Poco
Tanto
Mediamente
NAPOLI - C'è un problema che accompagna il Napoli ormai da diverse stagioni e che, con il passare dei mesi, sta assumendo contorni sempre più preoccupanti. Non è soltanto una questione di sfortuna, né può essere liquidata con la semplice constatazione che il calendario del calcio moderno sia particolarmente impegnativo. Gli infortuni rappresentano una variabile che incide sulla competitività della squadra, sulla continuità del lavoro di Allegri e sulla possibilità di costruire un'identità tecnica riconoscibile attraverso gli allenamenti quotidiani.
Dalla stagione 2024/2025 a quella attuale, passando per la tormentata annata 2025/2026, il Napoli ha dovuto fare i conti con una successione di problemi fisici che hanno coinvolto praticamente tutti i reparti. Muscoli, adduttori, cosce, caviglie, ginocchia, problemi di natura traumatica e recuperi che si sono protratti oltre le previsioni iniziali. Una situazione che merita un'analisi approfondita, senza allarmismi ma anche senza sottovalutazioni.
Perché quando gli indisponibili diventano numerosi, quando i giocatori rientrano e sono costretti a fermarsi nuovamente, quando alcuni elementi fondamentali trascorrono settimane o mesi lontano dal campo, il problema non riguarda più soltanto il singolo calciatore.
Riguarda l'intera organizzazione.
La stagione 2024/2025, conclusa con la conquista dello scudetto, ha rappresentato un'annata straordinaria sul piano sportivo, ma non priva di difficoltà dal punto di vista fisico.
Il Napoli ha registrato 36 infortuni, con un costo assicurativo stimato di 4,08 milioni di euro. Un dato relativamente contenuto rispetto ad altre società italiane, ma che non racconta da solo la distribuzione degli stop e il peso specifico delle assenze più importanti.
Il caso più significativo è quello di Alessandro Buongiorno.
Il difensore, arrivato dal Torino nell'estate del 2024, ha attraversato una stagione caratterizzata da diversi problemi fisici. Una distorsione alla caviglia in avvio, una frattura della vertebra lombare che lo ha tenuto lontano dal campo per circa 44 giorni, quindi una serie di problemi agli adduttori che hanno condizionato soprattutto il finale di campionato.
Buongiorno ha infatti accumulato circa 115 giorni di indisponibilità nella prima stagione azzurra.
Un dato pesante per un calciatore chiamato a rappresentare uno dei riferimenti della linea difensiva.
La sua assenza nel momento decisivo del campionato ha inevitabilmente ridotto le possibilità di rotazione, costringendo il Napoli a modificare gli equilibri del reparto.
Non si tratta di mettere in discussione le qualità del giocatore, ma di comprendere quanto la continuità fisica sia diventata un elemento determinante nella valutazione complessiva di una stagione.
E proprio Buongiorno, purtroppo, sarebbe diventato uno dei simboli di una problematica destinata a ripresentarsi.
Se la stagione precedente aveva lasciato qualche campanello d'allarme, quella 2025/2026 ha rappresentato un salto decisamente più evidente.
Il Napoli di Antonio Conte ha dovuto affrontare un'emergenza che ha coinvolto numerosi titolari e giocatori destinati a ricoprire ruoli importanti nella gestione della squadra.
Il 19 gennaio 2026 si è registrato un totale di 153 partite saltate per infortunio, con circa venti calciatori coinvolti anche per indisponibilità limitate.
A marzo, il bilancio sarebbe ulteriormente cresciuto fino a raggiungere 225 gare complessivamente saltate.
Un numero che fotografa con maggiore precisione l'impatto dell'emergenza sulla stagione.
Tra i giocatori maggiormente penalizzati figuravano:
- Romelu Lukaku, 31 partite saltate;
- Kevin De Bruyne, 28;
- Frank Zambo Anguissa, 24;
- Billy Gilmour, 23;
- Alex Meret, 19;
- Amir Rrahmani, 17;
- David Neres, 14;
- Stanislav Lobotka, 7;
- Giovanni Di Lorenzo, 6;
- Scott McTominay, 6;
- Matteo Politano, 5.
Il dato relativo a Lukaku è particolarmente significativo: il centravanti ha saltato 31 partite, diventando uno dei giocatori più penalizzati dall'emergenza.
