A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Andrea Agostinelli, allenatore ex Napoli ed ex calciatore, tra le tante, di Napoli ed Atalanta.
Prima di parlare di mercato, le chiedo un commento sul Mondiale. Fa rumore l'eliminazione della Germania, se l'Italia ha mancato per tre volte consecutive la qualificazione al Mondiale, la Germania per tre volte non è andata oltre i sedicesimi. Cosa ne pensa?
“Si, è una grande delusione. Germania e Olanda sono le due vere delusioni di questo torneo, perché uscire già alla fase a gironi, per nazionali di questo livello, rappresenta un fallimento. Prima ci sono state anche Turchia e Senegal, che secondo me hanno fatto al di sotto delle aspettative. Il Senegal, in particolare, resta una delle nazionali africane più importanti e non essere riuscito a qualificarsi è un risultato negativo. Le maggiori delusioni sono quindi Germania, Olanda, Turchia e Senegal. Questo dimostra ancora una volta che il calcio va giocato sul campo. E poi c'è il Marocco: chi ancora oggi non lo considera una grande nazionale, secondo me, non conosce il calcio".
Ieri sera hanno parlato diversi direttori sportivi. Parto dalle dichiarazioni di Piero Ausilio, che ha definito un "tradimento", paragonandolo a quelli vissuti ai tempi del liceo, la vicenda che ha portato Palestra a scegliere il Chelsea. Anche ammesso che il club inglese abbia offerto il doppio sia per il cartellino sia per l'ingaggio, questa vicenda ci dice che l'Inter non attraversa un momento economico semplice?
“Credo che le squadre italiane abbiano ormai un tetto economico ben definito entro cui devono restare. Capisco il rammarico di Ausilio, ma se un mese fa eri davvero convinto di prendere Palestra, probabilmente avresti dovuto chiudere subito l'operazione, senza trascinarla troppo. Così forse lo avresti portato a casa. Poi è chiaro: se il Chelsea ti offre il doppio dell'ingaggio, passando da tre a sei milioni, è difficile chiedere a un ragazzo di rinunciare. Bisogna essere onesti. L'Inter ha incassato una delusione sia con Palestra sia con Nico Paz. Mi ricorda quanto accaduto la scorsa estate con Lookman, quando sembrava destinato all'Inter e poi la trattativa sfumò. Ausilio è un ottimo dirigente, ma credo sia costretto a muoversi entro limiti economici molto rigidi imposti dalla società. Non vedo altre spiegazioni. Le squadre italiane hanno un tetto di spesa: oltre quello non possono andare. Se arriva un club inglese con disponibilità superiori, è difficile competere. È un po' come quando si tratta con l'Atalanta: o paghi quello che chiede oppure il giocatore prende altre strade, spesso all'estero".
A proposito di Atalanta, il club bergamasco si è inserito nella corsa a Mario Gila, obiettivo anche di Napoli e Lazio. A oggi, secondo lei, dove giocherà il difensore spagnolo nella prossima stagione?
“Da una parte c'è il Napoli, che gioca la Champions League e rappresenta sempre una destinazione prestigiosa. Da quello che so, il Napoli segue Gila già da tempo e, per questo motivo, continuo a considerarlo leggermente favorito. Detto questo, attenzione all'Atalanta, perché è una società molto pericolosa sul mercato".
Ieri sera ha parlato anche il direttore sportivo del Napoli, Giovanni Manna. Ha detto una cosa abbastanza evidente: il Napoli è coperto in ogni ruolo e, prima di acquistare, dovrà cedere. Considerando che oggi ha quasi quaranta calciatori sotto contratto, possiamo dire che sta pagando gli errori di gestione delle ultime due stagioni?
“Sicuramente sì. Una rosa così ampia significa che qualcosa nella programmazione non ha funzionato. Prima di acquistare bisogna inevitabilmente vendere. Mi incuriosisce anche l'interesse per questo giovane esterno israeliano del Royale Union Saint-Gilloise, profilo molto interessante. Però mi chiedo: il Napoli ha già Politano, David Neres e Spinazzola sulle corsie esterne. Mi domando se oggi quella sia davvero la priorità. Personalmente credo che il vero obiettivo resti un difensore come Mario Gila".
E proprio su Gila cosa sta accadendo?
“L'Atalanta è diventata ancora più pericolosa. Se un allenatore vuole davvero un giocatore, spesso interviene personalmente. Non so se sia successo in questo caso, ma se io fossi un allenatore lo chiamerei direttamente per convincerlo. Il Napoli dovrà fare molta attenzione. Se ha già mosso i passi giusti in anticipo può avere un vantaggio, ma oggi vedo la situazione molto equilibrata: 51% Napoli e 49% Atalanta. Sono convinto che il club bergamasco non mollerà facilmente".
Giovanni Manna ha detto chiaramente che Gila interessa al Napoli, ma anche ad altri club, e che prima di acquistare bisogna vendere. Allora mi chiedo: se il Napoli deve prima cedere, perché ha lavorato così a lungo su questo giocatore?
