A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex calciatore di Napoli e Juve. Di seguito, un estratto dell’intervista.
La finale di Coppa Italia sarà Lazio-Inter: è una finale meritata per le due compagini?
“Sicuramente. Se ci sono arrivate, è perché lo hanno meritato. Ieri, vedere quattro rigori parati è stato qualcosa di diverso dal solito, e fa piacere osservare un portiere così giovane esprimersi a questi livelli. Questo ragazzo dimostra grande personalità, non subisce pressioni ed è una cosa che mi rende molto contento. Ripeto, se Lazio e Inter sono in finale è perché probabilmente hanno meritato più di altri".
Parliamo anche di una grande esclusa, il Como, che ci credeva dopo il 2-0 del primo tempo contro l'Inter. Cesc Fàbregas è un santone che dà lustro al nostro calcio oppure un filosofo talmente legato alle sue idee da diventarne vittima?
“No, assolutamente. Secondo me è una via di mezzo. È una persona che porta avanti le proprie idee con grande convinzione, in una realtà come Como, con tanti giovani e senza molti italiani. Ha un’impronta chiara e crede sempre in quello che fa. Io sposo in pieno la sua teoria e il suo modo di vedere il calcio, che in Italia è difficilissimo da portare avanti. Però ha trovato una piazza in crescita che gli ha dato fiducia e lui l’ha ripagata. Considera anche che l’estate scorsa poteva andare all’Inter, ma ha deciso di continuare questo progetto. Per me Fàbregas, anche quando perde, vince sempre, perché lo fa nella maniera giusta. Il Como non ti annoia mai: queste sono le partite che dovremmo vedere sempre. Se tutti iniziassimo a pensarla come lui, vedremmo un calcio molto più bello".
Un eventuale ritorno a Napoli di Maurizio Sarri sarebbe una buona idea? Ed oggi come sarebbe la convivenza con Aurelio De Laurentiis, soprattutto se Antonio Conte dovesse andare via?
“Faccio una premessa: se Sarri riesce a gestire una convivenza complicata come quella che ha vissuto in passato, allora parliamo di un allenatore davvero forte. Quest’anno, con tutte le difficoltà, zero mercato e tante situazioni complicate, arrivare fino in fondo nelle competizioni è stato importante. Oggi credo che Sarri abbia una maturità diversa, ma penso che anche De Laurentiis sia cambiato. A me il De Laurentiis di oggi piace molto. Certo, con Conte serve una gestione particolare per andare d’accordo, ma se le parti si vengono incontro può funzionare".
Lei è tra quelli che credono che Conte lascerà il Napoli nella prossima stagione?
“Non lo credo, ma ho dei dubbi. Se oggi dovessi sbilanciarmi non saprei cosa dire. Ho visto l’ultima partita e non mi è sembrato il solito Conte. Forse pesa anche il fatto che ormai si lotta solo per la Champions e lo scudetto è sfumato, soprattutto dopo il risultato col Parma. Non riesco a essere sicuro della sua permanenza, ti dico la verità".
Quindi non è certo della permanenza di Conte, nonostante un altro anno di contratto?
“No, perché ormai i contratti contano fino a un certo punto. Abbiamo visto situazioni assurde, anche al Chelsea, con allenatori mandati via dopo pochi mesi nonostante accordi lunghissimi. Oggi conta la sintonia tra le parti e la progettualità. Non so se quella tra Conte e De Laurentiis sia rimasta la stessa, sinceramente".
Si parla anche di Enzo Maresca accostato al Napoli. Potrebbe essere lui l’uomo giusto per raccogliere l’eredità di Conte?
“Sì, potrebbe essere un profilo giusto per una ripartenza. Vedi, un allenatore giovane che prende decisioni forti dimostra personalità. Evidentemente ha visto situazioni che non lo convincevano. A me questo tipo di allenatore piace. Non lo giudico tanto per il gioco, perché non l’ho seguito a fondo, ma come mentalità mi ricorda un po’ Fàbregas: giovane, con idee e coraggio".
Il Napoli in questo momento non gira ,dipende dall’incertezza su Conte o da altri fattori?
“Sabato dallo stadio ho visto una squadra simile a quella di inizio stagione. Al di là del modulo, ci sono giocatori come Kevin De Bruyne, Scott McTominay e altri che fanno fatica a coesistere. Non possono giocare tutti insieme: uno deve stare fuori. Il Napoli deve avere un equilibrio e così non lo ha. Inserendo un giocatore più adatto al sistema, la squadra renderebbe meglio. Sabato ho rivisto questo equivoco tattico".
Il fatto di volerli utilizzare tutti può aver inciso anche sugli infortuni?
“Gestire quattro giocatori così forti è difficile, perché lasciarne uno fuori non è semplice. Però per vincere servono rose profonde e competitive. I grandi obiettivi si raggiungono quando anche chi entra dalla panchina fa la differenza. Oggi si gioca tantissimo, tra campionato, coppe e nazionali, quindi servono giocatori forti anche fuori dagli undici titolari. La gestione deve essere da allenatore di polso, come Conte, ma bisogna far capire che a volte anche i big devono riposare".
Un Napoli che arriva secondo e fa un certo percorso nelle coppe può definirsi fallimentare?
“Non è una stagione all’altezza delle aspettative. Gli infortuni hanno inciso molto, però il bicchiere è mezzo vuoto perché si era partiti con ambizioni diverse. Detto questo, la qualificazione in Champions resta un tesoretto fondamentale per ripartire. Però credo che, oltre agli infortuni, ci sia stato anche un mercato non all’altezza: alcune scelte non hanno reso come ci si aspettava, e questo ha pesato".
di Napoli Magazine
23/04/2026 - 11:41
A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex calciatore di Napoli e Juve. Di seguito, un estratto dell’intervista.
