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ATTUALITÀ
SAVE THE CHILDREN - Libano, la carenza di pane alimenta le tensioni nei confronti dei rifugiati siriani
09.08.2022 07:15 di Napoli Magazine

In Libano sono in aumento le violenze, le molestie e le discriminazioni nei confronti dei rifugiati siriani a seguito della crescente tensione per la carenza di pane causata dalla guerra in Ucraina, dalla svalutazione della moneta e dai danni subiti dai principali silos di grano a Beirut. A lanciare l’allarme è Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

 

Le scorte di grano scarseggiano in tutto il Paese e le famiglie restano ore in coda per acquistare il pane. Un effetto a catena della guerra in Ucraina che ha interrotto le principali forniture di grano del Libano e della devastante esplosione al porto di due anni fa. La carenza di pane e l'impennata dei prezzi hanno scatenato il panico, portando a molestie e discriminazioni nei confronti dei rifugiati siriani nelle panetterie.

 

"Quando andiamo in panetteria dobbiamo aspettare in fila per ore senza nemmeno sapere se riusciremo ad acquistare un sacchetto di pane. Mio marito è stato picchiato mentre era in fila perché è siriano", ha raccontato Wafaa*, 25 anni, residente nel campo profughi nella periferia sud di Beirut.

 

Le Nazioni Unite ritengono che in alcune zone del Libano sia stato imposto il coprifuoco per i rifugiati o sia stato chiesto alle panetterie di dare priorità ai cittadini libanesi rispetto a quelli siriani, arrivando a chiedere ai clienti di esibire un documento di identità. Le autorità libanesi hanno recentemente annunciato la formazione di un nuovo comitato per la sicurezza incaricato di prevenire scontri e atti discriminatori nelle panetterie.

 

Con 1,5 milioni di rifugiati siriani che vivono nel Paese a fronte di 6,8 milioni di abitanti, il Libano rimane il Paese che ospita il maggior numero di rifugiati pro capite. A causa della diminuzione delle forniture di grano, il prezzo del pane è salito alle stelle: nei supermercati un sacchetto di pane costa più di 20.000 sterline libanesi (0,66 dollari USA), oltre quattro volte di più rispetto allo scorso anno.

 

Molte famiglie spendono quasi il 50% del loro stipendio mensile per acquistare il pane. Le famiglie più povere del Libano - che un tempo facevano affidamento su almeno due sacchetti di pane al giorno come sostituto di alimenti più nutrienti ma più costosi - stanno ricorrendo a misure sempre più disperate come saltare i pasti o mangiare cibo avariato.

 

"Sono costretta a dare da mangiare ai miei tre figli pane ammuffito perché non riusciamo a trovare quello fresco. Comprare il pane non è più possibile per la nostra famiglia", racconta Leila*, 26 anni, rifugiata siriana che vive a Beirut.

 

Sebbene la Banca centrale libanese sovvenzioni le importazioni di grano per calmierare il costo del pane, i prezzi sono aumentati per via della perdita di oltre il 90% del valore della moneta nazionale negli ultimi due anni a causa di una delle peggiori crisi finanziarie della storia moderna. Più di tre quarti della popolazione libanese, infatti, vive oggi al di sotto della soglia di povertà. La guerra in Ucraina ha esacerbato i prezzi del grano, costringendo le panetterie a razionare il pane e ad accumulare farina, pratiche che si ripercuotono su tutta la popolazione del Paese.

 

"Quando mio marito non lavora i miei quattro figli riescono a mangiare solo un pasto al giorno. Il pane sta diventando irraggiungibile per noi. La mia famiglia ha bisogno di un sacchetto di pane ogni giorno ma non possiamo più permettercelo", ha dichiarato Nour*, 30 anni, madre libanese di quattro figli che vive ad Akkar, nel nord del Libano, i cui figli non hanno più accesso al pane fresco e spesso sono costretti ad andare a letto affamati.

 

"Il pane non è un lusso. In Libano è una necessità di base al pari dell’acqua potabile o di un riparo. Le famiglie fanno così tanto affidamento sul pane che temiamo che i livelli di fame vadano fuori controllo e che l'impatto sia catastrofico se la crisi dovesse continuare. L’impatto della mancanza di pane si sta ripercuotendo su tutte le famiglie in Libano ma l’onere più pesante è quello che stanno affrontando i rifugiati con l'aumento dei casi di molestie. Tutte le persone vulnerabili devono avere uguale accesso a un cibo salvavita, indipendentemente dalla loro nazionalità", ha dichiarato Jennifer Moorehead, direttore di Save the Children in Libano.

 

A quasi due anni dall'esplosione del porto, una parte dei grandi silos di Beirut – già danneggiati nel 2020 - è crollata a seguito di un incendio innescato dal grano fermentato. Prima dell'esplosione del 2020 i silos avevano la capacità di immagazzinare più di 100.000 tonnellate di grano.

 

Il porto, in cui avveniva circa il 60% delle importazioni libanesi, era un tempo un'ancora di salvezza per il Libano colpito dalla crisi e fortemente dipendente dalle importazioni di grano poiché la produzione nazionale copre solo il 10% del consumo totale del Paese. La devastante esplosione di due anni fa ha reso estremamente difficile l'approvvigionamento di grano e di altri prodotti di base. Se il Libano riuscirà a ottenere un finanziamento internazionale, potrà costruire due nuovi silos di grano per far fronte all'aggravarsi della crisi alimentare.

 

"Siamo affamati, spaventati e non sappiamo più come proteggere i nostri figli da questa realtà. Ogni due o tre giorni paghiamo da 20.000 a 25.000 LBP (0,66-0,82 dollari) per un sacchetto di pane. Un sacchetto che ci sostiene a malapena per un giorno", ha dichiarato Samir*, 43 anni, rifugiato siriano che vive a Beirut con la moglie e i cinque figli.

 

Save the Children chiede al governo libanese e alle parti interessate di adottare urgentemente misure per stabilizzare l'economia e prevenire ulteriori sofferenze per i bambini e le loro famiglie. L'organizzazione umanitaria chiede inoltre al governo di riconsiderare l'abolizione dei sussidi per il pane e di aumentare il valore dell'assistenza in denaro per garantire che le famiglie più colpite dalla carenza di pane non soffrano.

 

*I nomi sono stati cambiati per proteggere la privacy delle persone coinvolte.

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