Ivan Zazzaroni, giornalista e direttore del Corriere dello Sport, scrive sul suo profilo Instagram: "Di stabile, di fermo, di definitivo nel calcio italiano vi è solo la mancanza di questi tre caratteri. Fine maggio 2026. Conte, dopo due stagioni, dà l’addio al Napoli e Sarri, primo anno alla Lazio dopo il rientro, sceglie l’Atalanta. Italiano, secondo al Bologna, vuole capire se, quando e come si svilupperà il giro delle panchine; Paratici (Fiorentina) non sa ancora se dare fiducia a Vanoli - a Firenze da inizio novembre - oppure puntare su Grosso che lascia Sassuolo dopo appena dodici mesi. Palladino, che l’11 novembre ha firmato per i Percassi, sta chiudendo la breve esperienza a Bergamo. D’Aversa, da febbraio al Toro, rischia di non essere confermato. Il futuro di Spalletti alla Juve potrebbe complicarsi domenica sera (anche se fatico a crederci), così come quello di Allegri al Milan, primo anno del secondo ciclo. Un triciclo senza le ruote. Cuesta, 31 anni a luglio, non è sicuro di restare a Parma. I tecnici di Lecce e Cremonese sono legati all’ultima, Pisa molla Hiljemark dopo soli 4 mesi, Cagliari non si sa e Verona nemmeno. Il bel calcio senza il risultato non garantisce la continuità, il risultato senza il bel calcio sì, spesso. Se poi uno riesce a portare a casa qualcosa giocando benone, rinnova che è una meraviglia. Fino alla successiva caduta. Chi invoca lo spettacolo trascurando i vuoti di cassa e altre necessità societarie dovrebbe fare un giro su una panchina italiana col presidente che non ha i soldi per fare mercato, figuriamoci le idee, e con i tifosi che esercitano le pressioni comprese nel cuore, nel biglietto e nell’abbonamento. Fallire un obiettivo non è più consentito. Se Michael Jordan non avesse giocato a basket ma allenato in Italia non avrebbe mai potuto dire: «Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento palloni, ventisei volte i miei compagni di squadra mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte, molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto». Se avesse lavorato da noi avrebbe probabilmente pronunciato questa frase: «Ho fallito molte, molte volte. Ed è per questo che da qualche anno faccio i podcast»".
di Napoli Magazine
22/05/2026 - 10:58
Ivan Zazzaroni, giornalista e direttore del Corriere dello Sport, scrive sul suo profilo Instagram: "Di stabile, di fermo, di definitivo nel calcio italiano vi è solo la mancanza di questi tre caratteri. Fine maggio 2026. Conte, dopo due stagioni, dà l’addio al Napoli e Sarri, primo anno alla Lazio dopo il rientro, sceglie l’Atalanta. Italiano, secondo al Bologna, vuole capire se, quando e come si svilupperà il giro delle panchine; Paratici (Fiorentina) non sa ancora se dare fiducia a Vanoli - a Firenze da inizio novembre - oppure puntare su Grosso che lascia Sassuolo dopo appena dodici mesi. Palladino, che l’11 novembre ha firmato per i Percassi, sta chiudendo la breve esperienza a Bergamo. D’Aversa, da febbraio al Toro, rischia di non essere confermato. Il futuro di Spalletti alla Juve potrebbe complicarsi domenica sera (anche se fatico a crederci), così come quello di Allegri al Milan, primo anno del secondo ciclo. Un triciclo senza le ruote. Cuesta, 31 anni a luglio, non è sicuro di restare a Parma. I tecnici di Lecce e Cremonese sono legati all’ultima, Pisa molla Hiljemark dopo soli 4 mesi, Cagliari non si sa e Verona nemmeno. Il bel calcio senza il risultato non garantisce la continuità, il risultato senza il bel calcio sì, spesso. Se poi uno riesce a portare a casa qualcosa giocando benone, rinnova che è una meraviglia. Fino alla successiva caduta. Chi invoca lo spettacolo trascurando i vuoti di cassa e altre necessità societarie dovrebbe fare un giro su una panchina italiana col presidente che non ha i soldi per fare mercato, figuriamoci le idee, e con i tifosi che esercitano le pressioni comprese nel cuore, nel biglietto e nell’abbonamento. Fallire un obiettivo non è più consentito. Se Michael Jordan non avesse giocato a basket ma allenato in Italia non avrebbe mai potuto dire: «Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento palloni, ventisei volte i miei compagni di squadra mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte, molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto». Se avesse lavorato da noi avrebbe probabilmente pronunciato questa frase: «Ho fallito molte, molte volte. Ed è per questo che da qualche anno faccio i podcast»".