NAPOLI - Dopo averne viste e sentite di tutti i colori in questo fine settimana da incubo, mi è tornato improvvisamente alla mente Zi’ Nicola. Chi è, vi chiederete? Ma come, chi non lo ricorda? Zi’ Nicola è il personaggio che incarna il mutismo nella commedia ‘Le voci di dentro’ di Eduardo De Filippo. Il grande drammaturgo napoletano la scrisse nel 1948, ma il messaggio di quell’opera teatrale è sempre estremamente attuale. Zi' Nicola è un vecchio rassegnato alla sordità morale e all'incomunicabilità degli uomini che ha deciso di chiudersi in un silenzio assoluto, comunicando esclusivamente attraverso i fuochi d'artificio e i botti, unico gesto che rompe il suo isolamento. La sua figura sta a rappresentare la disillusione e l'amarezza e interpreta il tema dell'incomunicabilità. Anche a me, come a Zi’ Nicola, dopo aver ascoltato i commenti sulla partita Atalanta-Napoli, è venuta voglia di chiudermi in una sorta di infantile mutismo selettivo. Ho pensato di mettermi a letto, chiudere le imposte della finestra, spegnere la luce e non aver più rapporti con il mondo che mi circonda, perché tanto – mi sono detto - non ne vale la pena. Ma come si fa a non avere l’onestà morale di dire che il Napoli è stato privato di un calcio di rigore sacrosanto e di un gol validissimo e che per questo ha perso una partita che avrebbe dovuto vincere a mani basse? Come è possibile che commentatori celebrati che riempiono dei loro eruditi e - presumo - ben remunerati interventi le telecronache delle partite, ex arbitri, ex calciatori, presunti addetti ai lavori non abbiano sottolineato a chiare lettere che nel caso del rigore prima concesso dall’arbitro e poi revocato su intervento del VAR si è consumata un’ingiustizia clamorosa? Lo sanno anche i bambini che il VAR in quella circostanza, stando allo sbandieratissimo protocollo che ne dovrebbe definire in maniera chiara le prerogative e gli ambiti di intervento, non aveva la possibilità di richiamare l’arbitro. La decisione sul campo di Chiffi – non trattandosi di errore chiaro ed evidente ma di semplice valutazione di una fase di gioco che aveva avuto una sua interpretazione – non si sarebbe dovuta mettere in alcun modo in discussione, anche ammesso che in proposito il parere (perché di una semplice opinione, e come tale opinabile, si trattava) di VAR e AVAR fosse contrario a quello del loro collega impegnato sul terreno di gioco. E invece il VAR Aureliano e l’AVAR Di Paolo si sono presi la responsabilità di intervenire e interferire quando non avrebbero dovuto e potuto farlo. E veniamo al gol annullato a Gutierrez. Qui l’episodio è esattamente al contrario. C’era stato l’errore di Chiffi che aveva annullato il gol per un presunto e inesistente fallo di Hojlund su Hien. In questo caso VAR E AVAR avrebbero avuto l’obbligo di intervenire per mandare Chiffi al controllo video e fargli cambiare la decisione, convalidando la rete del Napoli perché questo era un chiaro ed evidente errore arbitrale. Invece non è successo. A questo punto mi sorge spontanea una domanda: pagheranno costoro per la sequela di gravissimi errori commessi? Io credo proprio di no e già questo basta a farmi innervosire e a esasperarmi. Alla rabbia determinata da quanto è accaduto a Bergamo si unisce poi in me lo sconforto e la collera che mi è toccato subire, avendo avuto ieri mattina l’impudenza di ascoltare la trasmissione “Radio Anch’io sport” durante la quale un ex calciatore, attuale opinionista, Domenico Marocchino ha avuto l’ardire di parlare di Vergara come di un giocatore che lui pure ammira per le qualità che esprime, ma che ha l’abitudine di gettarsi a terra appena viene toccato dagli avversari. Vergara? A me sembra che si tratti di un ragazzo che, proprio per le qualità tecniche che possiede e per il dribbling ubriacante che spesso ne caratterizza le giocate, viene continuamente martellato a spinte e a calci dagli avversari, senza che gli arbitri si degnino di tutelarlo come dovrebbero. Qui c’è davvero l’universo che va al contrario! Non se ne può più… Capite adesso perché mi è venuto in mente Eduardo e il suo personaggio? Mi capite quando dico che sta nascendo in me la voglia di isolamento da questo mondo che non mi merita? Comunque se dovessi decidere di fare come Zi’ Nicola isolandomi e rifiutandomi di parlare, prometto che – come unica eccezione - continuerò a scrivere su NapoliMagazine.com, il portale del mio amico Antonio Petrazzuolo. Mister Z, nonostante i continui torti subiti dal Napoli sui campi di mezza Italia, non tradisce!