Anche De Bruyne, Anguissa e Gilmour hanno attraversato periodi di indisponibilità che hanno privato Conte di importanti soluzioni in mezzo al campo.
Lobotka, riferimento nella costruzione del gioco, ha dovuto fermarsi, mentre Meret ha affrontato una stagione complicata da problemi fisici.
Rrahmani, Di Lorenzo, Neres e Politano hanno contribuito ad allungare ulteriormente la lista degli indisponibili.
Il quadro non è stato caratterizzato soltanto dalla quantità degli infortuni, ma anche dalla loro distribuzione.
Il Napoli ha perso contemporaneamente elementi appartenenti a reparti diversi, trovandosi spesso nella necessità di modificare assetto, interpreti e caratteristiche della squadra.
A gennaio, erano già stati registrati 33 infortuni, 24 dei quali di natura muscolare.
A fine gennaio, il totale degli stop significativi superava i 660 giorni considerando soltanto i calciatori rimasti indisponibili almeno due settimane.
Un conteggio che, sommando le assenze individuali, restituisce la dimensione dell'emergenza.
Il dato deve essere interpretato con attenzione: non rappresenta giorni consecutivi di indisponibilità della squadra, ma la somma dei periodi trascorsi ai box dai singoli giocatori.
Resta comunque una fotografia eloquente.
Il caso Buongiorno ha avuto una continuità preoccupante anche nella stagione successiva.
Dopo gli stop del 2024/2025, il difensore ha dovuto affrontare un intervento chirurgico nell'estate del 2025, che gli ha impedito di svolgere regolarmente parte della preparazione.
Successivamente, un problema agli adduttori e una contusione al ginocchio hanno ulteriormente condizionato la sua disponibilità.
Il bilancio delle due stagioni ha raggiunto 166 giorni di indisponibilità.
Una cifra che impone una riflessione sulla gestione dei carichi e sulla necessità di accompagnare il giocatore verso un recupero realmente stabile.
Lukaku, invece, ha rappresentato uno dei casi più pesanti sul piano offensivo.
Il suo lungo stop ha privato il Napoli di una presenza fisica importante, capace di garantire protezione del pallone, profondità e riferimenti per i compagni.
De Bruyne ha vissuto una stagione altrettanto complicata.
Il centrocampista belga ha saltato 28 partite secondo il conteggio aggiornato a marzo, mentre il rapporto sugli stop significativi di gennaio gli attribuiva 89 giorni di indisponibilità.
Anguissa ha accumulato 24 partite saltate, con problemi muscolari che hanno condizionato la sua continuità.
Gilmour, con 23 gare saltate, ha rappresentato un'altra assenza importante per il centrocampo.
Non è difficile comprendere quanto queste indisponibilità abbiano inciso sulla possibilità di costruire una squadra stabile.
Quando vengono meno contemporaneamente il centravanti, il regista, una mezzala di inserimento e un riferimento difensivo, l'allenatore è costretto a intervenire continuamente sull'organizzazione.
E ogni modifica comporta inevitabilmente un nuovo periodo di adattamento.
La stagione attuale, iniziata con nuove aspettative e con Allegri chiamato a consolidare il progetto tecnico, sta riproponendo una situazione che sembrava poter essere superata.
Il quadro degli infortuni si è aggravato progressivamente tra settembre, ottobre e i primi giorni di novembre.
Il 10 settembre, il Napoli ha comunicato due diagnosi:
Alex Meret ha riportato una lesione di basso grado dell'adduttore lungo della coscia sinistra.
Alisson Santos ha invece accusato una lesione di medio grado del bicipite femorale sinistro.
Per Meret, le prime stime indicavano un recupero entro la fine di settembre, poi il rientro effettivo è arrivato in ottobre.
Per Alisson, il quadro si è rivelato più complesso: lo stop iniziale ha richiesto diverse settimane, con una successiva ricaduta che ha nuovamente allungato i tempi.
Anguissa, dopo un problema all'adduttore, è tornato ad allenarsi in gruppo il 10 settembre.
Il centrocampista ha poi dovuto gestire un nuovo stop, con una previsione iniziale di circa due settimane.
Anche Scott McTominay ha affrontato un problema fisico che ha richiesto un percorso di recupero e una nuova valutazione dell'idoneità agonistica.
Nel frattempo, Giovane ha dovuto fare i conti con un problema inguinale, mentre Spinazzola ha accusato un infortunio muscolare.
