Calcio
PRIME VIDEO - Schevchenko: "So di aver dato l'anima ai tifosi, quando visitai San Siro provai una sensazione forte, vedere leggende dà speranza e respiro ai bambini in Ucraina"
10.02.2026 12:11 di Napoli Magazine
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È già disponibile sul canale YouTube PrimeVideoSportIT il nuovo episodio di “Fenomeni”, il format originale Prime Sport condotto da Luca Toni, campione del mondo 2006 ed expert di Prime Video in occasione delle partite di UEFA Champions League. Ospite della puntata è Andriy Shevchenko, leggenda del Milan con cui ha conquistato la UEFA Champions League e lo Scudetto, attuale Presidente della Federazione calcistica dell'Ucraina. Insieme a Luca Toni, Shevchenko ha ripercorso tutti gli episodi più significativi della sua carriera, fino ad arrivare ai difficili giorni presenti segnati dalla guerra.  Di seguito alcune dichiarazioni tratte dall’intervista:

Il destino del Milan, la profezia di Braida e l’accoglienza in squadra     
Quando giocavo nel settore giovanile della Dynamo Kiev siamo venuti in Italia per un torneo: abbiamo visitato San Siro e quando sono entrato ho provato una sensazione molto forte, sapevo che in quello stadio sarei tornato da giocatore. Poi un giorno venne Braida in Ucraina per darmi una maglia del Milan col nome Shevchenko: mi disse che se avessi giocato con quella maglia un giorno avrei potuto vincere il Pallone d’Oro. Ricordo l’incontro con Paolo Maldini: una persona di grande classe e livello, sempre disponibile, ho sentito da subito il suo calore e se lui era vicino a me non sentivo le difficoltà. Costacurta e Albertini mi hanno invitato in barca anche se non parlavo italiano, per creare da subito un rapporto.

Il rigore decisivo del Manchester nella finale di UEFA Champions League contro la Juventus        
Avevo osservato Gigi Buffon in tutti i rigori precedenti, analizzando cosa faceva, dovevo aspettare che scegliesse un angolo. Ogni passo che ho fatto verso il dischetto continuavo a ripetermi “Non cambiare la decisione, non cambiare la decisione”, perché sapevo già dove calciarlo, ma non come. Arrivato sul dischetto per un po’ non ho sentito il fischio dell’arbitro, per questo come si vede dalle immagini continuavo a girarmi guardando lui e Gigi alternativamente. Dopo, quando sono tornato nello spogliatoio, mi sentivo stanco, ero vuoto. Avevo dato tutto quello che avevo.

Il no al Real Madrid e l’addio al Milan, il ritorno al Milan e il no alla Roma             
Nel 2002 e nel 2003 mi cercò il Real Madrid, ma rassicurai Berlusconi dicendogli che sentivo di non aver ancora fatto niente per il Milan, per me l’obiettivo era vincere e dare tutto con il Milan. Quando invece mi cercò il Chelsea nel 2006 fu una sfida, in quel momento il calcio inglese stava arrivando ai livelli di oggi. Ricordo che guardai Milan-Roma dalla curva con i tifosi, tutto lo stadio cantò per me chiedendomi di restare e io piansi insieme a loro. È stata una decisione difficile, ma volevo provare un’esperienza nuova. I compagni mi sono stati molto vicini in quel momento. L’anno dopo il Milan vinse la Champions, ma non ho rimpianti, sento di essere stato onesto con i tifosi del Milan e con il calcio italiano: so di aver dato loro l’anima. Quando sono tornato nel 2008 ero al 50% dello Sheva di prima, era diverso. Mi aveva chiamato anche Spalletti per andare alla Roma, un signore. Ma per me tornare in Italia significava solo il Milan.

Fare calcio oggi in Ucraina        
I bambini soffrono più di tutti. Alcuni hanno perso i genitori o i loro papà stanno difendendo la patria. Come Federazione facciamo accordi per portarli fuori dal paese, ma abbiamo anche organizzato un torneo interno con oltre 16.000 giovani, premiati dai tre ucraini vincitori del Pallone d’Oro, io, Blochin e Bjelanov. Vedere delle leggende dà speranza e respiro. Io mi sento fortunato perché riesco a creare qualcosa per i nostri bambini e fare del bene per loro. Ora stiamo preparando il Mondiale, un traguardo importantissimo per la nostra gente e i nostri calciatori: è molto complicato, dobbiamo garantire partite e allenamenti in luoghi sicuri, mentre il campionato e le nostre competizioni interne vanno avanti. Gli stadi sono aperti, ma la capienza massima è quella garantita dal rifugio antiaereo: se durante la partita suona la sirena, ci si rifugia dentro e se entro 20 minuti non suona più, si riprende a giocare. Ho capito una cosa dalla guerra, devi cercare in tutti i modi di trovare una soluzione, perché non c’è nulla di impossibile.

