Nel corso di Sky Sport 24 il giornalista e telecronista Maurizio Compagnoni ha raccontato un curioso retroscena su Jesper Lindstrom. Compagnoni ha ricordato un incontro casuale con un noto direttore sportivo, che gli parlò del danese quando militava ancora in patria, definendolo un talento dalle grandi potenzialità ma con un problema ben preciso.
"Mi disse: 'C'è uno in Danimarca che, secondo me, ha grandi potenzialità, ma un difetto enorme'. Era Lindstrom", ha raccontato Compagnoni. "Il difetto? Non ha un ruolo. Non è una mezzala, non è un centrocampista, non è un attaccante e non è un'ala. È un giocatore che sta in mezzo e non sai bene come collocarlo. Peccato, perché ha tecnica, forza fisica e cambio di passo".
Il telecronista ha poi spiegato quale potrebbe essere, a suo avviso, la posizione ideale del danese: "In una squadra di livello inferiore al Napoli lo vedrei bene in un 3-4-2-1, come uno dei due trequartisti alle spalle della punta, con grande libertà di movimento. In una grande squadra, invece, questa sua difficoltà nel trovare una precisa collocazione tattica rischia di diventare un limite importante".
di Napoli Magazine
23/07/2026 - 00:05
Nel corso di Sky Sport 24 il giornalista e telecronista Maurizio Compagnoni ha raccontato un curioso retroscena su Jesper Lindstrom. Compagnoni ha ricordato un incontro casuale con un noto direttore sportivo, che gli parlò del danese quando militava ancora in patria, definendolo un talento dalle grandi potenzialità ma con un problema ben preciso.
"Mi disse: 'C'è uno in Danimarca che, secondo me, ha grandi potenzialità, ma un difetto enorme'. Era Lindstrom", ha raccontato Compagnoni. "Il difetto? Non ha un ruolo. Non è una mezzala, non è un centrocampista, non è un attaccante e non è un'ala. È un giocatore che sta in mezzo e non sai bene come collocarlo. Peccato, perché ha tecnica, forza fisica e cambio di passo".
Il telecronista ha poi spiegato quale potrebbe essere, a suo avviso, la posizione ideale del danese: "In una squadra di livello inferiore al Napoli lo vedrei bene in un 3-4-2-1, come uno dei due trequartisti alle spalle della punta, con grande libertà di movimento. In una grande squadra, invece, questa sua difficoltà nel trovare una precisa collocazione tattica rischia di diventare un limite importante".