Rispetto agli anni passati, cosa ha modificato dei suoi princìpi?
"Ogni anno ho aggiunto qualcosa e qualcosa ho tolto. Può sembrare che giochi sempre alla stessa maniera perché l’aggressività, secondo me, deve regnare: quando affronti gente di grande qualità e cervello, se non le salti un po’ addosso e non togli tempo e spazio, fai fatica. Siccome non ho mai fatto a meno di questa caratteristica, sembra che io continui sulla stessa strada. Invece ho avuto squadre che palleggiavano di più, altre che andavano più in verticale, altre ancora che attendevano. Da quando allenavo a Trapani a oggi, io e il mio staf abbiamo stravolto il metodo e tante cose".
In cosa è cresciuto a Firenze e Bologna?
"Mi hanno dato la possibilità di mettermi in mostra in Europa. E in Europa si cresce, ci si confronta con realtà superiori. Ho capito ritmi e velocità, ho messo nel bagaglio la gestione dei tre impegni settimanali".
Prima del Besiktas, c’è stato un club italiano a cui è stato vicino?
"Diciamo di sì, ma non dico quale. Ho avuto colloqui importanti con qualche squadra in Europa. Ho fatto una gran bella chiacchierata con i dirigenti del Benfica, che mi hanno aperto un po’ la mente, visto che non ero molto orientato a lavorare all’estero. Pochi giorni dopo mi ha chiamato il Besiktas, proponendomi un progetto importante. E ho deciso di provare questa avventura che fino a pochi mesi fa non avrei mai pensato di intraprendere: avrei voluto restare in Italia, cercando di ottenere grandi traguardi. Ma la storia è andata diversamente".
La squadra italiana che le piacerebbe allenare?
"Non lo so. Il mio sogno, fin da ragazzino, è sempre stato vincere lo scudetto. E sono rimasto un sognatore. Vediamo se prima di smettere potrò esaudirlo...".
di Napoli Magazine
24/09/2026 - 08:52
Rispetto agli anni passati, cosa ha modificato dei suoi princìpi?
"Ogni anno ho aggiunto qualcosa e qualcosa ho tolto. Può sembrare che giochi sempre alla stessa maniera perché l’aggressività, secondo me, deve regnare: quando affronti gente di grande qualità e cervello, se non le salti un po’ addosso e non togli tempo e spazio, fai fatica. Siccome non ho mai fatto a meno di questa caratteristica, sembra che io continui sulla stessa strada. Invece ho avuto squadre che palleggiavano di più, altre che andavano più in verticale, altre ancora che attendevano. Da quando allenavo a Trapani a oggi, io e il mio staf abbiamo stravolto il metodo e tante cose".
In cosa è cresciuto a Firenze e Bologna?
"Mi hanno dato la possibilità di mettermi in mostra in Europa. E in Europa si cresce, ci si confronta con realtà superiori. Ho capito ritmi e velocità, ho messo nel bagaglio la gestione dei tre impegni settimanali".
Prima del Besiktas, c’è stato un club italiano a cui è stato vicino?
"Diciamo di sì, ma non dico quale. Ho avuto colloqui importanti con qualche squadra in Europa. Ho fatto una gran bella chiacchierata con i dirigenti del Benfica, che mi hanno aperto un po’ la mente, visto che non ero molto orientato a lavorare all’estero. Pochi giorni dopo mi ha chiamato il Besiktas, proponendomi un progetto importante. E ho deciso di provare questa avventura che fino a pochi mesi fa non avrei mai pensato di intraprendere: avrei voluto restare in Italia, cercando di ottenere grandi traguardi. Ma la storia è andata diversamente".
La squadra italiana che le piacerebbe allenare?
"Non lo so. Il mio sogno, fin da ragazzino, è sempre stato vincere lo scudetto. E sono rimasto un sognatore. Vediamo se prima di smettere potrò esaudirlo...".