Cultura & Gossip
LIBRI - "Le Note della Mia Vita", la presentazione dell’autobiografia di Gianni Aterrano all'Istituto Denza
30.05.2026 12:38 di Napoli Magazine
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Le memorie di un musicista che ha attraversato novant’anni di canzone napoletana dall’interno: dal pianoforte di casa a quello dei grandi palcoscenici, dalle serenate dei vicoli ai Festival di Napoli, fino ai giorni nostri. “Le note della mia vita” (Iuppiter Edizioni www.iuppiteredizioni.it) è l’autobiografia di Gianni Aterrano — pianista, compositore, arrangiatore e direttore artistico — figura discreta, ma centrale della musica napoletana del secondo Novecento. Il libro sarà presentato, venerdì 5 giugno alle ore 19 all’Istituto Francesco Denza, Discesa Coroglio 9; insieme con l’autore ne parleranno: il direttore del Centro di Produzione della Rai di Napoli, Antonio Parlati, l’autore televisivo e radiofonico, Giano Aveta e la giornalista Désirée Klain

Nato a Napoli nel 1934, ottavo di dieci figli, Aterrano racconta, introdotto dalla prefazione di Pietro Gargano, in prima persona quasi un secolo di storia attraverso la lente privilegiata di chi quella storia l’ha suonata, arrangiata e prodotta.

Dal pianoforte di casa, sotto la guida di un’insegnante tedesca, alla Galleria Umberto I degli anni Cinquanta — vero salotto del mondo discografico napoletano — fino alla direzione artistica di etichette come la Zeus di Espedito Barrucci e la King Universal di Aurelio Fierro, il libro ripercorre incontri e amicizie con i protagonisti della canzone e del teatro italiano: Eduardo De Filippo, Sergio Bruni, Aurelio Fierro, Mario Trevi, Tony Astarita, Peppino Gagliardi, Giacomo Rondinella, Don Jaime de Mora y Aragón, e la scoperta — a tredici anni — di un ragazzino di nome Giovanni Calone, che il mondo avrebbe poi conosciuto come Massimo Ranieri.

Accanto ai retroscena di una vita di musica — fra cui la melodia composta a vista, davanti a Eduardo De Filippo, sui versi di «E la neve cade, cade lentamente», e l’arrangiamento di «’A pizza» di Aurelio Fierro, ancora oggi eseguito nella versione di Aterrano — il libro restituisce il ritratto di un’epoca irripetibile: i Festival, le orchestre di settanta elementi, le tournée fino in Australia, la televisione di Mike Bongiorno, Pippo Baudo e Corrado. Ma anche l’evoluzione (e le ferite) di una tradizione musicale che dal dopoguerra arriva fino a oggi.

Non è solo un memoir: è un documento. La voce di un testimone che, come lui stesso scrive, «ha il dovere di raccontare prima che la memoria si perda». Una storia personale che è insieme storia collettiva: novant’anni di Napoli che canta, raccontati da chi ne ha tenuto lo spartito, perché, conclude il Maestro: «La musica è vita, e la vita è musica». 

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LIBRI - "Le Note della Mia Vita", la presentazione dell’autobiografia di Gianni Aterrano all'Istituto Denza

di Napoli Magazine

30/05/2026 - 12:38

Le memorie di un musicista che ha attraversato novant’anni di canzone napoletana dall’interno: dal pianoforte di casa a quello dei grandi palcoscenici, dalle serenate dei vicoli ai Festival di Napoli, fino ai giorni nostri. “Le note della mia vita” (Iuppiter Edizioni www.iuppiteredizioni.it) è l’autobiografia di Gianni Aterrano — pianista, compositore, arrangiatore e direttore artistico — figura discreta, ma centrale della musica napoletana del secondo Novecento. Il libro sarà presentato, venerdì 5 giugno alle ore 19 all’Istituto Francesco Denza, Discesa Coroglio 9; insieme con l’autore ne parleranno: il direttore del Centro di Produzione della Rai di Napoli, Antonio Parlati, l’autore televisivo e radiofonico, Giano Aveta e la giornalista Désirée Klain

Nato a Napoli nel 1934, ottavo di dieci figli, Aterrano racconta, introdotto dalla prefazione di Pietro Gargano, in prima persona quasi un secolo di storia attraverso la lente privilegiata di chi quella storia l’ha suonata, arrangiata e prodotta.

Dal pianoforte di casa, sotto la guida di un’insegnante tedesca, alla Galleria Umberto I degli anni Cinquanta — vero salotto del mondo discografico napoletano — fino alla direzione artistica di etichette come la Zeus di Espedito Barrucci e la King Universal di Aurelio Fierro, il libro ripercorre incontri e amicizie con i protagonisti della canzone e del teatro italiano: Eduardo De Filippo, Sergio Bruni, Aurelio Fierro, Mario Trevi, Tony Astarita, Peppino Gagliardi, Giacomo Rondinella, Don Jaime de Mora y Aragón, e la scoperta — a tredici anni — di un ragazzino di nome Giovanni Calone, che il mondo avrebbe poi conosciuto come Massimo Ranieri.

Accanto ai retroscena di una vita di musica — fra cui la melodia composta a vista, davanti a Eduardo De Filippo, sui versi di «E la neve cade, cade lentamente», e l’arrangiamento di «’A pizza» di Aurelio Fierro, ancora oggi eseguito nella versione di Aterrano — il libro restituisce il ritratto di un’epoca irripetibile: i Festival, le orchestre di settanta elementi, le tournée fino in Australia, la televisione di Mike Bongiorno, Pippo Baudo e Corrado. Ma anche l’evoluzione (e le ferite) di una tradizione musicale che dal dopoguerra arriva fino a oggi.

Non è solo un memoir: è un documento. La voce di un testimone che, come lui stesso scrive, «ha il dovere di raccontare prima che la memoria si perda». Una storia personale che è insieme storia collettiva: novant’anni di Napoli che canta, raccontati da chi ne ha tenuto lo spartito, perché, conclude il Maestro: «La musica è vita, e la vita è musica».