Sal Da Vinci, cantante, ha rilasciato un'intervista a SportWeek: "Il Napoli è una malattia, e non sembri una banalità. Avevo una decina d’anni, giocavamo a Torino, mi pare nel vecchio Comunale, alle 14:30. Costrinsi mio padre - con cui avevo uno spettacolo alle 18 - a portarmi allo stadio, era il Napoli di Ruud Krol. Quale scelgo tra i quattro scudetti? Impossibile scegliere, ognuno è un momento di felicità. Il primo, innegabile, ha un valore superiore, segna il riscatto, anche sociale, costruito grazie a Maradona. Abbiamo assaporato la gioia in quei sette anni, c’era un clima festoso, andavi al San Paolo ed eri diverso dentro, ti bastava esserci, potevi anche perdere ma avevi visto Lui. Non so se per me esista un prima e un dopo Sanremo. Certo, sono stagioni diverse, come l'esistenza stessa, l'adolescenza, la gioventù, la maggiore età, la maturità, la coscienza e l'incoscienza. So che c'è stato invece un prima e un dopo Maradona. Lui è nato leggenda, lo racconta il suo vissuto, e ciò che ha lasciato qua, un'eredità insostenibile per chiunque. Ci ha trasformati e non è retorica. Rimpiango di non aver potuto andare a una partita di beneficenza, avevo un concerto; però mandai mio figlio e di Diego mi resta la telefonata. Con lui ci siamo calati in un clima di psicosi collettiva. Un mito in vita, e che sia finita in quel modo è un dolore per chi lo ha amato. Ma anche il suo addio a Napoli fu sofferenza allo stato puro. Un regalo da chiedere a De Laurentiis? Ne ha già fatti tanti e gli dobbiamo gratitudine. Ci ha introdotto stabilmente nel Grande giro, siamo di nuovo in Champions League. Abbiamo vinto due scudetti in tre campionati che però distano solo due anni l'uno dall'altro. Chi l'avrebbe detto? Ha portato calciatori strepitosi. Spalletti è una bellissima persona che dopo 33 anni ci ha permesso di diventare di nuovo Campioni d'Italia. Ci ha creduto, ha saputo orientarci dopo. quella rivoluzione, ci siamo divertiti. E poi si è assunto responsabilità forti. Conte? Spero resti a lungo. Vincere all'ultima giornata, con un solo punto di vantaggio, è la fantasia dell'immaginario collettivo. Ha reso possibile ciò che ci sembrava impossibile. Mentalità vincente, super, il più grande in circolazione in Italia. Se frequento i calciatori? Sì, tanti: Di Lorenzo e Meret, Spinazzola e Politano. Adoro McTominay ma ho un debole, umano e calcistico, per Buongiorno, che è un ragazzo di un'educazione esemplare, una profondità rara, un suo stile. Ma mi fa impazzire Mazzocchi: rappresenta il collante dello spogliatoio e si diverte, mi verrebbe da dire, si ostina a cantare. Però lo fa bene. Poi aspetto che esploda definitivamente Vergara, lui ha mezzi notevoli. Dopo Insigne è la classe degli scugnizzi che si rigenera. E Lorenzo ha dato più di quanto gli venga riconosciuto. Le delusioni? La partenza di Maradona, quell'accusa per doping, il momento buio attraversato. E ora Kvaratskhelia, una coltellata. Venne dopo Insigne, quando ci sembrava che non potesse più esserci genialità sulla fascia sinistra. Si presentò con un gol con il Tiraggiro. Non discuto le dinamiche societaria, ci mancherebbe, e le cessioni appartengono alle variabili e alle necessità. Però quel talento così grosso mi è rimasto negli occhi. Come Higuain, negli ultimi venti metri non ce n'era per nessuno. Il leader che verrà? Lo abbiamo qua in casa, è il professor De Bruyne. Guardatelo, sta in cattedra, fa scuola, sono lezioni pubbliche. E con lui McTominay. La Nazionale? Ci vuole attenzione verso i vivai. Noi che abbiamo avuto Baggio, Totti, Del Piero, Vieri, Cannavaro, Ferrara dobbiamo rilanciare un movimento che è stato consegnato tecnicamente a troppi stranieri. Tutto lecito, ci mancherebbe, la libera circolazione è sacrosanta, ma abbiamo smesso di dedicarci ai nostri ragazzi. Per sempre...? Napoli, Italia..."
