Lunedì mattina l’Assemblea della Lega Serie A si riunirà in via Rosellini per cercare di blindare la candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC, puntando a una maggioranza di 16 voti su 20 per superare il vuoto lasciato dalle dimissioni di Gabriele Gravina. In vista del voto decisivo fissato per il 22 giugno, i grandi club (Aurelio De Laurentiis per esempio aveva già incoronato l’ex numero uno del CONI definendolo "la persona perfetta") cercheranno di compattare il fronte del massimo campionato per arginare possibili opposizioni interne (c'è chi giura che i sì a Malagò, che vorrebbe una convergenza forte per dire sì, in realtà al momento siano 11-12) e la concorrenza di Giancarlo Abete, sostenuto dalla Lega Nazionale Dilettanti. Nonostante il peso politico specifico della Serie A sia limitato al 18% del corpo elettorale, la convergenza su Malagò rappresenta il tentativo di avviare una ristrutturazione profonda del sistema, dai settori giovanili ai rapporti con il Governo, sfidando il blocco conservatore federale che preferirebbe profili di continuità come quello di Demetrio Albertini.
di Napoli Magazine
10/04/2026 - 11:30
Lunedì mattina l’Assemblea della Lega Serie A si riunirà in via Rosellini per cercare di blindare la candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della FIGC, puntando a una maggioranza di 16 voti su 20 per superare il vuoto lasciato dalle dimissioni di Gabriele Gravina. In vista del voto decisivo fissato per il 22 giugno, i grandi club (Aurelio De Laurentiis per esempio aveva già incoronato l’ex numero uno del CONI definendolo "la persona perfetta") cercheranno di compattare il fronte del massimo campionato per arginare possibili opposizioni interne (c'è chi giura che i sì a Malagò, che vorrebbe una convergenza forte per dire sì, in realtà al momento siano 11-12) e la concorrenza di Giancarlo Abete, sostenuto dalla Lega Nazionale Dilettanti. Nonostante il peso politico specifico della Serie A sia limitato al 18% del corpo elettorale, la convergenza su Malagò rappresenta il tentativo di avviare una ristrutturazione profonda del sistema, dai settori giovanili ai rapporti con il Governo, sfidando il blocco conservatore federale che preferirebbe profili di continuità come quello di Demetrio Albertini.