Buongiorno, già penalizzato dagli stop delle due precedenti stagioni, ha affrontato un nuovo problema al ginocchio.
La situazione si è ulteriormente complicata nel mese di ottobre.
Antonio Vergara ha accusato un problema al polpaccio, Mathías Olivera ha dovuto fermarsi per un problema muscolare e Costantino Favasuli ha riportato una lesione al retto femorale.
David Neres e Alisson Santos sono stati nuovamente condizionati da problemi alla coscia.
Per Favasuli e Alisson il recupero potrebbe avvenire dopo la sosta dell'8 novembre, mentre per Neres la situazione resta da monitorare.
Per Buongiorno, invece, la previsione era ancora più lunga, con un rientro atteso nel 2027.
Il quadro è diventato ancora più delicato dopo Juventus-Napoli.
Il 1° novembre, Kevin De Bruyne ha riportato una distorsione alla caviglia (per fortuna subito rientrata), mentre Giovanni Di Lorenzo ha accusato un risentimento all'adduttore.
Anche Olivera è uscito dal campo con un problema muscolare.
Le condizioni degli ultimi due sono state affidate agli esami clinici, senza una previsione definitiva di recupero immediatamente disponibile.
Lobotka, invece, ha riportato una lesione alla caviglia sinistra, con una stima di rientro intorno alla fine di dicembre.
Badiashile ha accusato una lesione muscolare, mentre Spinazzola ha dovuto affrontare un nuovo problema al bicipite femorale.
A questi si sono aggiunti i problemi fisici di Milinkovic-Savic e la lieve influenza che ha colpito Hojlund.
Il risultato è stato un elenco di indisponibili che, alla vigilia della trasferta europea contro il Porto, ha raggiunto dimensioni difficilmente sostenibili.
Allegri ha descritto la situazione con una frase che rende bene l'idea: in allenamento, ha spiegato, non riuscivano neppure a coprire il cerchio di centrocampo per il torello.
Una battuta, certo, ma anche un indicatore della difficoltà quotidiana.
Il Napoli ha dunque attraversato tre stagioni differenti, ma con una problematica che si ripresenta.
Nel 2024/2025, 36 infortuni complessivi.
Nel 2025/2026, almeno 33 episodi già registrati a gennaio, con un conteggio successivo di 225 partite saltate.
Nel 2026/2027, l'emergenza si è nuovamente estesa a diversi titolari, con una successione di problemi muscolari e traumatici.
È importante distinguere i dati: gli infortuni, le partite saltate e i giorni di indisponibilità non sono indicatori equivalenti.
Un giocatore può accusare più di un problema nel corso della stessa stagione.
Un infortunio può comportare uno stop di pochi giorni oppure di diverse settimane.
Le statistiche disponibili, inoltre, non sempre utilizzano gli stessi criteri di conteggio.
Ma il quadro complessivo resta evidente.
Il Napoli ha bisogno di recuperare continuità fisica.
E soprattutto deve evitare che i rientri diventino soltanto momenti temporanei prima di una nuova indisponibilità.
La prima risposta non può essere individuata nella semplice richiesta di maggiore attenzione da parte dei calciatori.
La professionalità dei giocatori è fondamentale, ma una situazione di questo tipo richiede una strategia strutturata.
Il Napoli deve innanzitutto procedere a una valutazione individuale dei carichi di lavoro.
Non tutti i giocatori hanno le stesse caratteristiche fisiche, la stessa storia clinica e le stesse necessità di recupero.
Buongiorno, Anguissa, De Bruyne, Lobotka, Spinazzola e Alisson Santos hanno attraversato problematiche differenti.
Con una programmazione personalizzata, va posta particolare attenzione ai calciatori che hanno accumulato più stop nel corso delle ultime stagioni.
Il secondo punto riguarda la prevenzione.
La gestione dei carichi deve essere accompagnata da un monitoraggio quotidiano delle condizioni fisiche, dalla valutazione della fatica muscolare alla qualità del recupero, passando per il controllo delle eventuali asimmetrie e dei segnali di sovraccarico.
Il terzo elemento riguarda il ritorno in campo.
Un giocatore non può essere considerato pienamente recuperato soltanto perché ha superato la fase clinica dell'infortunio.
Il rientro deve prevedere una progressione graduale, con allenamenti individuali, lavoro con il gruppo e successiva gestione dei minuti.