di Napoli Magazine
17/05/2026 - 00:08
Sal Da Vinci, cantante, ha rilasciato un'intervista a SportWeek: "Il Napoli è una malattia, e non sembri una banalità. Avevo una decina d’anni, giocavamo a Torino, mi pare nel vecchio Comunale, alle 14:30. Costrinsi mio padre - con cui avevo uno spettacolo alle 18 - a portarmi allo stadio, era il Napoli di Ruud Krol. Quale scelgo tra i quattro scudetti? Impossibile scegliere, ognuno è un momento di felicità. Il primo, innegabile, ha un valore superiore, segna il riscatto, anche sociale, costruito grazie a Maradona. Abbiamo assaporato la gioia in quei sette anni, c’era un clima festoso, andavi al San Paolo ed eri diverso dentro, ti bastava esserci, potevi anche perdere ma avevi visto Lui. Non so se per me esista un prima e un dopo Sanremo. Certo, sono stagioni diverse, come l'esistenza stessa, l'adolescenza, la gioventù, la maggiore età, la maturità, la coscienza e l'incoscienza. So che c'è stato invece un prima e un dopo Maradona. Lui è nato leggenda, lo racconta il suo vissuto, e ciò che ha lasciato qua, un'eredità insostenibile per chiunque. Ci ha trasformati e non è retorica. Rimpiango di non aver potuto andare a una partita di beneficenza, avevo un concerto; però mandai mio figlio e di Diego mi resta la telefonata. Con lui ci siamo calati in un clima di psicosi collettiva. Un mito in vita, e che sia finita in quel modo è un dolore per chi lo ha amato. Ma anche il suo addio a Napoli fu sofferenza allo stato puro. Un regalo da chiedere a De Laurentiis? Ne ha già fatti tanti e gli dobbiamo gratitudine. Ci ha introdotto stabilmente nel Grande giro, siamo di nuovo in Champions League. Abbiamo vinto due scudetti in tre campionati che però distano solo due anni l'uno dall'altro. Chi l'avrebbe detto? Ha portato calciatori strepitosi. Spalletti è una bellissima persona che dopo 33 anni ci ha permesso di diventare di nuovo Campioni d'Italia. Ci ha creduto, ha saputo orientarci dopo. quella rivoluzione, ci siamo divertiti. E poi si è assunto responsabilità forti. Conte? Spero resti a lungo. Vincere all'ultima giornata, con un solo punto di vantaggio, è la fantasia dell'immaginario collettivo. Ha reso possibile ciò che ci sembrava impossibile. Mentalità vincente, super, il più grande in circolazione in Italia. Se frequento i calciatori? Sì, tanti: Di Lorenzo e Meret, Spinazzola e Politano. Adoro McTominay ma ho un debole, umano e calcistico, per Buongiorno, che è un ragazzo di un'educazione esemplare, una profondità rara, un suo stile. Ma mi fa impazzire Mazzocchi: rappresenta il collante dello spogliatoio e si diverte, mi verrebbe da dire, si ostina a cantare. Però lo fa bene. Poi aspetto che esploda definitivamente Vergara, lui ha mezzi notevoli. Dopo Insigne è la classe degli scugnizzi che si rigenera. E Lorenzo ha dato più di quanto gli venga riconosciuto. Le delusioni? La partenza di Maradona, quell'accusa per doping, il momento buio attraversato. E ora Kvaratskhelia, una coltellata. Venne dopo Insigne, quando ci sembrava che non potesse più esserci genialità sulla fascia sinistra. Si presentò con un gol con il Tiraggiro. Non discuto le dinamiche societaria, ci mancherebbe, e le cessioni appartengono alle variabili e alle necessità. Però quel talento così grosso mi è rimasto negli occhi. Come Higuain, negli ultimi venti metri non ce n'era per nessuno. Il leader che verrà? Lo abbiamo qua in casa, è il professor De Bruyne. Guardatelo, sta in cattedra, fa scuola, sono lezioni pubbliche. E con lui McTominay. La Nazionale? Ci vuole attenzione verso i vivai. Noi che abbiamo avuto Baggio, Totti, Del Piero, Vieri, Cannavaro, Ferrara dobbiamo rilanciare un movimento che è stato consegnato tecnicamente a troppi stranieri. Tutto lecito, ci mancherebbe, la libera circolazione è sacrosanta, ma abbiamo smesso di dedicarci ai nostri ragazzi. Per sempre...? Napoli, Italia..."