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MR Z - Caro Conte, in bocca al lupo!
26.05.2026 07:00 di Napoli Magazine
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NAPOLI - Più che una conferenza stampa è stata una seduta di psicanalisi. Vedere Conte seduto al fianco di De Laurentiis mostrare chiari segni di fastidio e quasi di noia, fino quasi a interromperlo per dire ai giornalisti se non mi fate altre domande vado a casa, non è stato un bel vedere. Come non è stato un bel sentire le scarse e poco chiare motivazioni che l’allenatore ha dato alla sua decisione di chiudere il contratto con il Napoli con un anno di anticipo. Che cosa significa ‘compattarvi’, compito nel quale, a suo dire, Conte avrebbe fallito? Chi o che cosa doveva ‘compattare’? E perché costoro avrebbero dovuto farlo, per obblighi contrattuali o per responsabilità professionali? E ancora: chi sono i ‘falliti’, questi reietti della società che hanno osato ‘scrivere per avere un like’ o che ‘fanno le trasmissioni per dire dopo: hai visto come ho attaccato Conte e la squadra?’ E chi è che avrebbe seminato veleni e zizzania ‘contro di me e i miei calciatori’?. Insomma se questi sono veramente i motivi per i quali l’allenatore ha deciso di chiudere la sua esperienza a Napoli, si capisce benissimo qual è il suo vero problema: ha un pessimo rapporto con il suo certificato di residenza. Lo ha fatto alla Juve (eccezionalmente dopo il terzo anno e non dopo il secondo), lo ha fatto all’Inter, lo ha fatto al Chelsea, lo ha fatto al Tottenham, lo ha fatto in Nazionale e prima ancora lo aveva fatto al Siena, all’Arezzo, al Bari e all’Atalanta. Due anni di lavoro, arrivederci e grazie! In tutte queste sedi si era dovuto confrontare con i falliti, con chi aveva sparso veleni e seminato zizzania? Caro Conte, verrebbe da dirgli, se pensi che tutta questa acredine nei tuoi confronti si sia manifestata anche a Napoli, beh allora hai fatto benissimo ad andar via. Ti auguriamo con tutto il cuore, anche per la riconoscenza che ti dobbiamo per aver condotto la squadra alla conquista di un sorprendente e inatteso scudetto, di una Supercoppa e di un secondo posto in campionato, di trovare al più presto un’altra piazza prestigiosa nella quale i falliti di turno facciano sentire su di te la loro nefasta influenza, fino a condurti all’abbandono molto dopo che sia trascorso un biennio. Possiamo immaginare che comunque si manifesteranno in qualunque posto, anche il più remoto del globo, ti dovessi trasferire. Speriamo soltanto che lo facciano il più tardi possibile. Certo, forse anche noi giornalisti abbiamo avuto il torto di non osannarti a dovere quando hai vinto lo scudetto o quando sei arrivato al secondo posto nonostante i tanti infortuni. Forse qualcuno di noi ha addirittura pensato – e lo ha perfino detto o scritto - che i ripetuti guai capitati ai calciatori potessero essere in qualche modo anche figli dei tuoi metodi di allenamento. Forse non ti abbiamo onorato e acclamato come ti saresti aspettato da noi della stampa. Purtroppo però il lavoro dei giornalisti è diverso da quello di allenatori che guadagnano 700 mila euro al mese e che hanno l’incarico di fare del tutto per far vincere scudetti e coppe alle loro squadre. Noi giornalisti, che portiamo a casa ogni mese giusto quello che ci serve per vivere dignitosamente, abbiamo un dovere diverso dal tuo ed è soltanto e semplicemente quello di raccontare con serietà e con onestà le cose che vediamo e quelle che sentiamo. A te, con affetto sincero, auguriamo un buon proseguimento di carriera.

Mario Zaccaria

Napoli Magazine

Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.coM

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NAPOLI - Più che una conferenza stampa è stata una seduta di psicanalisi. Vedere Conte seduto al fianco di De Laurentiis mostrare chiari segni di fastidio e quasi di noia, fino quasi a interromperlo per dire ai giornalisti se non mi fate altre domande vado a casa, non è stato un bel vedere. Come non è stato un bel sentire le scarse e poco chiare motivazioni che l’allenatore ha dato alla sua decisione di chiudere il contratto con il Napoli con un anno di anticipo. Che cosa significa ‘compattarvi’, compito nel quale, a suo dire, Conte avrebbe fallito? Chi o che cosa doveva ‘compattare’? E perché costoro avrebbero dovuto farlo, per obblighi contrattuali o per responsabilità professionali? E ancora: chi sono i ‘falliti’, questi reietti della società che hanno osato ‘scrivere per avere un like’ o che ‘fanno le trasmissioni per dire dopo: hai visto come ho attaccato Conte e la squadra?’ E chi è che avrebbe seminato veleni e zizzania ‘contro di me e i miei calciatori’?. Insomma se questi sono veramente i motivi per i quali l’allenatore ha deciso di chiudere la sua esperienza a Napoli, si capisce benissimo qual è il suo vero problema: ha un pessimo rapporto con il suo certificato di residenza. Lo ha fatto alla Juve (eccezionalmente dopo il terzo anno e non dopo il secondo), lo ha fatto all’Inter, lo ha fatto al Chelsea, lo ha fatto al Tottenham, lo ha fatto in Nazionale e prima ancora lo aveva fatto al Siena, all’Arezzo, al Bari e all’Atalanta. Due anni di lavoro, arrivederci e grazie! In tutte queste sedi si era dovuto confrontare con i falliti, con chi aveva sparso veleni e seminato zizzania? Caro Conte, verrebbe da dirgli, se pensi che tutta questa acredine nei tuoi confronti si sia manifestata anche a Napoli, beh allora hai fatto benissimo ad andar via. Ti auguriamo con tutto il cuore, anche per la riconoscenza che ti dobbiamo per aver condotto la squadra alla conquista di un sorprendente e inatteso scudetto, di una Supercoppa e di un secondo posto in campionato, di trovare al più presto un’altra piazza prestigiosa nella quale i falliti di turno facciano sentire su di te la loro nefasta influenza, fino a condurti all’abbandono molto dopo che sia trascorso un biennio. Possiamo immaginare che comunque si manifesteranno in qualunque posto, anche il più remoto del globo, ti dovessi trasferire. Speriamo soltanto che lo facciano il più tardi possibile. Certo, forse anche noi giornalisti abbiamo avuto il torto di non osannarti a dovere quando hai vinto lo scudetto o quando sei arrivato al secondo posto nonostante i tanti infortuni. Forse qualcuno di noi ha addirittura pensato – e lo ha perfino detto o scritto - che i ripetuti guai capitati ai calciatori potessero essere in qualche modo anche figli dei tuoi metodi di allenamento. Forse non ti abbiamo onorato e acclamato come ti saresti aspettato da noi della stampa. Purtroppo però il lavoro dei giornalisti è diverso da quello di allenatori che guadagnano 700 mila euro al mese e che hanno l’incarico di fare del tutto per far vincere scudetti e coppe alle loro squadre. Noi giornalisti, che portiamo a casa ogni mese giusto quello che ci serve per vivere dignitosamente, abbiamo un dovere diverso dal tuo ed è soltanto e semplicemente quello di raccontare con serietà e con onestà le cose che vediamo e quelle che sentiamo. A te, con affetto sincero, auguriamo un buon proseguimento di carriera.

Mario Zaccaria

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