In un tempo in cui il linguaggio del potere ridefinisce l’umano per giustificare l’orrore, il teatro torna a essere luogo di resistenza, da giovedì 8 gennaio 2026 alle ore 20.30 (repliche fino all’8 febbraio) al Teatro Elicantropo di Napoli, con Definisci Antigone, nuovo lavoro di Carlo Cerciello che riporta in scena il mito di Antigone come atto politico urgente e necessario.
L’allestimento, presentato da Anonima Romanzi Teatro Elicantropo, intesse testi di Sofocle, Hasenclever, Brecht, Anouilh, Ritsos e le testimonianze del medico palestinese Ezzideen Shehab, costruendo una drammaturgia stratificata che connette il mito di Antigone alla realtà del genocidio del popolo palestinese.
Il risultato è un teatro che non consola né pacifica, ma, lacerando la cortina di silenzio e indifferenza, interroga lo spettatore nella sua responsabilità di essere umano e soggetto politico.
In scena, Cecilia Lupoli è Antigone, corpo e voce di una ribellione che non ha nulla di eroico, perché nasce da un gesto elementare e irriducibile: riconoscere l’altro come umano. Accanto a lei, Serena Mazzei (Ismene), Imma Villa (Creonte) e Mariachiara Falcone (Guardia) incarnano i diversi volti del conflitto tra legge e coscienza, obbedienza e dissenso, paura e responsabilità.
Antigone è “colei che è nata contro”, contro la legge ingiusta, contro l’arbitrio del potere, contro la disumanizzazione dell’altro. Da questa definizione originaria che prende forma uno spettacolo che non si limita a rimettere in scena la tragedia sofoclea, ma la attraversa, la contamina, la espone al trauma del nostro tempo.
Il titolo dello spettacolo nasce, infatti, da una frase reale, pronunciata nel dibattito pubblico contemporaneo, “Definisci bambino”. Un’affermazione che, nel tentativo di giustificare l’orrore, rivela il meccanismo più crudele del potere, ovvero negare l’umanità per legittimare la violenza.
Definisci Antigone nasce dal bisogno di non tacere, di non restare immobili, di restituire al teatro la sua funzione più antica e necessaria: essere spazio di conflitto, di presa di posizione, di umanità condivisa.
In un tempo che chiede continuamente di “definire” per escludere, questo spettacolo rivendica il diritto di non accettare definizioni che uccidono. Antigone, ancora una volta, ci insegna che scegliere di seppellire un corpo, di nominare un morto, di riconoscere un bambino, può essere l’atto più semplice e insieme il più rivoluzionario.
di Napoli Magazine
04/01/2026 - 16:46
In un tempo in cui il linguaggio del potere ridefinisce l’umano per giustificare l’orrore, il teatro torna a essere luogo di resistenza, da giovedì 8 gennaio 2026 alle ore 20.30 (repliche fino all’8 febbraio) al Teatro Elicantropo di Napoli, con Definisci Antigone, nuovo lavoro di Carlo Cerciello che riporta in scena il mito di Antigone come atto politico urgente e necessario.
L’allestimento, presentato da Anonima Romanzi Teatro Elicantropo, intesse testi di Sofocle, Hasenclever, Brecht, Anouilh, Ritsos e le testimonianze del medico palestinese Ezzideen Shehab, costruendo una drammaturgia stratificata che connette il mito di Antigone alla realtà del genocidio del popolo palestinese.
Il risultato è un teatro che non consola né pacifica, ma, lacerando la cortina di silenzio e indifferenza, interroga lo spettatore nella sua responsabilità di essere umano e soggetto politico.
In scena, Cecilia Lupoli è Antigone, corpo e voce di una ribellione che non ha nulla di eroico, perché nasce da un gesto elementare e irriducibile: riconoscere l’altro come umano. Accanto a lei, Serena Mazzei (Ismene), Imma Villa (Creonte) e Mariachiara Falcone (Guardia) incarnano i diversi volti del conflitto tra legge e coscienza, obbedienza e dissenso, paura e responsabilità.
Antigone è “colei che è nata contro”, contro la legge ingiusta, contro l’arbitrio del potere, contro la disumanizzazione dell’altro. Da questa definizione originaria che prende forma uno spettacolo che non si limita a rimettere in scena la tragedia sofoclea, ma la attraversa, la contamina, la espone al trauma del nostro tempo.
Il titolo dello spettacolo nasce, infatti, da una frase reale, pronunciata nel dibattito pubblico contemporaneo, “Definisci bambino”. Un’affermazione che, nel tentativo di giustificare l’orrore, rivela il meccanismo più crudele del potere, ovvero negare l’umanità per legittimare la violenza.
Definisci Antigone nasce dal bisogno di non tacere, di non restare immobili, di restituire al teatro la sua funzione più antica e necessaria: essere spazio di conflitto, di presa di posizione, di umanità condivisa.
In un tempo che chiede continuamente di “definire” per escludere, questo spettacolo rivendica il diritto di non accettare definizioni che uccidono. Antigone, ancora una volta, ci insegna che scegliere di seppellire un corpo, di nominare un morto, di riconoscere un bambino, può essere l’atto più semplice e insieme il più rivoluzionario.