L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, “Imbavagliati - Festival Internazionale di Giornalismo Civile” e Articolo21, in collaborazione con la Film Commission Regione Campania rilanciano la proposta di Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia alla Federico II di Napoli di assegnare il Premio Nobel per la Pace ai bambini della Striscia di Gaza, nel corso di un incontro nella sede dell’Istituto, via Monte di Dio 14, venerdì 11 settembre alle ore 17; il focus tratterà anche della tragedia delle donne afghane, che si consuma nella sistematica cancellazione dei loro diritti fondamentali sotto il regime talebano, che impone un vero e proprio “apartheid di genere”. Con il filosofo interverranno: Massimiliano Marotta, presidente dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici; Laura Lieto, vicesindaco del Comune di Napoli; Marisa Laurito, artista e presidente onoraria dell'associazione Fermatevi!; Désirée Klain, ideatrice del Festival Imbavagliati; Nino Daniele, segretario dell'associazione Fermatevi! e già assessore alla Cultura del Comune di Napoli; Barbara Schiavulli, inviata di guerra e fondatrice di Radio Bullets (videointervento). Al termine dell'incontro parleranno di libertà di stampa, i giornalisti Vincenzo Iurillo, de’ Il Fatto Quotidiano e Fabiana Pacella, portavoce di Articolo21 Puglia. Presente la comunità palestinese a Napoli.
Quella del premio Nobel ai bambini di Gaza è una provocazione, consegnata quest’estate dal professor Mazzarella al quotidiano “Avvenire” (si può firmare inviando una mail a petizione.gaza@avvenire.it), per risvegliare le coscienze politiche sulla tragedia di un popolo martorizzato e bloccato in un limbo infernale, dove in una presunta pace continuano a morire civili, soprattutto bambini: sono stati 300 innocenti uccisi, in 300 giorni. Secondo i dati dell’Unicef ne muore uno al giorno, anche per malnutrizione, mancanza di medicine, acqua sporca. Una proposta che non esclude nessuno, ma vuole promuovere una pace “vera” di cui hanno bisogno tutti i bambini, gli adolescenti del mondo per non morire…
Migliaia sono state le adesioni immediate, tra queste quelle di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Pier Luigi Bersani, Massimo Cacciari, Luigi Manconi, Stefano Zamagni, Livia Turco, Andrea Orlando, Sandro Ruotolo, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Matteo Ricci.
Durante l’incontro sarà proiettato anche il video de’ “Le Sirene”. La canzone di Martina Attili e Alia Ansari contro il silenzio imposto alle donne afghane. Un messaggio di libertà e resistenza per le donne afghane e per tutte le donne discriminate, perseguitate e abusate. Un progetto nato in collaborazione con NOVE Caring Humans. Le Sirene è il nuovo brano della cantautrice Martina Attili e di Alia Ansari, cantante afghana che vive a Londra. Nato a sostegno delle donne dell’Afghanistan, il pezzo allarga lo sguardo a tutte le donne perseguitate e violate nel mondo, intrecciando due voci e due esperienze diverse in una canzone sulla libertà di scegliere, vivere e farsi ascoltare. Scritto inizialmente da Martina, il brano acquista una nuova dimensione con l’ingresso di Alia, che scrive e interpreta una parte originale in dari, portando nella canzone la propria esperienza e la consapevolezza, come donna afghana e cantante, di quanto possa essere potente la voce di una donna e quanto sia doloroso quando quella voce viene messa a tacere.
Le loro voci si incontrano in un brano che affronta senza edulcorazioni la violenza subita dalle donne: «stuprate, martoriate, impiccate, uccise, derise, insultate, rapite». Ma Le Sirene parla anche di ciò che accade quando una voce viene fraintesa, limitata o non ascoltata. Un messaggio rivolto alle donne, che interpella anche gli uomini e il modo in cui impariamo - o non impariamo - ad ascoltarci e comprenderci.
Martina e Alia hanno scelto di legare il progetto anche al sostegno delle attività di NOVE in Afghanistan. È qui che il messaggio della canzone incontra il lavoro il lavoro dell’organizzazione. Da tredici anni NOVE lavora accanto alle donne afghane e, negli ultimi cinque, ha continuato a cercare di aprire insieme a loro spazi di lavoro, formazione e autodeterminazione, senza interrompere il sostegno alle comunità più vulnerabili e ai bisogni più urgenti del Paese.