La disponibilità per una partita non deve coincidere automaticamente con la possibilità di sostenere novanta minuti.
In questo senso, la gestione delle rotazioni diventa fondamentale.
Allegri deve poter contare su un gruppo sufficientemente ampio e su una programmazione che consenta di distribuire le energie senza esporre continuamente gli stessi calciatori a un rischio eccessivo.
La soluzione passa anche attraverso una maggiore integrazione tra staff medico, preparatori atletici, allenatore e dirigenti.
Il monitoraggio deve essere continuo, con riunioni periodiche e una valutazione complessiva dei casi più delicati.
Non basta intervenire quando il giocatore si ferma.
Bisogna individuare i segnali prima che il problema diventi un infortunio.
Un altro aspetto riguarda la costruzione della squadra.
Il Napoli deve avere una rosa in grado di affrontare una stagione lunga senza dipendere eccessivamente da un numero ristretto di titolari.
Le alternative devono essere realmente utilizzabili, non soltanto presenti numericamente.
La gestione del mercato deve quindi tenere conto anche della disponibilità fisica dei calciatori.
Un giocatore con una storia recente di infortuni non può essere valutato esclusivamente sulla base delle qualità tecniche.
Allo stesso modo, le riserve devono essere preparate per sostenere un ruolo importante quando i titolari sono indisponibili.
Il Napoli ha bisogno di una struttura che permetta di affrontare le emergenze senza compromettere l'identità di gioco.
Questo non significa rinunciare ai propri obiettivi, ma costruire una squadra più resistente alle difficoltà.
La successione degli infortuni impone anche una verifica interna, analizzando con attenzione ciò che è accaduto.
Il club deve verificare se i carichi di lavoro siano stati adeguati, se i tempi di recupero siano stati rispettati, se la gestione dei rientri abbia seguito criteri uniformi e se la comunicazione tra le diverse componenti dello staff sia stata efficace.
È necessario anche comprendere quanto abbiano inciso il calendario, le trasferte, le condizioni dei campi e le eventuali difficoltà nella preparazione estiva.
La risposta deve essere basata sui dati, non sulle impressioni.
Perché soltanto attraverso un'analisi seria sarà possibile individuare eventuali criticità e correggerle.
Il lavoro dell'allenatore è inevitabilmente condizionato dalla disponibilità dei calciatori.
Allegri può intervenire sull'organizzazione tattica, sulle scelte di formazione, sulla gestione delle energie e sulla preparazione delle partite.
Ma non può costruire una squadra stabile se ogni settimana è costretto a modificare il reparto difensivo, il centrocampo e l'attacco.
La continuità degli allenamenti rappresenta una componente fondamentale del lavoro tecnico.
Senza quella continuità, anche le migliori idee rischiano di rimanere soltanto sulla carta.
Il Napoli deve quindi recuperare i propri giocatori, ma anche ritrovare una condizione generale che consenta di affrontare il calendario con maggiore serenità.
La stagione è ancora lunga.
E proprio per questo non bisogna limitarsi a rincorrere le emergenze.
Il Napoli non può permettersi di considerare gli infortuni una semplice fatalità.
La componente casuale esiste, soprattutto nel calcio, ma la ripetizione di problemi fisici nel corso di tre stagioni richiede una riflessione approfondita.
I numeri della stagione 2025/2026, le difficoltà di Buongiorno, i lunghi stop di Lukaku e De Bruyne, i problemi muscolari di Anguissa e Gilmour e la nuova emergenza della stagione attuale rappresentano elementi che devono essere analizzati insieme.
La soluzione non è una rivoluzione improvvisata.
È un percorso che deve partire dalla prevenzione, proseguire attraverso una gestione personalizzata dei recuperi e arrivare a una programmazione tecnica e atletica più equilibrata.
Il Napoli deve proteggere i propri calciatori, valorizzare la profondità della rosa e costruire un sistema capace di ridurre il rischio di nuovi stop.
Soltanto così Allegri potrà lavorare con maggiore continuità, ritrovare gli equilibri della squadra e affrontare gli impegni senza essere costretto a inseguire continuamente l'emergenza.
Perché una squadra competitiva non si costruisce soltanto attraverso il talento, le idee e gli investimenti.
Si costruisce anche attraverso la disponibilità dei propri uomini.
E oggi, per il Napoli, questa è una priorità assoluta.