“Perché sa che in difesa serve un rinforzo. Anche una squadra organizzata come quella di Conte, nella scorsa stagione, in alcune occasioni ha sofferto dietro. Le dichiarazioni dei dirigenti possono lasciare intendere tante cose, ma non danno mai certezze. La Lazio, inoltre, ha una posizione favorevole perché il giocatore è vicino alla scadenza del contratto e si è creata una situazione particolare, quasi un'asta, che normalmente non si vede per un calciatore in scadenza. È una situazione favorevole soprattutto per la Lazio".
In questi giorni il club rossonero ha definito l'acquisto di Goncalo Ramos dal Paris Saint-Germain per una cifra molto importante. Che giudizio dà sull'attaccante?
“A me Goncalo Ramos piace. Il dubbio non riguarda il giocatore, ma il costo dell'operazione. Oltre settanta milioni mi sembrano davvero tanti. Poi sappiamo che Jorge Mendes ha un peso enorme in queste trattative. Negli ultimi anni tanti affari importanti sono passati da lui e i rapporti con il Milan sono ottimi. Considerando che Rafael Leão è spesso al centro di voci di mercato ed è assistito dallo stesso procuratore, mi chiedo se questa operazione non possa essere collegata anche a possibili sviluppi futuri. Magari non è così, ma è una riflessione che mi viene spontanea".
Ha colpito anche il fatto che Gerry Cardinale sia intervenuto personalmente nella trattativa con Nasser Al-Khelaïfi. Secondo lei il Milan ha pagato una cifra così alta anche per motivi che vanno oltre il valore tecnico del calciatore?
“Ho avuto modo di confrontarmi anche con realtà americane e posso assicurarvi che, nei fondi d'investimento, il primo obiettivo non è sempre il risultato sportivo ma il business. Ti racconto un episodio: quando ebbi la possibilità di allenare a Miami, durante gli incontri il presidente parlò molto più di sponsor, punti vendita e sviluppo commerciale che di aspetti tecnici. Questo ti fa capire come sia cambiato il calcio. Non ci sono più tanti presidenti come quelli di una volta, penso a Corrado Ferlaino o anche ad Aurelio De Laurentiis, che vivono quotidianamente la squadra. Oggi molti club sono gestiti da fondi e il business è parte integrante delle strategie. Per questo non bisogna stupirsi se un'operazione come quella di Gonzalo Ramos supera i settanta milioni. Spesso dietro ci sono dinamiche economiche e commerciali che vanno ben oltre il semplice valore del calciatore".
di Napoli Magazine
30/06/2026 - 11:27
A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Andrea Agostinelli, allenatore ex Napoli ed ex calciatore, tra le tante, di Napoli ed Atalanta.
Prima di parlare di mercato, le chiedo un commento sul Mondiale. Fa rumore l'eliminazione della Germania, se l'Italia ha mancato per tre volte consecutive la qualificazione al Mondiale, la Germania per tre volte non è andata oltre i sedicesimi. Cosa ne pensa?
“Si, è una grande delusione. Germania e Olanda sono le due vere delusioni di questo torneo, perché uscire già alla fase a gironi, per nazionali di questo livello, rappresenta un fallimento. Prima ci sono state anche Turchia e Senegal, che secondo me hanno fatto al di sotto delle aspettative. Il Senegal, in particolare, resta una delle nazionali africane più importanti e non essere riuscito a qualificarsi è un risultato negativo. Le maggiori delusioni sono quindi Germania, Olanda, Turchia e Senegal. Questo dimostra ancora una volta che il calcio va giocato sul campo. E poi c'è il Marocco: chi ancora oggi non lo considera una grande nazionale, secondo me, non conosce il calcio".
Ieri sera hanno parlato diversi direttori sportivi. Parto dalle dichiarazioni di Piero Ausilio, che ha definito un "tradimento", paragonandolo a quelli vissuti ai tempi del liceo, la vicenda che ha portato Palestra a scegliere il Chelsea. Anche ammesso che il club inglese abbia offerto il doppio sia per il cartellino sia per l'ingaggio, questa vicenda ci dice che l'Inter non attraversa un momento economico semplice?
“Credo che le squadre italiane abbiano ormai un tetto economico ben definito entro cui devono restare. Capisco il rammarico di Ausilio, ma se un mese fa eri davvero convinto di prendere Palestra, probabilmente avresti dovuto chiudere subito l'operazione, senza trascinarla troppo. Così forse lo avresti portato a casa. Poi è chiaro: se il Chelsea ti offre il doppio dell'ingaggio, passando da tre a sei milioni, è difficile chiedere a un ragazzo di rinunciare. Bisogna essere onesti. L'Inter ha incassato una delusione sia con Palestra sia con Nico Paz. Mi ricorda quanto accaduto la scorsa estate con Lookman, quando sembrava destinato all'Inter e poi la trattativa sfumò. Ausilio è un ottimo dirigente, ma credo sia costretto a muoversi entro limiti economici molto rigidi imposti dalla società. Non vedo altre spiegazioni. Le squadre italiane hanno un tetto di spesa: oltre quello non possono andare. Se arriva un club inglese con disponibilità superiori, è difficile competere. È un po' come quando si tratta con l'Atalanta: o paghi quello che chiede oppure il giocatore prende altre strade, spesso all'estero".
