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GOLAZO
GOLAZO - Adolfo Mollichelli su "NM": "Chiamiamola valanga azzurra, con Kvaratskhelia che ricorda un po' Best, un po' Meroni e un po' Boniek!"
15.10.2022 15:06 di Napoli Magazine

NAPOLI - Chiamiamola la valanga azzurra e che non se ne parli più. Come lo squadrone di sci capitanato da Alberto Tomba. Insomma, il Ciuccio - e figuriamoci se il suo simbolo fosse stato un cavallo, magari alla Varenne - si sta divertendo a scalciare chiunque si trovi di fronte. Sberle su sberle, sulle zolle italiche e su quelle dell'Europa nobile dalle parti di Abbey Road e dei canali olandesi con ponticelli pittoreschi. Primo in campionato, primo nel girone di Champions e conseguente passaggio anticipato agli ottavi della manifestazione che porta gloria e soldoni, pecunia non olet. Aurelio Primo ne annusa il profumo e si frega le mani. Magari avrà anche passato sottobanco - non ci credete? - un cadeau a Giuntoli che sente il profumo dei campioni, quelli in fasce non quelli dal nome altisonante, dalla pancia piena e dai garretti fragili. Forse mi ripeterò, ma mi sono innamorato da tempo - calcisticamente eh! - del giovin signore venuto dall'Est, dal paese che profuma di fiori e che produce vini che Bacco si sogna, essì l'ho detto già altre volte, ma nelle mie trasferte in Georgia ho avuto modo di inebriarmi all'olezzo dei fiori e di libare al nettare di rossi spumeggianti. E il bello e il buono non si dimentica. Kvara, figlio benedetto da Eupalla, fiore sbocciato in una terra di sofferenze e d'orgoglio. Quando assisto alle recite - possono mai chiamarsi banalmente partite? - del Napoli, può capitare, ma raramente, che mi distragga un po' perché è come un film visto tante volte, di quelli di cui conosci a menadito trama, attori, regista, in parole povere un dejavu. Ma quando entra in azione il georgiano è come se fossi rapito da un'estasi. Perché intuisci appena ciò che farà. Meglio, ti chiedi: andrà a destra, a sinistra, deciderà per il centro, concluderà, manderà in porta un compagno? E poi gli scatti, la velocità in progressione, gli sguardi attoniti dei poveri diavoli che se lo trovano davanti. Un campione di razza che mi porta indietro nel tempo e m'induce ad accostarlo agli assi del passato. Dissi già che mi ricordava due stelle filanti del calcio: un po' Meroni nell'ondeggiare, un po' Best per quel la ricerca del dribbling mai fine a se stesso, mezzo per farsi largo e poter decidere per la giocata elegante e pratica nel contempo. E però, diavolo di un georgiano, m'hai fatto rivivere in memoria ancora un altro asso che veniva anch'egli dall'Est (dalla Polonia): Zibì Boniek. Perché tu, Kvara, sprigioni la sua stessa potenza in progressione che gli valse l'appellativo di leone di Lodz. Tu, Kvara, con quel volto da studentello appena emaciato. Sono in vena di cercare assonanze, similitudini, paragoni e allora non posso tacere di Giacomino, ma sì Raspadori. Un po' Pablito okay quando giostra in area. Ma nella cineteca della memoria vedo un altro grande del passato. Ecco: Raspadori ha il baricentro basso, gioca indifferentemente con i due piedi, si piazza sui garretti e poi decide il da farsi in rapidità di pensiero e azione. A chi lo paragono? A Romario, signori.

 


Adolfo Mollichelli

 

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