di Napoli Magazine
06/11/2026 - 08:00
NAPOLI - C'è un problema che accompagna il Napoli ormai da diverse stagioni e che, con il passare dei mesi, sta assumendo contorni sempre più preoccupanti. Non è soltanto una questione di sfortuna, né può essere liquidata con la semplice constatazione che il calendario del calcio moderno sia particolarmente impegnativo. Gli infortuni rappresentano una variabile che incide sulla competitività della squadra, sulla continuità del lavoro di Allegri e sulla possibilità di costruire un'identità tecnica riconoscibile attraverso gli allenamenti quotidiani.
Dalla stagione 2024/2025 a quella attuale, passando per la tormentata annata 2025/2026, il Napoli ha dovuto fare i conti con una successione di problemi fisici che hanno coinvolto praticamente tutti i reparti. Muscoli, adduttori, cosce, caviglie, ginocchia, problemi di natura traumatica e recuperi che si sono protratti oltre le previsioni iniziali. Una situazione che merita un'analisi approfondita, senza allarmismi ma anche senza sottovalutazioni.
Perché quando gli indisponibili diventano numerosi, quando i giocatori rientrano e sono costretti a fermarsi nuovamente, quando alcuni elementi fondamentali trascorrono settimane o mesi lontano dal campo, il problema non riguarda più soltanto il singolo calciatore.
Riguarda l'intera organizzazione.
La stagione 2024/2025, conclusa con la conquista dello scudetto, ha rappresentato un'annata straordinaria sul piano sportivo, ma non priva di difficoltà dal punto di vista fisico.
Il Napoli ha registrato 36 infortuni, con un costo assicurativo stimato di 4,08 milioni di euro. Un dato relativamente contenuto rispetto ad altre società italiane, ma che non racconta da solo la distribuzione degli stop e il peso specifico delle assenze più importanti.
Il caso più significativo è quello di Alessandro Buongiorno.
Il difensore, arrivato dal Torino nell'estate del 2024, ha attraversato una stagione caratterizzata da diversi problemi fisici. Una distorsione alla caviglia in avvio, una frattura della vertebra lombare che lo ha tenuto lontano dal campo per circa 44 giorni, quindi una serie di problemi agli adduttori che hanno condizionato soprattutto il finale di campionato.
Buongiorno ha infatti accumulato circa 115 giorni di indisponibilità nella prima stagione azzurra.
Un dato pesante per un calciatore chiamato a rappresentare uno dei riferimenti della linea difensiva.
La sua assenza nel momento decisivo del campionato ha inevitabilmente ridotto le possibilità di rotazione, costringendo il Napoli a modificare gli equilibri del reparto.
Non si tratta di mettere in discussione le qualità del giocatore, ma di comprendere quanto la continuità fisica sia diventata un elemento determinante nella valutazione complessiva di una stagione.
E proprio Buongiorno, purtroppo, sarebbe diventato uno dei simboli di una problematica destinata a ripresentarsi.
Se la stagione precedente aveva lasciato qualche campanello d'allarme, quella 2025/2026 ha rappresentato un salto decisamente più evidente.
Il Napoli di Antonio Conte ha dovuto affrontare un'emergenza che ha coinvolto numerosi titolari e giocatori destinati a ricoprire ruoli importanti nella gestione della squadra.
Il 19 gennaio 2026 si è registrato un totale di 153 partite saltate per infortunio, con circa venti calciatori coinvolti anche per indisponibilità limitate.
A marzo, il bilancio sarebbe ulteriormente cresciuto fino a raggiungere 225 gare complessivamente saltate.
Un numero che fotografa con maggiore precisione l'impatto dell'emergenza sulla stagione.
Tra i giocatori maggiormente penalizzati figuravano:
- Romelu Lukaku, 31 partite saltate;
- Kevin De Bruyne, 28;
- Frank Zambo Anguissa, 24;
- Billy Gilmour, 23;
- Alex Meret, 19;
- Amir Rrahmani, 17;
- David Neres, 14;
- Stanislav Lobotka, 7;
- Giovanni Di Lorenzo, 6;
- Scott McTominay, 6;
- Matteo Politano, 5.
Il dato relativo a Lukaku è particolarmente significativo: il centravanti ha saltato 31 partite, diventando uno dei giocatori più penalizzati dall'emergenza.