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10/02/2026 - 12:11

È già disponibile sul canale YouTube PrimeVideoSportIT il nuovo episodio di “Fenomeni”, il format originale Prime Sport condotto da Luca Toni, campione del mondo 2006 ed expert di Prime Video in occasione delle partite di UEFA Champions League. Ospite della puntata è Andriy Shevchenko, leggenda del Milan con cui ha conquistato la UEFA Champions League e lo Scudetto, attuale Presidente della Federazione calcistica dell'Ucraina. Insieme a Luca Toni, Shevchenko ha ripercorso tutti gli episodi più significativi della sua carriera, fino ad arrivare ai difficili giorni presenti segnati dalla guerra.  Di seguito alcune dichiarazioni tratte dall’intervista:

Il destino del Milan, la profezia di Braida e l’accoglienza in squadra     
Quando giocavo nel settore giovanile della Dynamo Kiev siamo venuti in Italia per un torneo: abbiamo visitato San Siro e quando sono entrato ho provato una sensazione molto forte, sapevo che in quello stadio sarei tornato da giocatore. Poi un giorno venne Braida in Ucraina per darmi una maglia del Milan col nome Shevchenko: mi disse che se avessi giocato con quella maglia un giorno avrei potuto vincere il Pallone d’Oro. Ricordo l’incontro con Paolo Maldini: una persona di grande classe e livello, sempre disponibile, ho sentito da subito il suo calore e se lui era vicino a me non sentivo le difficoltà. Costacurta e Albertini mi hanno invitato in barca anche se non parlavo italiano, per creare da subito un rapporto.

Il rigore decisivo del Manchester nella finale di UEFA Champions League contro la Juventus        
Avevo osservato Gigi Buffon in tutti i rigori precedenti, analizzando cosa faceva, dovevo aspettare che scegliesse un angolo. Ogni passo che ho fatto verso il dischetto continuavo a ripetermi “Non cambiare la decisione, non cambiare la decisione”, perché sapevo già dove calciarlo, ma non come. Arrivato sul dischetto per un po’ non ho sentito il fischio dell’arbitro, per questo come si vede dalle immagini continuavo a girarmi guardando lui e Gigi alternativamente. Dopo, quando sono tornato nello spogliatoio, mi sentivo stanco, ero vuoto. Avevo dato tutto quello che avevo.

Il no al Real Madrid e l’addio al Milan, il ritorno al Milan e il no alla Roma             
Nel 2002 e nel 2003 mi cercò il Real Madrid, ma rassicurai Berlusconi dicendogli che sentivo di non aver ancora fatto niente per il Milan, per me l’obiettivo era vincere e dare tutto con il Milan. Quando invece mi cercò il Chelsea nel 2006 fu una sfida, in quel momento il calcio inglese stava arrivando ai livelli di oggi. Ricordo che guardai Milan-Roma dalla curva con i tifosi, tutto lo stadio cantò per me chiedendomi di restare e io piansi insieme a loro. È stata una decisione difficile, ma volevo provare un’esperienza nuova. I compagni mi sono stati molto vicini in quel momento. L’anno dopo il Milan vinse la Champions, ma non ho rimpianti, sento di essere stato onesto con i tifosi del Milan e con il calcio italiano: so di aver dato loro l’anima. Quando sono tornato nel 2008 ero al 50% dello Sheva di prima, era diverso. Mi aveva chiamato anche Spalletti per andare alla Roma, un signore. Ma per me tornare in Italia significava solo il Milan.

Fare calcio oggi in Ucraina        
I bambini soffrono più di tutti. Alcuni hanno perso i genitori o i loro papà stanno difendendo la patria. Come Federazione facciamo accordi per portarli fuori dal paese, ma abbiamo anche organizzato un torneo interno con oltre 16.000 giovani, premiati dai tre ucraini vincitori del Pallone d’Oro, io, Blochin e Bjelanov. Vedere delle leggende dà speranza e respiro. Io mi sento fortunato perché riesco a creare qualcosa per i nostri bambini e fare del bene per loro. Ora stiamo preparando il Mondiale, un traguardo importantissimo per la nostra gente e i nostri calciatori: è molto complicato, dobbiamo garantire partite e allenamenti in luoghi sicuri, mentre il campionato e le nostre competizioni interne vanno avanti. Gli stadi sono aperti, ma la capienza massima è quella garantita dal rifugio antiaereo: se durante la partita suona la sirena, ci si rifugia dentro e se entro 20 minuti non suona più, si riprende a giocare. Ho capito una cosa dalla guerra, devi cercare in tutti i modi di trovare una soluzione, perché non c’è nulla di impossibile.