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AL HILAL - Koulibaly: "Arrivo al Napoli? Mi chiamò Benitez, lì ho vissuto un periodo davvero fantastico, Sarri? Molto severo, ma mi ha reso un difensore migliore, gli sono grato"
16.09.2026 22:18 di Napoli Magazine
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Kalidou Koulibaly, ex calciatore del Napoli e difensore dell'Al-Hilal in Arabia Saudita, ha rilasciato una lunga intervista al podcast saudita "The Mo Show".

L'approdo al Napoli: "Giocavo in Belgio e Benitez mi chiamò per portarmi al Napoli. Fu fantastico, è stato un periodo meraviglioso. La pressione era altissima, perchè lì c'è solo una squadra per una città di 3 milioni di persone. Perciò le persone lì pensano solo al Napoli, volevano vincere trofei e vedere il Napoli tornare in Champions League. L'atmosfera era fantastica e la pressione era alta ad ogni partita. Il primo anno è stato difficile, ho avuto qualche problema perchè non ero ancora pronto a compiere un passo così grande. Ma poi dopo è stato fantastico. Sono cresciuto di livello, ho fatto tanta esperienza. Ma c'era tanta pressione. Credo di aver trascorso lì il perido migliore della mia carriera, forse perchè interpretavo il calcio in maniera diversa. Prima del Napoli, vivevo il calcio più che altro un divertimento: non mi prendevo cura del mio corpo. Ma dopo il mio arrivo a Napoli, la mia vita è cambiata. Ho cambiato proprio il modo di pensare al calcio. Soprattutto dopo il secondo anno a Napoli".

Il rapporto con Maurizio Sarri: "Sono stato un po' con Benitez, poi arrivò Sarri. Con Sarri all'inizio è stato molto difficile. Lui parlava solo in italiano, ma con un accento che non riuscivo a comprendere. E poi era un tipo molto esigente. Mi dava indicazioni, ma io non lo capivo. All'inizio i suoi collaboratori mi sono stati di grande aiuto per questo. Loro erano consapevoli delle mie qualità, ma Sarri è stato molto severo con me. Veramente molto duro e severo. Non c'era alcun interprete ad aiutarmi con la lingua, ho imparato un po' di italiano in una scuola. Cercavo di parlare il più possibile in italiano con i miei compagni di squadra. Sono stati fortunato perchè c'erano Ghoulam, che era un mio amico intimo a Napoli, con cui trascorrevo tantissimo tempo, e anche Jorginho. Loro mi insegnavano l'italiano tutti i giorni. Ho iniziato a capirlo di più, ma Sarri parlava con un accento toscano e per me era difficile capirlo. Piano piano sono migliorato. Volevo dimostrargli le mie qualità e vivevo ogni allenamento come una sfida tra me e lui. Lui diceva sempre: "No, Kouli non può giocare in quel modo, non può essere un buon difensore...". Così ad ogni allenamento mi dicevo: oggi glielo farò vedere! Gli dimostrerà che posso, mi guadagnerò la sua fiducia. Forse Sarri è stato duro con me, ma quella severità si è rivelata vantaggiosa perchè mi ha stimolato a diventare un grande difensore, volevo sempre dimostrargli che potevo essere un grande difensore. Direi che è anche grazie a Sarri se sono diventato quello che sono. Gli sono grato, a lui come a Calzona che era il suo vice-allenatore. Grazie a loro due, ho iniziato a vedere il calcio in modo diverso, ad analizzarlo in modo matematico".

La lingua italiana: "Ora parlo molto bene italiano. Continuo a studiarlo perchè sto per conseguire un diploma in Sport Management con un'Università italiana a Roma. Seguo i corsi in italiano ogni due settimane".

Il razzismo in Serie A: "In Italia ho affrontato problemi di razzismo due o tre volte. Per me il razzismo dovrebbe rimanere fuori dal calcio, dallo sport e dalla vita in generale. E' qualcosa che non riesco neanche ad immaginare. In Italia è molto diffuso, forse ci sono stati dei progressi ma non basta. Il calcio ha il potere di parlare alle persone, soprattutto ai giovani. Dobbiamo istruirli ed aiutarli a capire. Penso che le sanzioni non siano ancora severe abbastanza. Multe ai club, stadi chiusi... non so, ma bisogna fare di più. Lotterò sempre contro il razzismo e le discriminazioni. Non è possibile odiare una persona per il colore della sua pelle, per il Paese da cui proviene, o magari per la città in cui è nato, come succede a volte in Italia". 

