Al Teatro Eduardo De Filippo di Arzano, diretto da Roberta Stravino, si conclude Tracce dinamiche, la rassegna di teatro d’innovazione e sperimentale con la direzione artistica di Ettore Nigro e la collaborazione di Piccola Città Teatro. L’iniziativa è riconosciuta dal Ministero della Cultura.
L’ultimo appuntamento è previsto giovedì 16 aprile, alle ore 21, con “Mare di ruggine. La favola dell’Ilva 2.0”, un progetto di Compagnia Teatro Insania, scritto e diretto da Antimo Casertano che è anche in scena con Daniela Ioia, Luigi Credendino e Francesca De Nicolais. Le musiche originali sono firmate da Paky Di Maio, il disegno luci sono di Paco Summonte, i costumi di Pina Sorrentino, le scenografie di Flaviano Barbarisi e il laboratorio scene di Giovanni Sanniola. Lo spettacolo è vincitore del Premio ANCT 2025 (Premio Nazionale della Critica), del Premio Nuove Sensibilità 2.0 2022, del Premio Fersen, del Premio Antonio Conti di Pesaro, del Premio Speciale Felicetta Confessore – Ritratti di territorio.
“Mare di ruggine” è la storia di un padre raccontata al figlio. Una storia familiare, lunga cinque generazioni, che viaggia in parallelo con la storia dello stabilimento ex Ilva, poi Italsider di Bagnoli.
È il racconto dell’unica possibilità, l’unica alternativa che la fabbrica - ‘o cantiere - ha rappresentato per la mia famiglia in particolare e per tante, tantissime altre famiglie; a Napoli come a Taranto, a Genova come a Piombino.
È il racconto del diritto al lavoro e di come esso rappresenti l’unica certezza di esistenza nella stessa società. Un racconto che non può non tenere conto del quadro politico, sociale, ed economico del nostro paese. Il suo sviluppo, nel bene e nel male, le sue modifiche nel tempo della storia attraverso la pelle dei protagonisti, il piano di deindustrializzazione locale e nazionale. Ma è anche la volontà di raccontare della identità operaia, della voglia di sentirsi orgogliosamente parte di quella classe, delle lotte e delle conquiste e soprattutto della sua fine.
Come dichiara Casertano «“Mare di ruggine” è una favola, anche se una favola non è, contro l’abbandono perpetuo.
La voglia di riappropriarsi del bene comune, la lotta contro la privatizzazione e lo sciacallaggio. Immagine, purtroppo, di un incubo ancora presente. Ma è anche un’indagine sulla vita e la morte, amore e odio, promesse e compromessi, soprusi e tentativo di riscatto sociale. Forse sono vecchio, eppure continuo a credere che le storie, quelle semplici, conservano una potenza e una magia che non invecchia mai.
Una storia semplice come seme per il cambiamento, memoria di un periodo in cui l’unico argomento di interesse pare essere sempre altrove, inafferrabile, da qualche altra parte. La speranza che i nostri figli possano raccontare una storia diversa, una realtà nuova e libera da mostri. In definitiva, è l’impegno morale di fare luce sulla vicenda dell’Italsider che da tanti, troppi anni, giace dimenticata al suo stato di abbandono».
di Napoli Magazine
09/04/2026 - 13:48
Al Teatro Eduardo De Filippo di Arzano, diretto da Roberta Stravino, si conclude Tracce dinamiche, la rassegna di teatro d’innovazione e sperimentale con la direzione artistica di Ettore Nigro e la collaborazione di Piccola Città Teatro. L’iniziativa è riconosciuta dal Ministero della Cultura.
L’ultimo appuntamento è previsto giovedì 16 aprile, alle ore 21, con “Mare di ruggine. La favola dell’Ilva 2.0”, un progetto di Compagnia Teatro Insania, scritto e diretto da Antimo Casertano che è anche in scena con Daniela Ioia, Luigi Credendino e Francesca De Nicolais. Le musiche originali sono firmate da Paky Di Maio, il disegno luci sono di Paco Summonte, i costumi di Pina Sorrentino, le scenografie di Flaviano Barbarisi e il laboratorio scene di Giovanni Sanniola. Lo spettacolo è vincitore del Premio ANCT 2025 (Premio Nazionale della Critica), del Premio Nuove Sensibilità 2.0 2022, del Premio Fersen, del Premio Antonio Conti di Pesaro, del Premio Speciale Felicetta Confessore – Ritratti di territorio.
“Mare di ruggine” è la storia di un padre raccontata al figlio. Una storia familiare, lunga cinque generazioni, che viaggia in parallelo con la storia dello stabilimento ex Ilva, poi Italsider di Bagnoli.
È il racconto dell’unica possibilità, l’unica alternativa che la fabbrica - ‘o cantiere - ha rappresentato per la mia famiglia in particolare e per tante, tantissime altre famiglie; a Napoli come a Taranto, a Genova come a Piombino.
È il racconto del diritto al lavoro e di come esso rappresenti l’unica certezza di esistenza nella stessa società. Un racconto che non può non tenere conto del quadro politico, sociale, ed economico del nostro paese. Il suo sviluppo, nel bene e nel male, le sue modifiche nel tempo della storia attraverso la pelle dei protagonisti, il piano di deindustrializzazione locale e nazionale. Ma è anche la volontà di raccontare della identità operaia, della voglia di sentirsi orgogliosamente parte di quella classe, delle lotte e delle conquiste e soprattutto della sua fine.
Come dichiara Casertano «“Mare di ruggine” è una favola, anche se una favola non è, contro l’abbandono perpetuo.
La voglia di riappropriarsi del bene comune, la lotta contro la privatizzazione e lo sciacallaggio. Immagine, purtroppo, di un incubo ancora presente. Ma è anche un’indagine sulla vita e la morte, amore e odio, promesse e compromessi, soprusi e tentativo di riscatto sociale. Forse sono vecchio, eppure continuo a credere che le storie, quelle semplici, conservano una potenza e una magia che non invecchia mai.
Una storia semplice come seme per il cambiamento, memoria di un periodo in cui l’unico argomento di interesse pare essere sempre altrove, inafferrabile, da qualche altra parte. La speranza che i nostri figli possano raccontare una storia diversa, una realtà nuova e libera da mostri. In definitiva, è l’impegno morale di fare luce sulla vicenda dell’Italsider che da tanti, troppi anni, giace dimenticata al suo stato di abbandono».