Mario Zaccaria
Napoli Magazine
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
di Napoli Magazine
24/02/2026 - 08:00
NAPOLI - Dopo averne viste e sentite di tutti i colori in questo fine settimana da incubo, mi è tornato improvvisamente alla mente Zi’ Nicola. Chi è, vi chiederete? Ma come, chi non lo ricorda? Zi’ Nicola è il personaggio che incarna il mutismo nella commedia ‘Le voci di dentro’ di Eduardo De Filippo. Il grande drammaturgo napoletano la scrisse nel 1948, ma il messaggio di quell’opera teatrale è sempre estremamente attuale. Zi' Nicola è un vecchio rassegnato alla sordità morale e all'incomunicabilità degli uomini che ha deciso di chiudersi in un silenzio assoluto, comunicando esclusivamente attraverso i fuochi d'artificio e i botti, unico gesto che rompe il suo isolamento. La sua figura sta a rappresentare la disillusione e l'amarezza e interpreta il tema dell'incomunicabilità. Anche a me, come a Zi’ Nicola, dopo aver ascoltato i commenti sulla partita Atalanta-Napoli, è venuta voglia di chiudermi in una sorta di infantile mutismo selettivo. Ho pensato di mettermi a letto, chiudere le imposte della finestra, spegnere la luce e non aver più rapporti con il mondo che mi circonda, perché tanto – mi sono detto - non ne vale la pena. Ma come si fa a non avere l’onestà morale di dire che il Napoli è stato privato di un calcio di rigore sacrosanto e di un gol validissimo e che per questo ha perso una partita che avrebbe dovuto vincere a mani basse? Come è possibile che commentatori celebrati che riempiono dei loro eruditi e - presumo - ben remunerati interventi le telecronache delle partite, ex arbitri, ex calciatori, presunti addetti ai lavori non abbiano sottolineato a chiare lettere che nel caso del rigore prima concesso dall’arbitro e poi revocato su intervento del VAR si è consumata un’ingiustizia clamorosa? Lo sanno anche i bambini che il VAR in quella circostanza, stando allo sbandieratissimo protocollo che ne dovrebbe definire in maniera chiara le prerogative e gli ambiti di intervento, non aveva la possibilità di richiamare l’arbitro. La decisione sul campo di Chiffi – non trattandosi di errore chiaro ed evidente ma di semplice valutazione di una fase di gioco che aveva avuto una sua interpretazione – non si sarebbe dovuta mettere in alcun modo in discussione, anche ammesso che in proposito il parere (perché di una semplice opinione, e come tale opinabile, si trattava) di VAR e AVAR fosse contrario a quello del loro collega impegnato sul terreno di gioco. E invece il VAR Aureliano e l’AVAR Di Paolo si sono presi la responsabilità di intervenire e interferire quando non avrebbero dovuto e potuto farlo. E veniamo al gol annullato a Gutierrez. Qui l’episodio è esattamente al contrario. C’era stato l’errore di Chiffi che aveva annullato il gol per un presunto e inesistente fallo di Hojlund su Hien. In questo caso VAR E AVAR avrebbero avuto l’obbligo di intervenire per mandare Chiffi al controllo video e fargli cambiare la decisione, convalidando la rete del Napoli perché questo era un chiaro ed evidente errore arbitrale. Invece non è successo. A questo punto mi sorge spontanea una domanda: pagheranno costoro per la sequela di gravissimi errori commessi? Io credo proprio di no e già questo basta a farmi innervosire e a esasperarmi. Alla rabbia determinata da quanto è accaduto a Bergamo si unisce poi in me lo sconforto e la collera che mi è toccato subire, avendo avuto ieri mattina l’impudenza di ascoltare la trasmissione “Radio Anch’io sport” durante la quale un ex calciatore, attuale opinionista, Domenico Marocchino ha avuto l’ardire di parlare di Vergara come di un giocatore che lui pure ammira per le qualità che esprime, ma che ha l’abitudine di gettarsi a terra appena viene toccato dagli avversari. Vergara? A me sembra che si tratti di un ragazzo che, proprio per le qualità tecniche che possiede e per il dribbling ubriacante che spesso ne caratterizza le giocate, viene continuamente martellato a spinte e a calci dagli avversari, senza che gli arbitri si degnino di tutelarlo come dovrebbero. Qui c’è davvero l’universo che va al contrario! Non se ne può più… Capite adesso perché mi è venuto in mente Eduardo e il suo personaggio? Mi capite quando dico che sta nascendo in me la voglia di isolamento da questo mondo che non mi merita? Comunque se dovessi decidere di fare come Zi’ Nicola isolandomi e rifiutandomi di parlare, prometto che – come unica eccezione - continuerò a scrivere su NapoliMagazine.com, il portale del mio amico Antonio Petrazzuolo. Mister Z, nonostante i continui torti subiti dal Napoli sui campi di mezza Italia, non tradisce!

Mario Zaccaria
Napoli Magazine
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