Calcio
IL RACCONTO - Totti: "Tornare in campo? C'è stato un incontro, l’idea mi affascinava"
27.03.2025 21:14 di Napoli Magazine

Francesco Totti, ex attaccante, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Cronache di Spogliatoio nel Meet&Greet in Iliad: "Durante un incontro con alcune persone del mondo del calcio, un ex compagno di squadra, con cui avevo giocato in passato, mi ha scherzosamente chiesto se potessi dare una mano. Gli ho risposto con affetto, dicendogli che gli voglio bene, ma che ormai non sono più un ragazzino. Lui, però, mi ha provocato dicendo che, con due o tre mesi di allenamento, avrei potuto fare quella follia. Quelle parole mi hanno acceso qualcosa dentro, così ho deciso di rimettermi ad allenare. Mi sentivo bene, senza problemi fisici, e il mio corpo rispondeva positivamente. A quel punto l’ho chiamato: 'Non sto male, ma ho bisogno di un altro mese per essere pronto'. Lui mi ha rassicurato, dicendomi che mi avrebbe aspettato. Poi, però, mi sono fermato a riflettere. Non avevo accettato offerte da altre squadre quando ne avevo la possibilità, e giocare solo sei mesi altrove non mi sembrava la scelta giusta. Restare fedele a un’unica maglia è qualcosa di raro, penso che pochi ci siano riusciti, forse solo io e Maldini. Ho parlato con le persone più vicine a me e, per rispetto della mia storia calcistica, ho deciso di non andare avanti. È mancato davvero poco, e l’idea mi affascinava. Anche perché, vedendo il livello attuale, sapevo di poter ancora dire la mia, integrarmi in un gruppo e aiutare i giovani. Non ho mai svelato il nome della squadra per rispetto dell’allenatore e del club. Ora basta, altrimenti rischio di diventare patetico e pesante… Certo, se mi chiamasse la Roma, un pensiero ce lo farei! (ride, ndr)".

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IL RACCONTO - Totti: "Tornare in campo? C'è stato un incontro, l’idea mi affascinava"

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27/03/2025 - 21:14

Francesco Totti, ex attaccante, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Cronache di Spogliatoio nel Meet&Greet in Iliad: "Durante un incontro con alcune persone del mondo del calcio, un ex compagno di squadra, con cui avevo giocato in passato, mi ha scherzosamente chiesto se potessi dare una mano. Gli ho risposto con affetto, dicendogli che gli voglio bene, ma che ormai non sono più un ragazzino. Lui, però, mi ha provocato dicendo che, con due o tre mesi di allenamento, avrei potuto fare quella follia. Quelle parole mi hanno acceso qualcosa dentro, così ho deciso di rimettermi ad allenare. Mi sentivo bene, senza problemi fisici, e il mio corpo rispondeva positivamente. A quel punto l’ho chiamato: 'Non sto male, ma ho bisogno di un altro mese per essere pronto'. Lui mi ha rassicurato, dicendomi che mi avrebbe aspettato. Poi, però, mi sono fermato a riflettere. Non avevo accettato offerte da altre squadre quando ne avevo la possibilità, e giocare solo sei mesi altrove non mi sembrava la scelta giusta. Restare fedele a un’unica maglia è qualcosa di raro, penso che pochi ci siano riusciti, forse solo io e Maldini. Ho parlato con le persone più vicine a me e, per rispetto della mia storia calcistica, ho deciso di non andare avanti. È mancato davvero poco, e l’idea mi affascinava. Anche perché, vedendo il livello attuale, sapevo di poter ancora dire la mia, integrarmi in un gruppo e aiutare i giovani. Non ho mai svelato il nome della squadra per rispetto dell’allenatore e del club. Ora basta, altrimenti rischio di diventare patetico e pesante… Certo, se mi chiamasse la Roma, un pensiero ce lo farei! (ride, ndr)".