La finale di Coppa Italia sarà Lazio-Inter: è una finale meritata per le due compagini?
“Sicuramente. Se ci sono arrivate, è perché lo hanno meritato. Ieri, vedere quattro rigori parati è stato qualcosa di diverso dal solito, e fa piacere osservare un portiere così giovane esprimersi a questi livelli. Questo ragazzo dimostra grande personalità, non subisce pressioni ed è una cosa che mi rende molto contento. Ripeto, se Lazio e Inter sono in finale è perché probabilmente hanno meritato più di altri".
Parliamo anche di una grande esclusa, il Como, che ci credeva dopo il 2-0 del primo tempo contro l'Inter. Cesc Fàbregas è un santone che dà lustro al nostro calcio oppure un filosofo talmente legato alle sue idee da diventarne vittima?
“No, assolutamente. Secondo me è una via di mezzo. È una persona che porta avanti le proprie idee con grande convinzione, in una realtà come Como, con tanti giovani e senza molti italiani. Ha un’impronta chiara e crede sempre in quello che fa. Io sposo in pieno la sua teoria e il suo modo di vedere il calcio, che in Italia è difficilissimo da portare avanti. Però ha trovato una piazza in crescita che gli ha dato fiducia e lui l’ha ripagata. Considera anche che l’estate scorsa poteva andare all’Inter, ma ha deciso di continuare questo progetto. Per me Fàbregas, anche quando perde, vince sempre, perché lo fa nella maniera giusta. Il Como non ti annoia mai: queste sono le partite che dovremmo vedere sempre. Se tutti iniziassimo a pensarla come lui, vedremmo un calcio molto più bello".
Un eventuale ritorno a Napoli di Maurizio Sarri sarebbe una buona idea? Ed oggi come sarebbe la convivenza con Aurelio De Laurentiis, soprattutto se Antonio Conte dovesse andare via?
“Faccio una premessa: se Sarri riesce a gestire una convivenza complicata come quella che ha vissuto in passato, allora parliamo di un allenatore davvero forte. Quest’anno, con tutte le difficoltà, zero mercato e tante situazioni complicate, arrivare fino in fondo nelle competizioni è stato importante. Oggi credo che Sarri abbia una maturità diversa, ma penso che anche De Laurentiis sia cambiato. A me il De Laurentiis di oggi piace molto. Certo, con Conte serve una gestione particolare per andare d’accordo, ma se le parti si vengono incontro può funzionare".
Lei è tra quelli che credono che Conte lascerà il Napoli nella prossima stagione?
“Non lo credo, ma ho dei dubbi. Se oggi dovessi sbilanciarmi non saprei cosa dire. Ho visto l’ultima partita e non mi è sembrato il solito Conte. Forse pesa anche il fatto che ormai si lotta solo per la Champions e lo scudetto è sfumato, soprattutto dopo il risultato col Parma. Non riesco a essere sicuro della sua permanenza, ti dico la verità".
Quindi non è certo della permanenza di Conte, nonostante un altro anno di contratto?
“No, perché ormai i contratti contano fino a un certo punto. Abbiamo visto situazioni assurde, anche al Chelsea, con allenatori mandati via dopo pochi mesi nonostante accordi lunghissimi. Oggi conta la sintonia tra le parti e la progettualità. Non so se quella tra Conte e De Laurentiis sia rimasta la stessa, sinceramente".
Si parla anche di Enzo Maresca accostato al Napoli. Potrebbe essere lui l’uomo giusto per raccogliere l’eredità di Conte?
“Sì, potrebbe essere un profilo giusto per una ripartenza. Vedi, un allenatore giovane che prende decisioni forti dimostra personalità. Evidentemente ha visto situazioni che non lo convincevano. A me questo tipo di allenatore piace. Non lo giudico tanto per il gioco, perché non l’ho seguito a fondo, ma come mentalità mi ricorda un po’ Fàbregas: giovane, con idee e coraggio".
Il Napoli in questo momento non gira ,dipende dall’incertezza su Conte o da altri fattori?
“Sabato dallo stadio ho visto una squadra simile a quella di inizio stagione. Al di là del modulo, ci sono giocatori come Kevin De Bruyne, Scott McTominay e altri che fanno fatica a coesistere. Non possono giocare tutti insieme: uno deve stare fuori. Il Napoli deve avere un equilibrio e così non lo ha. Inserendo un giocatore più adatto al sistema, la squadra renderebbe meglio. Sabato ho rivisto questo equivoco tattico".
Il fatto di volerli utilizzare tutti può aver inciso anche sugli infortuni?
“Gestire quattro giocatori così forti è difficile, perché lasciarne uno fuori non è semplice. Però per vincere servono rose profonde e competitive. I grandi obiettivi si raggiungono quando anche chi entra dalla panchina fa la differenza. Oggi si gioca tantissimo, tra campionato, coppe e nazionali, quindi servono giocatori forti anche fuori dagli undici titolari. La gestione deve essere da allenatore di polso, come Conte, ma bisogna far capire che a volte anche i big devono riposare".
Un Napoli che arriva secondo e fa un certo percorso nelle coppe può definirsi fallimentare?
“Non è una stagione all’altezza delle aspettative. Gli infortuni hanno inciso molto, però il bicchiere è mezzo vuoto perché si era partiti con ambizioni diverse. Detto questo, la qualificazione in Champions resta un tesoretto fondamentale per ripartire. Però credo che, oltre agli infortuni, ci sia stato anche un mercato non all’altezza: alcune scelte non hanno reso come ci si aspettava, e questo ha pesato".