Anche De Bruyne, Anguissa e Gilmour hanno attraversato periodi di indisponibilità che hanno privato Conte di importanti soluzioni in mezzo al campo.
Lobotka, riferimento nella costruzione del gioco, ha dovuto fermarsi, mentre Meret ha affrontato una stagione complicata da problemi fisici.
Rrahmani, Di Lorenzo, Neres e Politano hanno contribuito ad allungare ulteriormente la lista degli indisponibili.
Il quadro non è stato caratterizzato soltanto dalla quantità degli infortuni, ma anche dalla loro distribuzione.
Il Napoli ha perso contemporaneamente elementi appartenenti a reparti diversi, trovandosi spesso nella necessità di modificare assetto, interpreti e caratteristiche della squadra.
A gennaio, erano già stati registrati 33 infortuni, 24 dei quali di natura muscolare.
A fine gennaio, il totale degli stop significativi superava i 660 giorni considerando soltanto i calciatori rimasti indisponibili almeno due settimane.
Un conteggio che, sommando le assenze individuali, restituisce la dimensione dell'emergenza.
Il dato deve essere interpretato con attenzione: non rappresenta giorni consecutivi di indisponibilità della squadra, ma la somma dei periodi trascorsi ai box dai singoli giocatori.
Resta comunque una fotografia eloquente.
Il caso Buongiorno ha avuto una continuità preoccupante anche nella stagione successiva.
Dopo gli stop del 2024/2025, il difensore ha dovuto affrontare un intervento chirurgico nell'estate del 2025, che gli ha impedito di svolgere regolarmente parte della preparazione.
Successivamente, un problema agli adduttori e una contusione al ginocchio hanno ulteriormente condizionato la sua disponibilità.
Il bilancio delle due stagioni ha raggiunto 166 giorni di indisponibilità.
Una cifra che impone una riflessione sulla gestione dei carichi e sulla necessità di accompagnare il giocatore verso un recupero realmente stabile.
Lukaku, invece, ha rappresentato uno dei casi più pesanti sul piano offensivo.
Il suo lungo stop ha privato il Napoli di una presenza fisica importante, capace di garantire protezione del pallone, profondità e riferimenti per i compagni.
De Bruyne ha vissuto una stagione altrettanto complicata.
Il centrocampista belga ha saltato 28 partite secondo il conteggio aggiornato a marzo, mentre il rapporto sugli stop significativi di gennaio gli attribuiva 89 giorni di indisponibilità.
Anguissa ha accumulato 24 partite saltate, con problemi muscolari che hanno condizionato la sua continuità.
Gilmour, con 23 gare saltate, ha rappresentato un'altra assenza importante per il centrocampo.
Non è difficile comprendere quanto queste indisponibilità abbiano inciso sulla possibilità di costruire una squadra stabile.
Quando vengono meno contemporaneamente il centravanti, il regista, una mezzala di inserimento e un riferimento difensivo, l'allenatore è costretto a intervenire continuamente sull'organizzazione.
E ogni modifica comporta inevitabilmente un nuovo periodo di adattamento.
La stagione attuale, iniziata con nuove aspettative e con Allegri chiamato a consolidare il progetto tecnico, sta riproponendo una situazione che sembrava poter essere superata.
Il quadro degli infortuni si è aggravato progressivamente tra settembre, ottobre e i primi giorni di novembre.
Il 10 settembre, il Napoli ha comunicato due diagnosi:
Alex Meret ha riportato una lesione di basso grado dell'adduttore lungo della coscia sinistra.
Alisson Santos ha invece accusato una lesione di medio grado del bicipite femorale sinistro.
Per Meret, le prime stime indicavano un recupero entro la fine di settembre, poi il rientro effettivo è arrivato in ottobre.
Per Alisson, il quadro si è rivelato più complesso: lo stop iniziale ha richiesto diverse settimane, con una successiva ricaduta che ha nuovamente allungato i tempi.
Anguissa, dopo un problema all'adduttore, è tornato ad allenarsi in gruppo il 10 settembre.
Il centrocampista ha poi dovuto gestire un nuovo stop, con una previsione iniziale di circa due settimane.
Anche Scott McTominay ha affrontato un problema fisico che ha richiesto un percorso di recupero e una nuova valutazione dell'idoneità agonistica.
Nel frattempo, Giovane ha dovuto fare i conti con un problema inguinale, mentre Spinazzola ha accusato un infortunio muscolare.
