Massimiliano Alvini, allenatore del Frosinone, ha rilasciato alcune dichiarazioni al Festival dello Sport di Trento: "Il mio è un percorso lungo, nel ‘96 allenavo la squadra di Fucecchio, la squadra del bar, vincendo il campionato tra gli amatori. L’identità di squadra è quella che serve per giocare le partite, cercare sempre di vincere, avere un’idea e uno stile tuo. Cerchi di fare questo per arrivare alla vittoria. Dopo Frosinone-Como (sfida terminata 2-0, ndr) mia moglie mi dice: ‘I tuoi figli non vogliono parlare con te’. ‘Perché?’ ‘Avevano messo mezzo Como al Fanta'. Il nostro unico obiettivo è riuscire a salvarci. In Italia siamo forti, e rinasceremo. Non rifarei passi indietro sulle mie idee. Ricordo un Cremonese-Milan 0-0, in cui tutti ci facevano i complimenti ma noi avevamo giocato solo a difenderci senza proporre. Quello fu un passo falso che mi servì per non commettere mai più lo stesso errore. Puoi andare subito sulla prima pressione, aggredendo, ma poi quando hai la palla devi saper proporre sempre. Quando stiamo bassi io faccio fatica a stare in panchina, al mio secondo dico ormai che quando c’è quel tipo di partita mi deve dare qualcosa… Io ho emozione quando scendo in panchina, nei secondi prima del fischio d’inizio. Io amo il palio, anche nell’amore verso il cavallo, prima della partenza provo quell’emozione lì, quella gioia, sono le stesse sensazioni. Fiorentina? Quel giorno, sullo 0-3 per noi nel giorno del centenario, il clima era pesante e i tifosi mi dicevano di sedermi. Poi nel silenzio al 70’ uno mi urla 'mettiti a sedere che sei di Ferruzza e non vincerai mai il palio'. Sono 41 anni che non lo vinciamo. Raimondo ha delle qualità tecniche e delle caratteristiche notevoli, ed è in un percorso di miglioramento notevole, è un calciatore futuribile. Attacca lo spazio, a me piace tantissimo, mi piace anche nei rapporti. Sono fortunato ad averli. Sono grato a Castagnini per avermi portato a Frosinone, lui come primo acquisto mi prese Raimondo dal Bologna che era in un momento di difficoltà, e con noi ha fatto bene. Nazionale? Me lo auguro per lui, per noi, per il mio staff. Prima era più tosta arrivare in nazionale, ora meno, sicuramente può essere un giocatore utile alla nazionale. Bracaglia è un ciociaro vero, come Palmisani, incarna quello spirito: per noi allenatori è un piacere allenare giocatori come lui. Viene da un percorso polveroso, di sacrificio, si sta ritagliando il suo spazio in Serie A e gli auguro il meglio. Calò è un giocatore forte, vede calcio e linee di passaggio enormi, ha un piede gentile, determinante in Serie B ma anche in A. Giocava al Pontedera, io allenavo il Tuttocuoio, ho sempre desiderato allenarlo ma quando sono andato a Cosenza al mio primo giorno lo hanno venduto. È stata un’idea di Castagnini, condivisa, è uno dei giocatori più intelligenti che ho mai allenato, è piacevole. In questa sosta sto allenando 8 giocatori. Non ero abituato alle soste, 4 partite in 20 giorni non sono poche. Dove può arrivare Oyono? In Champions League. Se migliora nella fase difensiva è da grande squadra. È sottovalutato. Io volevo tenere anche il suo gemello Jeremy, che è andato in prestito a Spezia".
di Napoli Magazine
04/10/2026 - 13:02
Massimiliano Alvini, allenatore del Frosinone, ha rilasciato alcune dichiarazioni al Festival dello Sport di Trento: "Il mio è un percorso lungo, nel ‘96 allenavo la squadra di Fucecchio, la squadra del bar, vincendo il campionato tra gli amatori. L’identità di squadra è quella che serve per giocare le partite, cercare sempre di vincere, avere un’idea e uno stile tuo. Cerchi di fare questo per arrivare alla vittoria. Dopo Frosinone-Como (sfida terminata 2-0, ndr) mia moglie mi dice: ‘I tuoi figli non vogliono parlare con te’. ‘Perché?’ ‘Avevano messo mezzo Como al Fanta'. Il nostro unico obiettivo è riuscire a salvarci. In Italia siamo forti, e rinasceremo. Non rifarei passi indietro sulle mie idee. Ricordo un Cremonese-Milan 0-0, in cui tutti ci facevano i complimenti ma noi avevamo giocato solo a difenderci senza proporre. Quello fu un passo falso che mi servì per non commettere mai più lo stesso errore. Puoi andare subito sulla prima pressione, aggredendo, ma poi quando hai la palla devi saper proporre sempre. Quando stiamo bassi io faccio fatica a stare in panchina, al mio secondo dico ormai che quando c’è quel tipo di partita mi deve dare qualcosa… Io ho emozione quando scendo in panchina, nei secondi prima del fischio d’inizio. Io amo il palio, anche nell’amore verso il cavallo, prima della partenza provo quell’emozione lì, quella gioia, sono le stesse sensazioni. Fiorentina? Quel giorno, sullo 0-3 per noi nel giorno del centenario, il clima era pesante e i tifosi mi dicevano di sedermi. Poi nel silenzio al 70’ uno mi urla 'mettiti a sedere che sei di Ferruzza e non vincerai mai il palio'. Sono 41 anni che non lo vinciamo. Raimondo ha delle qualità tecniche e delle caratteristiche notevoli, ed è in un percorso di miglioramento notevole, è un calciatore futuribile. Attacca lo spazio, a me piace tantissimo, mi piace anche nei rapporti. Sono fortunato ad averli. Sono grato a Castagnini per avermi portato a Frosinone, lui come primo acquisto mi prese Raimondo dal Bologna che era in un momento di difficoltà, e con noi ha fatto bene. Nazionale? Me lo auguro per lui, per noi, per il mio staff. Prima era più tosta arrivare in nazionale, ora meno, sicuramente può essere un giocatore utile alla nazionale. Bracaglia è un ciociaro vero, come Palmisani, incarna quello spirito: per noi allenatori è un piacere allenare giocatori come lui. Viene da un percorso polveroso, di sacrificio, si sta ritagliando il suo spazio in Serie A e gli auguro il meglio. Calò è un giocatore forte, vede calcio e linee di passaggio enormi, ha un piede gentile, determinante in Serie B ma anche in A. Giocava al Pontedera, io allenavo il Tuttocuoio, ho sempre desiderato allenarlo ma quando sono andato a Cosenza al mio primo giorno lo hanno venduto. È stata un’idea di Castagnini, condivisa, è uno dei giocatori più intelligenti che ho mai allenato, è piacevole. In questa sosta sto allenando 8 giocatori. Non ero abituato alle soste, 4 partite in 20 giorni non sono poche. Dove può arrivare Oyono? In Champions League. Se migliora nella fase difensiva è da grande squadra. È sottovalutato. Io volevo tenere anche il suo gemello Jeremy, che è andato in prestito a Spezia".