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CULTURA & GOSSIP
TOTO' - La nipote: "Mio nonno diceva che la felicità non esiste, ma ci sono attimi di dimenticanza, nel dopoguerra ha aiutato gli italiani a riprendere la vita con un sorriso"
16.02.2021 18:01 di Napoli Magazine

Elena Anticoli De Curtis, nipote del grande Totò, è intervenuta ai microfoni de "I Tirapietre", sulle frequenze di Radio Amore Campania: "Di fondo mio nonno era un grande pessimista, ma ha sempre affrontato la vita con ironia. Diceva che la felicità non esiste, ma ci sono attimi di dimenticanza. Nel dopoguerra ha aiutato milioni di italiani a riprendere la vita con un sorriso. Un minuto nel perdersi per ridere aiuta ad alleviare la pesantezza della vita. Il suo compito lo porta avanti da ben 123 anni. Anche se non amava festeggiare le ricorrenze obbligate. Non gli piaceva il compleanno, se voleva fare un regalo, lo faceva ogni volta, senza aspettare una data. Per lui il "dare" inaspettatamente all'altro provocava grande piacere. La riscoperta di mio nonno è stata postuma, soprattutto negli anni settanta. Oggi mi fa piacere che su Netflix, Amazon Prime, se clicchi Totò, esce tutta la sfilza dei suoi film. Ho notato che anche sui social ha una grande attenzione, da poco è uscito un libro, uno storico, si chiama: "Caporali tanti, uomini pochi". Ringrazio pubblicamente l'autore. Ripercorre la storia del novecento con la filmografia ed una serie di film, se uno storico prende in mano il personaggio di mio nonno, qualcosa vorrà pur dire. Oggi conta più l'apparenza che i sentimenti e l'essenza, non c'è titolo più appropriato: "Caporali tanti, uomini pochi". Il film che mi piace di più? Devo dire che Totò e Peppino, è la coppia comica per antonomasia. Totò a scuola? Proporrei lezioni di storia attraverso i suoi film. Lui era molto attaccato alle sue radici, era orgoglioso di essere napoletano. Per me la lingua napoletana va salvaguardata, la globalizzazione sta bene, ma è importante conoscere la propria identità. Noi italiani la stiamo perdendo per strada. C'è una scena che mi rimane impressa, nonno e mamma hanno avuto un rapporto simbiotico bellissimo. Il teatro lo ha portato via dalla vita familiare, ma mamma lo aspettava svegli a fine serata, lui faceva un gioco: si presentava con una finta gobba, con un pacchettino di gianduiotti. Mi racconta sempre questa immagine. Io sono fortunata, ho goduto maggiormente l'aspetto di entrambi i genitori, a differenza dei miei genitori. Napoli? C'è gioia e dolore, percorrendo le strade di questa città riconosco le mie origini, il mio dna. Tifoso del Napoli? Certo, non posso smentire. Tutto quello che rappresentava Napoli gli stava nel cuore. Lui decise in vita di farsi costruire la tomba al Cimitero del Pianto. Con i primi soldi che guadagnò volle assicurarsi un posto da morto nella sua città. Andava a vedere i lavori ogni volta fino a che non la finivano. Si fece scolpire il suo profilo sulla tomba, questo la dice lunga. Il suo popolo lo ha sempre amato, non lo ha mai abbandonato".

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