Buongiorno, già penalizzato dagli stop delle due precedenti stagioni, ha affrontato un nuovo problema al ginocchio.
La situazione si è ulteriormente complicata nel mese di ottobre.
Antonio Vergara ha accusato un problema al polpaccio, Mathías Olivera ha dovuto fermarsi per un problema muscolare e Costantino Favasuli ha riportato una lesione al retto femorale.
David Neres e Alisson Santos sono stati nuovamente condizionati da problemi alla coscia.
Per Favasuli e Alisson il recupero potrebbe avvenire dopo la sosta dell'8 novembre, mentre per Neres la situazione resta da monitorare.
Per Buongiorno, invece, la previsione era ancora più lunga, con un rientro atteso nel 2027.
Il quadro è diventato ancora più delicato dopo Juventus-Napoli.
Il 1° novembre, Kevin De Bruyne ha riportato una distorsione alla caviglia (per fortuna subito rientrata), mentre Giovanni Di Lorenzo ha accusato un risentimento all'adduttore.
Anche Olivera è uscito dal campo con un problema muscolare.
Le condizioni degli ultimi due sono state affidate agli esami clinici, senza una previsione definitiva di recupero immediatamente disponibile.
Lobotka, invece, ha riportato una lesione alla caviglia sinistra, con una stima di rientro intorno alla fine di dicembre.
Badiashile ha accusato una lesione muscolare, mentre Spinazzola ha dovuto affrontare un nuovo problema al bicipite femorale.
A questi si sono aggiunti i problemi fisici di Milinkovic-Savic e la lieve influenza che ha colpito Hojlund.
Il risultato è stato un elenco di indisponibili che, alla vigilia della trasferta europea contro il Porto, ha raggiunto dimensioni difficilmente sostenibili.
Allegri ha descritto la situazione con una frase che rende bene l'idea: in allenamento, ha spiegato, non riuscivano neppure a coprire il cerchio di centrocampo per il torello.
Una battuta, certo, ma anche un indicatore della difficoltà quotidiana.
Il Napoli ha dunque attraversato tre stagioni differenti, ma con una problematica che si ripresenta.
Nel 2024/2025, 36 infortuni complessivi.
Nel 2025/2026, almeno 33 episodi già registrati a gennaio, con un conteggio successivo di 225 partite saltate.
Nel 2026/2027, l'emergenza si è nuovamente estesa a diversi titolari, con una successione di problemi muscolari e traumatici.
È importante distinguere i dati: gli infortuni, le partite saltate e i giorni di indisponibilità non sono indicatori equivalenti.
Un giocatore può accusare più di un problema nel corso della stessa stagione.
Un infortunio può comportare uno stop di pochi giorni oppure di diverse settimane.
Le statistiche disponibili, inoltre, non sempre utilizzano gli stessi criteri di conteggio.
Ma il quadro complessivo resta evidente.
Il Napoli ha bisogno di recuperare continuità fisica.
E soprattutto deve evitare che i rientri diventino soltanto momenti temporanei prima di una nuova indisponibilità.
La prima risposta non può essere individuata nella semplice richiesta di maggiore attenzione da parte dei calciatori.
La professionalità dei giocatori è fondamentale, ma una situazione di questo tipo richiede una strategia strutturata.
Il Napoli deve innanzitutto procedere a una valutazione individuale dei carichi di lavoro.
Non tutti i giocatori hanno le stesse caratteristiche fisiche, la stessa storia clinica e le stesse necessità di recupero.
Buongiorno, Anguissa, De Bruyne, Lobotka, Spinazzola e Alisson Santos hanno attraversato problematiche differenti.
Con una programmazione personalizzata, va posta particolare attenzione ai calciatori che hanno accumulato più stop nel corso delle ultime stagioni.
Il secondo punto riguarda la prevenzione.
La gestione dei carichi deve essere accompagnata da un monitoraggio quotidiano delle condizioni fisiche, dalla valutazione della fatica muscolare alla qualità del recupero, passando per il controllo delle eventuali asimmetrie e dei segnali di sovraccarico.
Il terzo elemento riguarda il ritorno in campo.
Un giocatore non può essere considerato pienamente recuperato soltanto perché ha superato la fase clinica dell'infortunio.
Il rientro deve prevedere una progressione graduale, con allenamenti individuali, lavoro con il gruppo e successiva gestione dei minuti.
