Giovanni Simeone, ex attaccante del Napoli ora al Torino, è stato intervistato da La Stampa al termine del ritiro granata in Trentino. Ecco un estratto.
Abate è un allenatore debuttante in Serie A: le ricorda qualcuno?
"Conte per l’intensità degli allenamenti e per la cura maniacale del dettaglio. Poi ti mette pressione e un po’ pazzo bisogna essere per fare questo. Lui ha le sue idee e la sua impronta che sta facendo vedere: ha tanta voglia di migliorare e migliorarci".
Il River Plate l’ha corteggiato a lungo: perché ha scelto di restare?
"Tornare in Argentina mi piacerebbe tantissimo e arriverà quel momento, ma non lo è ancora. Ora devo stare qua, creare un nuovo gruppo e concentrarmi sul Toro che ha un allenatore nuovo. Sono concentrato al 100% sul Toro".
Cairo e Petrachi che parola-chiave hanno usato per convincerti?
"Ci siamo parlati con il presidente e siamo stati molto chiari. È andata così, non c’è stata una parola in più o in meno per convincermi".
Molti tifosi, scherzando, pensano che la seconda maglia stile River sia stata fatta per farla sentire a casa e così restare…
"Il Toro ha già avuto questo tipo di maglia, ma anche il River ha onorato i granata (sorride, ndr). E’ sempre una bella cosa: c’è questo legame e sono molto contento che River e Toro siano uniti dopo la tragedia di Superga
Cosa cambia nel giocare con il 3-4-2-1 di Abate?
"Giocare con Abate mi piace, ha idee e vuole giocare per essere molto partecipativo e offensivo. Poi sono tante le cose da migliorare: idee e principi sono buoni, vanno solo assimilati il prima possibile".
Come l’ha vissuta la finale mondiale e ha sentito suo fratello Giuliano?
"La vigilia è sempre bella e me la sono goduta, ma ero agitato per mio fratello. Tutte le partite le ho viste da solo: non volevo nessuno. Voglio bene alla Nazionale e a mio fratello, ma vedo le cose positive: mio fratello è un orgoglio per uno come me che ama il calcio e vorrebbe essere lì vicino per aiutarlo".
di Napoli Magazine
26/07/2026 - 07:57
Giovanni Simeone, ex attaccante del Napoli ora al Torino, è stato intervistato da La Stampa al termine del ritiro granata in Trentino. Ecco un estratto.
Abate è un allenatore debuttante in Serie A: le ricorda qualcuno?
"Conte per l’intensità degli allenamenti e per la cura maniacale del dettaglio. Poi ti mette pressione e un po’ pazzo bisogna essere per fare questo. Lui ha le sue idee e la sua impronta che sta facendo vedere: ha tanta voglia di migliorare e migliorarci".
Il River Plate l’ha corteggiato a lungo: perché ha scelto di restare?
"Tornare in Argentina mi piacerebbe tantissimo e arriverà quel momento, ma non lo è ancora. Ora devo stare qua, creare un nuovo gruppo e concentrarmi sul Toro che ha un allenatore nuovo. Sono concentrato al 100% sul Toro".
Cairo e Petrachi che parola-chiave hanno usato per convincerti?
"Ci siamo parlati con il presidente e siamo stati molto chiari. È andata così, non c’è stata una parola in più o in meno per convincermi".
Molti tifosi, scherzando, pensano che la seconda maglia stile River sia stata fatta per farla sentire a casa e così restare…
"Il Toro ha già avuto questo tipo di maglia, ma anche il River ha onorato i granata (sorride, ndr). E’ sempre una bella cosa: c’è questo legame e sono molto contento che River e Toro siano uniti dopo la tragedia di Superga
Cosa cambia nel giocare con il 3-4-2-1 di Abate?
"Giocare con Abate mi piace, ha idee e vuole giocare per essere molto partecipativo e offensivo. Poi sono tante le cose da migliorare: idee e principi sono buoni, vanno solo assimilati il prima possibile".
Come l’ha vissuta la finale mondiale e ha sentito suo fratello Giuliano?
"La vigilia è sempre bella e me la sono goduta, ma ero agitato per mio fratello. Tutte le partite le ho viste da solo: non volevo nessuno. Voglio bene alla Nazionale e a mio fratello, ma vedo le cose positive: mio fratello è un orgoglio per uno come me che ama il calcio e vorrebbe essere lì vicino per aiutarlo".