A proposito di Atalanta, il club bergamasco si è inserito nella corsa a Mario Gila, obiettivo anche di Napoli e Lazio. A oggi, secondo lei, dove giocherà il difensore spagnolo nella prossima stagione?
“Da una parte c'è il Napoli, che gioca la Champions League e rappresenta sempre una destinazione prestigiosa. Da quello che so, il Napoli segue Gila già da tempo e, per questo motivo, continuo a considerarlo leggermente favorito. Detto questo, attenzione all'Atalanta, perché è una società molto pericolosa sul mercato".
Ieri sera ha parlato anche il direttore sportivo del Napoli, Giovanni Manna. Ha detto una cosa abbastanza evidente: il Napoli è coperto in ogni ruolo e, prima di acquistare, dovrà cedere. Considerando che oggi ha quasi quaranta calciatori sotto contratto, possiamo dire che sta pagando gli errori di gestione delle ultime due stagioni?
“Sicuramente sì. Una rosa così ampia significa che qualcosa nella programmazione non ha funzionato. Prima di acquistare bisogna inevitabilmente vendere. Mi incuriosisce anche l'interesse per questo giovane esterno israeliano del Royale Union Saint-Gilloise, profilo molto interessante. Però mi chiedo: il Napoli ha già Politano, David Neres e Spinazzola sulle corsie esterne. Mi domando se oggi quella sia davvero la priorità. Personalmente credo che il vero obiettivo resti un difensore come Mario Gila".
E proprio su Gila cosa sta accadendo?
“L'Atalanta è diventata ancora più pericolosa. Se un allenatore vuole davvero un giocatore, spesso interviene personalmente. Non so se sia successo in questo caso, ma se io fossi un allenatore lo chiamerei direttamente per convincerlo. Il Napoli dovrà fare molta attenzione. Se ha già mosso i passi giusti in anticipo può avere un vantaggio, ma oggi vedo la situazione molto equilibrata: 51% Napoli e 49% Atalanta. Sono convinto che il club bergamasco non mollerà facilmente".
Giovanni Manna ha detto chiaramente che Gila interessa al Napoli, ma anche ad altri club, e che prima di acquistare bisogna vendere. Allora mi chiedo: se il Napoli deve prima cedere, perché ha lavorato così a lungo su questo giocatore?
“Perché sa che in difesa serve un rinforzo. Anche una squadra organizzata come quella di Conte, nella scorsa stagione, in alcune occasioni ha sofferto dietro. Le dichiarazioni dei dirigenti possono lasciare intendere tante cose, ma non danno mai certezze. La Lazio, inoltre, ha una posizione favorevole perché il giocatore è vicino alla scadenza del contratto e si è creata una situazione particolare, quasi un'asta, che normalmente non si vede per un calciatore in scadenza. È una situazione favorevole soprattutto per la Lazio".
In questi giorni il club rossonero ha definito l'acquisto di Goncalo Ramos dal Paris Saint-Germain per una cifra molto importante. Che giudizio dà sull'attaccante?
“A me Goncalo Ramos piace. Il dubbio non riguarda il giocatore, ma il costo dell'operazione. Oltre settanta milioni mi sembrano davvero tanti. Poi sappiamo che Jorge Mendes ha un peso enorme in queste trattative. Negli ultimi anni tanti affari importanti sono passati da lui e i rapporti con il Milan sono ottimi. Considerando che Rafael Leão è spesso al centro di voci di mercato ed è assistito dallo stesso procuratore, mi chiedo se questa operazione non possa essere collegata anche a possibili sviluppi futuri. Magari non è così, ma è una riflessione che mi viene spontanea".
Ha colpito anche il fatto che Gerry Cardinale sia intervenuto personalmente nella trattativa con Nasser Al-Khelaïfi. Secondo lei il Milan ha pagato una cifra così alta anche per motivi che vanno oltre il valore tecnico del calciatore?
“Ho avuto modo di confrontarmi anche con realtà americane e posso assicurarvi che, nei fondi d'investimento, il primo obiettivo non è sempre il risultato sportivo ma il business. Ti racconto un episodio: quando ebbi la possibilità di allenare a Miami, durante gli incontri il presidente parlò molto più di sponsor, punti vendita e sviluppo commerciale che di aspetti tecnici. Questo ti fa capire come sia cambiato il calcio. Non ci sono più tanti presidenti come quelli di una volta, penso a Corrado Ferlaino o anche ad Aurelio De Laurentiis, che vivono quotidianamente la squadra. Oggi molti club sono gestiti da fondi e il business è parte integrante delle strategie. Per questo non bisogna stupirsi se un'operazione come quella di Gonzalo Ramos supera i settanta milioni. Spesso dietro ci sono dinamiche economiche e commerciali che vanno ben oltre il semplice valore del calciatore".