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AL HILAL - Koulibaly: "Arrivo al Napoli? Mi chiamò Benitez, lì ho vissuto un periodo davvero fantastico, Sarri? Molto severo, ma mi ha reso un difensore migliore, gli sono grato"

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16/09/2026 - 22:18

Kalidou Koulibaly, ex calciatore del Napoli e difensore dell'Al-Hilal in Arabia Saudita, ha rilasciato una lunga intervista al podcast saudita "The Mo Show".

L'approdo al Napoli: "Giocavo in Belgio e Benitez mi chiamò per portarmi al Napoli. Fu fantastico, è stato un periodo meraviglioso. La pressione era altissima, perchè lì c'è solo una squadra per una città di 3 milioni di persone. Perciò le persone lì pensano solo al Napoli, volevano vincere trofei e vedere il Napoli tornare in Champions League. L'atmosfera era fantastica e la pressione era alta ad ogni partita. Il primo anno è stato difficile, ho avuto qualche problema perchè non ero ancora pronto a compiere un passo così grande. Ma poi dopo è stato fantastico. Sono cresciuto di livello, ho fatto tanta esperienza. Ma c'era tanta pressione. Credo di aver trascorso lì il perido migliore della mia carriera, forse perchè interpretavo il calcio in maniera diversa. Prima del Napoli, vivevo il calcio più che altro un divertimento: non mi prendevo cura del mio corpo. Ma dopo il mio arrivo a Napoli, la mia vita è cambiata. Ho cambiato proprio il modo di pensare al calcio. Soprattutto dopo il secondo anno a Napoli".

Il rapporto con Maurizio Sarri: "Sono stato un po' con Benitez, poi arrivò Sarri. Con Sarri all'inizio è stato molto difficile. Lui parlava solo in italiano, ma con un accento che non riuscivo a comprendere. E poi era un tipo molto esigente. Mi dava indicazioni, ma io non lo capivo. All'inizio i suoi collaboratori mi sono stati di grande aiuto per questo. Loro erano consapevoli delle mie qualità, ma Sarri è stato molto severo con me. Veramente molto duro e severo. Non c'era alcun interprete ad aiutarmi con la lingua, ho imparato un po' di italiano in una scuola. Cercavo di parlare il più possibile in italiano con i miei compagni di squadra. Sono stati fortunato perchè c'erano Ghoulam, che era un mio amico intimo a Napoli, con cui trascorrevo tantissimo tempo, e anche Jorginho. Loro mi insegnavano l'italiano tutti i giorni. Ho iniziato a capirlo di più, ma Sarri parlava con un accento toscano e per me era difficile capirlo. Piano piano sono migliorato. Volevo dimostrargli le mie qualità e vivevo ogni allenamento come una sfida tra me e lui. Lui diceva sempre: "No, Kouli non può giocare in quel modo, non può essere un buon difensore...". Così ad ogni allenamento mi dicevo: oggi glielo farò vedere! Gli dimostrerà che posso, mi guadagnerò la sua fiducia. Forse Sarri è stato duro con me, ma quella severità si è rivelata vantaggiosa perchè mi ha stimolato a diventare un grande difensore, volevo sempre dimostrargli che potevo essere un grande difensore. Direi che è anche grazie a Sarri se sono diventato quello che sono. Gli sono grato, a lui come a Calzona che era il suo vice-allenatore. Grazie a loro due, ho iniziato a vedere il calcio in modo diverso, ad analizzarlo in modo matematico".

La lingua italiana: "Ora parlo molto bene italiano. Continuo a studiarlo perchè sto per conseguire un diploma in Sport Management con un'Università italiana a Roma. Seguo i corsi in italiano ogni due settimane".

Il razzismo in Serie A: "In Italia ho affrontato problemi di razzismo due o tre volte. Per me il razzismo dovrebbe rimanere fuori dal calcio, dallo sport e dalla vita in generale. E' qualcosa che non riesco neanche ad immaginare. In Italia è molto diffuso, forse ci sono stati dei progressi ma non basta. Il calcio ha il potere di parlare alle persone, soprattutto ai giovani. Dobbiamo istruirli ed aiutarli a capire. Penso che le sanzioni non siano ancora severe abbastanza. Multe ai club, stadi chiusi... non so, ma bisogna fare di più. Lotterò sempre contro il razzismo e le discriminazioni. Non è possibile odiare una persona per il colore della sua pelle, per il Paese da cui proviene, o magari per la città in cui è nato, come succede a volte in Italia".