Un club "simbolico" di tifosi del Venezia, neopromosso in serie A, è nato all'interno della casa circondariale di Venezia. Lo annuncia la rivista dei detenuti del carcere lagunare "Ponti", come riferito dal Corriere del Veneto. "A prima vista potrebbe sembrare una semplice iniziativa ricreativa. In realtà, un progetto di questo tipo vuole assumere un significato ben più ampio. Il carcere, a quanto stabilisce l'articolo 27 della Costituzione, non deve limitarsi alla sola funzione punitiva, ma deve tendere alla rieducazione della persona condannata. Ciò significa favorire percorsi che aiutino ciascuno a sviluppare responsabilità, capacità relazionali, rispetto reciproco e partecipazione alla vita della comunità. Ecco che in questo contesto, anche una passione sportiva può diventare uno strumento utile", spiega il periodico. I detenuti sperano di poter vedere le partite "se si potesse avere almeno un abbonamento a una pay-tv", di partecipare a incontri di approfondimento sulla storia del calcio veneziano, momenti di discussione sui valori dello sport, 'trasferte' allo stadio Penzo per chi potrà usufruire di permessi premio. "Qualcuno penserà che si tratti soltanto di calcio. Eppure, spesso, dietro una passione condivisa si nasconde qualcosa di più importante: la possibilità di sentirsi parte di una comunità, di imparare a collaborare e di guardare al futuro con uno spirito diverso. Se questo accadrà, allora il progetto avrà raggiunto il suo obiettivo più significativo", spiega la rivista.
di Napoli Magazine
26/07/2026 - 12:37
Un club "simbolico" di tifosi del Venezia, neopromosso in serie A, è nato all'interno della casa circondariale di Venezia. Lo annuncia la rivista dei detenuti del carcere lagunare "Ponti", come riferito dal Corriere del Veneto. "A prima vista potrebbe sembrare una semplice iniziativa ricreativa. In realtà, un progetto di questo tipo vuole assumere un significato ben più ampio. Il carcere, a quanto stabilisce l'articolo 27 della Costituzione, non deve limitarsi alla sola funzione punitiva, ma deve tendere alla rieducazione della persona condannata. Ciò significa favorire percorsi che aiutino ciascuno a sviluppare responsabilità, capacità relazionali, rispetto reciproco e partecipazione alla vita della comunità. Ecco che in questo contesto, anche una passione sportiva può diventare uno strumento utile", spiega il periodico. I detenuti sperano di poter vedere le partite "se si potesse avere almeno un abbonamento a una pay-tv", di partecipare a incontri di approfondimento sulla storia del calcio veneziano, momenti di discussione sui valori dello sport, 'trasferte' allo stadio Penzo per chi potrà usufruire di permessi premio. "Qualcuno penserà che si tratti soltanto di calcio. Eppure, spesso, dietro una passione condivisa si nasconde qualcosa di più importante: la possibilità di sentirsi parte di una comunità, di imparare a collaborare e di guardare al futuro con uno spirito diverso. Se questo accadrà, allora il progetto avrà raggiunto il suo obiettivo più significativo", spiega la rivista.