di famiglia di antico stampo, quello che non era il classico medico della mutua soltanto, ma addirittura di un personaggio estremamente familiare, prodigo di consigli ad personam e non esclusivamente sottoscrittore di terapie: in realtà si parla di Walter Mazzarri che nel Napoli di cose buonissime le ha fatte, eccome, e che adesso sta studiando il sistema e le cure adatte per rimettere in piedi la squadra del cuore, decorata del terzo scudetto, e franata dallo sballo sconsiderato del Monsieur Garcia. L’aveva scelto e difeso apparentemente a spada tratta don Aurelio che è ritornato sui suoi passi per evitare una catastrofe totale. All’epoca – durante il suo incarico del passato – lo chiamavamo Walterone - perché le sue soddisfazioni se l’è prese e le ha offerte al popolo azzurro: un “faticatore” preparato e meticoloso. Studiava le partite e gli avversari e spessissimo riusciva ad affermare e prevalere nelle sue trovate tecnico-tattiche. Bravo anche nella tenuta del gruppo e nel rendere forti e impavidi calciatori magari di discreto livello ma che sul campo di gioco si trasformavano in autentici leoni, anche e soprattutto nelle partite europee della Champions. Qualche difetto?, certo, nessuno è perfetto, le critiche a suo carico erano difficili da digerire, Mazzarri però era sulla cresta dell’onda, tanto è vero che prima del suo passaggio all’Inter a lui si interessò la Juve: successe il finimondo. Aurelio intervenne e mandò a monte l’appuntamento risolutivo in Versilia tra Mazzarri e Paratici. Intervenne addirittura Agnelli che rassicurò l’ambiente partenopeo, rinunciando all’ingaggio di Mazzarri che in realtà era cosa quasi fatta. Tra il tecnico di San Vincenzo e il patron i rapporti però non migliorarono affatto: in press-conference si parlò dell’arrivo in azzurro di Vargas. “Vargas, ah sì?, non ne sapevo niente…”, rispose Mazzarri con tono apparentemente sereno, ma con l’animo in tumulto. Insomma vecchie storie che caratterizzarono il rapporto non proprio felice tra il mister e il presidente. Tempo dopo è cambiato tutto, lo scenario è totalmente opposto, vecchi rancori dimenticati e sepolti in virtù di una ragione di stato che prevale nell’interesse comune. Dopo una vita da giramondo del pallone senza troppa fortuna, il “toscanaccio” arricchito dei ricordi partenopei, sbuca di nuovo sul litorale napoletano che all’epoca aveva salutato, a caccia di maggiori glorie da ricostruire al timone del Napoli: attenzione, però. Il medico di famiglia non può sbagliare la terapia di urgente soccorso, anche la sua è l’ultima possibilità. E comunque c’è da credergli, questa maglietta azzurra se la porta nel cuore e come seconda pelle. D’altronde non a caso dicono e cantano che “luntane ‘a Napule nun se po' sta…”.         

 

 

Gianfranco Lucariello

 

Napoli Magazine

 

Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com

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20/11/2023 - 23:55

NAPOLI – Si sta giocando tutto, la carriera e finanche la sua reputazione professionale, lui che qualcosa di buono per la verità l’ha fatta, come quando ha portato il Napoli sul palcoscenico del grande calcio europeo in quelle travolgenti e affascinanti “notti magiche” giocate nelle serate dell’ex San Paolo. Si parla del medico di famiglia di antico stampo, quello che non era il classico medico della mutua soltanto, ma addirittura di un personaggio estremamente familiare, prodigo di consigli ad personam e non esclusivamente sottoscrittore di terapie: in realtà si parla di Walter Mazzarri che nel Napoli di cose buonissime le ha fatte, eccome, e che adesso sta studiando il sistema e le cure adatte per rimettere in piedi la squadra del cuore, decorata del terzo scudetto, e franata dallo sballo sconsiderato del Monsieur Garcia. L’aveva scelto e difeso apparentemente a spada tratta don Aurelio che è ritornato sui suoi passi per evitare una catastrofe totale. All’epoca – durante il suo incarico del passato – lo chiamavamo Walterone - perché le sue soddisfazioni se l’è prese e le ha offerte al popolo azzurro: un “faticatore” preparato e meticoloso. Studiava le partite e gli avversari e spessissimo riusciva ad affermare e prevalere nelle sue trovate tecnico-tattiche. Bravo anche nella tenuta del gruppo e nel rendere forti e impavidi calciatori magari di discreto livello ma che sul campo di gioco si trasformavano in autentici leoni, anche e soprattutto nelle partite europee della Champions. Qualche difetto?, certo, nessuno è perfetto, le critiche a suo carico erano difficili da digerire, Mazzarri però era sulla cresta dell’onda, tanto è vero che prima del suo passaggio all’Inter a lui si interessò la Juve: successe il finimondo. Aurelio intervenne e mandò a monte l’appuntamento risolutivo in Versilia tra Mazzarri e Paratici. Intervenne addirittura Agnelli che rassicurò l’ambiente partenopeo, rinunciando all’ingaggio di Mazzarri che in realtà era cosa quasi fatta. Tra il tecnico di San Vincenzo e il patron i rapporti però non migliorarono affatto: in press-conference si parlò dell’arrivo in azzurro di Vargas. “Vargas, ah sì?, non ne sapevo niente…”, rispose Mazzarri con tono apparentemente sereno, ma con l’animo in tumulto. Insomma vecchie storie che caratterizzarono il rapporto non proprio felice tra il mister e il presidente. Tempo dopo è cambiato tutto, lo scenario è totalmente opposto, vecchi rancori dimenticati e sepolti in virtù di una ragione di stato che prevale nell’interesse comune. Dopo una vita da giramondo del pallone senza troppa fortuna, il “toscanaccio” arricchito dei ricordi partenopei, sbuca di nuovo sul litorale napoletano che all’epoca aveva salutato, a caccia di maggiori glorie da ricostruire al timone del Napoli: attenzione, però. Il medico di famiglia non può sbagliare la terapia di urgente soccorso, anche la sua è l’ultima possibilità. E comunque c’è da credergli, questa maglietta azzurra se la porta nel cuore e come seconda pelle. D’altronde non a caso dicono e cantano che “luntane ‘a Napule nun se po' sta…”.         

 

 

Gianfranco Lucariello

 

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