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FIGC - Il candidato Abete: "Italia? Bisogna ripartire, andrà individuato un commissario tecnico, il cambiamento deve essere elettorale e normativo"
18.05.2026 20:21 di Napoli Magazine
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Manca poco più di un mese alle elezioni del prossimo presidente della FIGC. I due candidati sono stati ospiti di Sky Sport 24, rilasciando alcune dichiarazioni sul futuro della nazionale italiana e sulle proprie candidature.

Sul calcio femminile, Abete ha aperto dichiarando: "È un movimento in costante crescita, sappiamo che il processo è lungo. C'è stata una spinta importante con il professionismo, ma poi c'è tutta una base del movimento che va rafforzata. Abbiamo ancora un numero di tesserate limitato. È un progetto che ripartirà e dobbiamo cercare di renderlo vincente ma soprattutto attrattivo e compatibile in termini economici".

Abete ha parlato, poi, del tema legato al successore di Gattuso sulla panchina della Nazionale: "Chi vedo come Ct dell'Italia? Non vedo nessuno, per il momento c'è Baldini. Chi sarà presidente valuterà, non voglio creare problemi a nessuno. L'importante è ripartire, quando mi divisi non avrei immaginato che per fare una partita del Mondiale avremmo dovuto attendere il 2030".

Proseguendo: "La prima cosa da fare è individuare il commissario tecnico. La federazione accompagna questo processo in attesa del rinnovo delle cariche federali ma poi bisogna ripartire con un progetto tecnico. La seconda cosa è lavorare sul quadro normativo, il nostro è ingessato e anche con un Preisdente eletto con il 98% del consenso non è stato possibile trovare un intesa fra le componenti".

Infine, Abete ha concluso: "La nostra è una campagna elettorale atipica. È fatta per blocchi e non in termini del singolo elettore. È un'opportunità ma anche un problema, determina una sItuazione di pesi e contrappesi che non rende facile il confronto. Lo testimonia il fatto che il presidente Gravina abbia avuto un consenso molto elevato ma che poi non si sia trasformato in una visione condivisa sui programmi da attuare. Il cambiamento deve essere prima elettorale poi normativo". 

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FIGC - Il candidato Abete: "Italia? Bisogna ripartire, andrà individuato un commissario tecnico, il cambiamento deve essere elettorale e normativo"

di Napoli Magazine

18/05/2026 - 20:21

Manca poco più di un mese alle elezioni del prossimo presidente della FIGC. I due candidati sono stati ospiti di Sky Sport 24, rilasciando alcune dichiarazioni sul futuro della nazionale italiana e sulle proprie candidature.

Sul calcio femminile, Abete ha aperto dichiarando: "È un movimento in costante crescita, sappiamo che il processo è lungo. C'è stata una spinta importante con il professionismo, ma poi c'è tutta una base del movimento che va rafforzata. Abbiamo ancora un numero di tesserate limitato. È un progetto che ripartirà e dobbiamo cercare di renderlo vincente ma soprattutto attrattivo e compatibile in termini economici".

Abete ha parlato, poi, del tema legato al successore di Gattuso sulla panchina della Nazionale: "Chi vedo come Ct dell'Italia? Non vedo nessuno, per il momento c'è Baldini. Chi sarà presidente valuterà, non voglio creare problemi a nessuno. L'importante è ripartire, quando mi divisi non avrei immaginato che per fare una partita del Mondiale avremmo dovuto attendere il 2030".

Proseguendo: "La prima cosa da fare è individuare il commissario tecnico. La federazione accompagna questo processo in attesa del rinnovo delle cariche federali ma poi bisogna ripartire con un progetto tecnico. La seconda cosa è lavorare sul quadro normativo, il nostro è ingessato e anche con un Preisdente eletto con il 98% del consenso non è stato possibile trovare un intesa fra le componenti".

Infine, Abete ha concluso: "La nostra è una campagna elettorale atipica. È fatta per blocchi e non in termini del singolo elettore. È un'opportunità ma anche un problema, determina una sItuazione di pesi e contrappesi che non rende facile il confronto. Lo testimonia il fatto che il presidente Gravina abbia avuto un consenso molto elevato ma che poi non si sia trasformato in una visione condivisa sui programmi da attuare. Il cambiamento deve essere prima elettorale poi normativo".