“Stiamo parlando con Pep Guardiola, non è detto vada in porto”. Giovanni Malagò, presidente della FIGC, ha parlato della suggestione che vorrebbe l’allenatore spagnolo sulla panchina della Nazionale italiana. Un’apertura che, in qualche modo, sembra anche il tentativo di preparare il terreno alla soluzione più probabile, e cioè che Pep non tinga il suo futuro d’azzurro.
Non è un dettaglio che sia stato Malagò, e non il suo intervistatore, a citare esplicitamente Guardiola. Del nuovo direttore tecnico della Nazionale non aveva mai parlato in questi termini, né l’aveva citato volentieri o direttamente: aveva sempre e solo risposto a domande, indicando Maldini come la persona giusta, ma senza sbilanciarsi. Da oggi, è invece il presidente della Federcalcio ad avere messo ufficialmente nel campo delle ipotesi la più affascinante, ma anche complicata. E le chiavi interpretative sono due.
In via Allegri le stanno provando tutte, per convincere Guardiola. I tre giorni di Maldini e Leonardo a Barcellona dovevano essere il coronamento del pressing: fosse andato a buon fine, sarebbe già emerso. A livello economico, Pep è un Everest nemmeno da scalare: fino a un mese fa guadagnava 24 milioni di euro a stagione. Un obiettivo del tutto infattibile per la FIGC, che anche nel più ottimistico degli scenari non si potrebbe mai avvicinare a quelle cifre: per il biennio 2014-2016, Conte - il più pagato ct di sempre - costò circa 7 milioni di euro lordi all’anno. Una differenza abissale. Per Guardiola, al di là dei soldi (comunque non pochi, ma molti meno di quelli che è abituato a percepire), l’Italia sarebbe un atto di fede, una scommessa. Maldini e Leonardo sembrano crederci, questo è il primo messaggio di Malagò: le stiamo provando tutte.
L’altro messaggio che Malagò ha mandato, nemmeno velato, è che, se dovesse arrivare qualcun altro, non sarebbe un passo indietro. È molto significativo il passaggio in cui il presidente federale ha parlato di allenatori che appartengono a un’altra generazione. Tutto fa pensare ad Andrea Pirlo, è lui la prima alternativa di Maldini e Leonardo, con un senso paradossalmente abbastanza simile: Conte o Mancini - i due candidati naturali della Serie A e di Malagò - non hanno bisogno della struttura che la FIGC si sta dando. Conoscono la macchina federale meglio del presidente, del direttore tecnico e dell’advisor, vorrebbero l’ultima parola su (quasi) tutto. Non potrebbero farlo né Pirlo né Guardiola, per motivi diversi: l’uno per il curriculum, l’altro perché arriva dall’estero. Tra i due, è evidente, c’è un abisso per quello che hanno fatto finora in carriera, e il rischio di un effetto “downgrade” sarebbe dietro l’angolo. Malagò ha provato a scacciarlo: il punto, infatti, è che di entrambi, per motivi diversi, sarebbe convinta la nuova dirigenza azzurra.
di Napoli Magazine
22/07/2026 - 00:43
“Stiamo parlando con Pep Guardiola, non è detto vada in porto”. Giovanni Malagò, presidente della FIGC, ha parlato della suggestione che vorrebbe l’allenatore spagnolo sulla panchina della Nazionale italiana. Un’apertura che, in qualche modo, sembra anche il tentativo di preparare il terreno alla soluzione più probabile, e cioè che Pep non tinga il suo futuro d’azzurro.
Non è un dettaglio che sia stato Malagò, e non il suo intervistatore, a citare esplicitamente Guardiola. Del nuovo direttore tecnico della Nazionale non aveva mai parlato in questi termini, né l’aveva citato volentieri o direttamente: aveva sempre e solo risposto a domande, indicando Maldini come la persona giusta, ma senza sbilanciarsi. Da oggi, è invece il presidente della Federcalcio ad avere messo ufficialmente nel campo delle ipotesi la più affascinante, ma anche complicata. E le chiavi interpretative sono due.
In via Allegri le stanno provando tutte, per convincere Guardiola. I tre giorni di Maldini e Leonardo a Barcellona dovevano essere il coronamento del pressing: fosse andato a buon fine, sarebbe già emerso. A livello economico, Pep è un Everest nemmeno da scalare: fino a un mese fa guadagnava 24 milioni di euro a stagione. Un obiettivo del tutto infattibile per la FIGC, che anche nel più ottimistico degli scenari non si potrebbe mai avvicinare a quelle cifre: per il biennio 2014-2016, Conte - il più pagato ct di sempre - costò circa 7 milioni di euro lordi all’anno. Una differenza abissale. Per Guardiola, al di là dei soldi (comunque non pochi, ma molti meno di quelli che è abituato a percepire), l’Italia sarebbe un atto di fede, una scommessa. Maldini e Leonardo sembrano crederci, questo è il primo messaggio di Malagò: le stiamo provando tutte.
L’altro messaggio che Malagò ha mandato, nemmeno velato, è che, se dovesse arrivare qualcun altro, non sarebbe un passo indietro. È molto significativo il passaggio in cui il presidente federale ha parlato di allenatori che appartengono a un’altra generazione. Tutto fa pensare ad Andrea Pirlo, è lui la prima alternativa di Maldini e Leonardo, con un senso paradossalmente abbastanza simile: Conte o Mancini - i due candidati naturali della Serie A e di Malagò - non hanno bisogno della struttura che la FIGC si sta dando. Conoscono la macchina federale meglio del presidente, del direttore tecnico e dell’advisor, vorrebbero l’ultima parola su (quasi) tutto. Non potrebbero farlo né Pirlo né Guardiola, per motivi diversi: l’uno per il curriculum, l’altro perché arriva dall’estero. Tra i due, è evidente, c’è un abisso per quello che hanno fatto finora in carriera, e il rischio di un effetto “downgrade” sarebbe dietro l’angolo. Malagò ha provato a scacciarlo: il punto, infatti, è che di entrambi, per motivi diversi, sarebbe convinta la nuova dirigenza azzurra.