Fabio Paratici, direttore sportivo della Fiorentina, ha parlato a TuttoMercatoWeb a margine dell'evento di presentazione del nuovo libro di Ivan Zazzaroni al Circolo Canottieri Aniene a Roma: "Ci vuole una auto analisi profonda e sincera, dirsi le cose veramente senza nascondersele o con le mezze verità. Ci servirebbe per poi poter costruire, partendo da questo punto".
La FIGC si appresta a vivere una nuova era. Quale pensa sia la priorità?
"Prendersi responsabilità per questi anni in cui non sono arrivati i risultati. Ma non è questione solo di FIGC e di presidenti, bisogna analizzare molto più in profondità. Probabilmente noi dirigenti non abbiamo avuto visione e coraggio per prendere certe decisioni e la visione del calcio italiano è sbagliata. Inferiore senz'altro ad altri paesi come Spagna, Portogallo o Olanda".
Ci vuole più coraggio con i giovani?
"Penso che venga facilmente quando si trova la qualità. Il problema è di qualità, non di coraggio coi giovani o dei troppi stranieri. Abbiamo giocatori bravissimi in Premier League ma sono solo tre. Faccio sempre l'esempio di Pogba: quando arrivò alla Juventus nessuno di noi ebbe la preoccupazione di dire che andava tenuto in panchina. Abbiamo cercato e trovato il modo di farlo giocare perché era migliore degli altri".
Che profilo dovrebbe avere il nuovo ct?
"Lo lascio al prossimo presidente federale, è una decisione comunque non di sistema. L'allenatore della Nazionale ha una responsabilità per il risultato sportivo, ma non di sistema. Quando un'ora dopo il terzo Mondiale di fila sentivo che le colpe erano del ct e del presidente, mi veniva un po' da ridere. Il problema è il sistema".
di Napoli Magazine
16/06/2026 - 22:12
Fabio Paratici, direttore sportivo della Fiorentina, ha parlato a TuttoMercatoWeb a margine dell'evento di presentazione del nuovo libro di Ivan Zazzaroni al Circolo Canottieri Aniene a Roma: "Ci vuole una auto analisi profonda e sincera, dirsi le cose veramente senza nascondersele o con le mezze verità. Ci servirebbe per poi poter costruire, partendo da questo punto".
La FIGC si appresta a vivere una nuova era. Quale pensa sia la priorità?
"Prendersi responsabilità per questi anni in cui non sono arrivati i risultati. Ma non è questione solo di FIGC e di presidenti, bisogna analizzare molto più in profondità. Probabilmente noi dirigenti non abbiamo avuto visione e coraggio per prendere certe decisioni e la visione del calcio italiano è sbagliata. Inferiore senz'altro ad altri paesi come Spagna, Portogallo o Olanda".
Ci vuole più coraggio con i giovani?
"Penso che venga facilmente quando si trova la qualità. Il problema è di qualità, non di coraggio coi giovani o dei troppi stranieri. Abbiamo giocatori bravissimi in Premier League ma sono solo tre. Faccio sempre l'esempio di Pogba: quando arrivò alla Juventus nessuno di noi ebbe la preoccupazione di dire che andava tenuto in panchina. Abbiamo cercato e trovato il modo di farlo giocare perché era migliore degli altri".
Che profilo dovrebbe avere il nuovo ct?
"Lo lascio al prossimo presidente federale, è una decisione comunque non di sistema. L'allenatore della Nazionale ha una responsabilità per il risultato sportivo, ma non di sistema. Quando un'ora dopo il terzo Mondiale di fila sentivo che le colpe erano del ct e del presidente, mi veniva un po' da ridere. Il problema è il sistema".