La disponibilità per una partita non deve coincidere automaticamente con la possibilità di sostenere novanta minuti.
In questo senso, la gestione delle rotazioni diventa fondamentale.
Allegri deve poter contare su un gruppo sufficientemente ampio e su una programmazione che consenta di distribuire le energie senza esporre continuamente gli stessi calciatori a un rischio eccessivo.
La soluzione passa anche attraverso una maggiore integrazione tra staff medico, preparatori atletici, allenatore e dirigenti.
Il monitoraggio deve essere continuo, con riunioni periodiche e una valutazione complessiva dei casi più delicati.
Non basta intervenire quando il giocatore si ferma.
Bisogna individuare i segnali prima che il problema diventi un infortunio.
Un altro aspetto riguarda la costruzione della squadra.
Il Napoli deve avere una rosa in grado di affrontare una stagione lunga senza dipendere eccessivamente da un numero ristretto di titolari.
Le alternative devono essere realmente utilizzabili, non soltanto presenti numericamente.
La gestione del mercato deve quindi tenere conto anche della disponibilità fisica dei calciatori.
Un giocatore con una storia recente di infortuni non può essere valutato esclusivamente sulla base delle qualità tecniche.
Allo stesso modo, le riserve devono essere preparate per sostenere un ruolo importante quando i titolari sono indisponibili.
Il Napoli ha bisogno di una struttura che permetta di affrontare le emergenze senza compromettere l'identità di gioco.
Questo non significa rinunciare ai propri obiettivi, ma costruire una squadra più resistente alle difficoltà.
La successione degli infortuni impone anche una verifica interna, analizzando con attenzione ciò che è accaduto.
Il club deve verificare se i carichi di lavoro siano stati adeguati, se i tempi di recupero siano stati rispettati, se la gestione dei rientri abbia seguito criteri uniformi e se la comunicazione tra le diverse componenti dello staff sia stata efficace.
È necessario anche comprendere quanto abbiano inciso il calendario, le trasferte, le condizioni dei campi e le eventuali difficoltà nella preparazione estiva.
La risposta deve essere basata sui dati, non sulle impressioni.
Perché soltanto attraverso un'analisi seria sarà possibile individuare eventuali criticità e correggerle.
Il lavoro dell'allenatore è inevitabilmente condizionato dalla disponibilità dei calciatori.
Allegri può intervenire sull'organizzazione tattica, sulle scelte di formazione, sulla gestione delle energie e sulla preparazione delle partite.
Ma non può costruire una squadra stabile se ogni settimana è costretto a modificare il reparto difensivo, il centrocampo e l'attacco.
La continuità degli allenamenti rappresenta una componente fondamentale del lavoro tecnico.
Senza quella continuità, anche le migliori idee rischiano di rimanere soltanto sulla carta.
Il Napoli deve quindi recuperare i propri giocatori, ma anche ritrovare una condizione generale che consenta di affrontare il calendario con maggiore serenità.
La stagione è ancora lunga.
E proprio per questo non bisogna limitarsi a rincorrere le emergenze.
Il Napoli non può permettersi di considerare gli infortuni una semplice fatalità.
La componente casuale esiste, soprattutto nel calcio, ma la ripetizione di problemi fisici nel corso di tre stagioni richiede una riflessione approfondita.
I numeri della stagione 2025/2026, le difficoltà di Buongiorno, i lunghi stop di Lukaku e De Bruyne, i problemi muscolari di Anguissa e Gilmour e la nuova emergenza della stagione attuale rappresentano elementi che devono essere analizzati insieme.
La soluzione non è una rivoluzione improvvisata.
È un percorso che deve partire dalla prevenzione, proseguire attraverso una gestione personalizzata dei recuperi e arrivare a una programmazione tecnica e atletica più equilibrata.
Il Napoli deve proteggere i propri calciatori, valorizzare la profondità della rosa e costruire un sistema capace di ridurre il rischio di nuovi stop.
Soltanto così Allegri potrà lavorare con maggiore continuità, ritrovare gli equilibri della squadra e affrontare gli impegni senza essere costretto a inseguire continuamente l'emergenza.
Perché una squadra competitiva non si costruisce soltanto attraverso il talento, le idee e gli investimenti.
Si costruisce anche attraverso la disponibilità dei propri uomini.
E oggi, per il Napoli, questa è una priorità assoluta.
