Anno XX n° 24
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GOLAZO - Adolfo Mollichelli su "NM": "Napoli, il grande 'segreto' del gruppo"
22.03.2023 23:00 di Napoli Magazine

NAPOLI - E che cos'altro resta da dire su questa creatura bella e impossibile (per gli avversari)? Ho finito gli aggettivi. D'altronde li avevo usati quasi tutti un po' di tempo fa a corollario di una mia certezza: lo scudetto. Troppo facile uscire ora allo scoperto. Si sta preparando la festa, si stanno già stendendo gli azzurri teli da un balcone all'altro. Non solo nei vicoli bui e stretti che non finiscono mai (Carmela, che capolavoro!), ma addirittura nelle vie larghe, dal centro alla collina del Vomero. E non c'è scaramanzia che tenga come ha scritto l'amico Maurizio de Giovanni. Il gioco corale, i movimenti degli azzurri all'interno di situazioni sempre diverse, andrebbe studiato a Coverciano. Una tesi su questo Napoli per gli aspiranti tecnici del futuro. Al bando i termini coeso, ripartenza, palla scoperta (che noia!). Ci si riempie gli occhi alle giocate di Kvara ed ai gol di Zolla Gialla, d'accordo. Ma il grande segreto del Napoli è quello spirto guerrier ch'entro gli rugge, come ha ricordato il Grande Pelato di Certaldo al colto e all'inclita, citando quel "tutti dietro" appassionatamente dopo un corner nato male e successiva ripartenza del Sassuolo. Che sarebbe stata letale per una squadra normale, non per questa squadra monstre che disegna ghirigori mai fini a se stessi, che sprinta da pista olimpica, che dipinge reti di straordinaria bellezza. Una storia infinita sull'onda dell'entusiasmo e cavalcando il refolo di passione che spira dagli spalti. Lo 0-4 al Toro è stato l'ennesimo squillo di tromba indirizzato agli "sfrattati" dal campionato, sempre più impacciati, sempre più lontani, forse anche sempre più avviliti. I granata, solitamente tosti e fieri, al cospetto degli azzurri hanno finito col fare la figura che di solito fanno gli sparring partner delle partite in famiglia. Errori su errori, passaggi semplici sbagliati, gambe tremolanti. E' questo l'effetto che fa quando ti trovi davanti un avversario che ti sovrasta in tutto e che è alla ricerca spasmodica dell'impresa finale, passando attraverso le sfide di turno. Basta poco, un nonnulla per arrivare aritmeticamente al triangolino tricolore, il terzo, dopo trentatré anni. Intanto, la sosta. Spazio alla Nazionale che penare fa. Contro l'Inghilterra, a Napoli, almeno la curiosità di vedere all'opera (forse) Mateo Retegui il centravanti argentino naturalizzato italiano che il ct con la sciarpa ha convocato in questi tempi grami dell'Italia (in tutti i sensi). Poi, timbro finale e sfide Champions. Osimhen contro Haaland sarebbe da cose turche.

 

 

Adolfo Mollichelli

 

Napoli Magazine

 

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