Calcio
NEWS - Pavoletti dà addio al calcio giocato, ora un futuro da direttore sportivo
15.10.2026 17:42 di Napoli Magazine
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"Ho deciso di dire addio al calcio. Anche se una piccola porta la lascio ancora aperta. Chissà, non si sa mai. Ma al momento, sto bene così. È iniziata una nuova pagina della mia vita". È il passaggio più significativo della lunga lettera di Leonardo Pavoletti, attaccante di Cagliari, Napoli, Sassuolo, Genoa e Nazionale (una presenza, un gol) pubblicata sul sito del giornalista Gianluca Di Marzio. Pavoletti aveva salutato il Cagliari alla fine della scorsa stagione senza però appendere le scarpette al chiodo. Con molti dubbi sul suo futuro da calciatore, però, legati a un problema al ginocchio. Interrogativi che ora sono diventati una decisione (quasi definitiva): pochi giorni fa l'ammissione al corso per direttori sportivi per l'inizio di una nuova carriera dietro la scrivania o in viaggio a cercare nuovi talenti. Nella lettera Pavoletti ripercorre la sua vita da calciatore. Incertezze comprese: "A sedici anni ero in panchina e neanche in un club professionistico, ma nell'Armando Picchi, club di Serie D. Ero in juniores. Difficile pensare di poter diventare un calciatore". E invece ecco la seria A: "A Sassuolo e, soprattutto, a Genova. Una città di mare che viveva di calcio, una rosa che sognava grandi obiettivi. E Gasperini in panchina. Un genio. Anche se dopo tre giorni mi massacrò davanti a tutti con un video tattico per dei movimenti sbagliati. Ero appena arrivato, era impossibile che potessi già averli imparati. Gli ultimi due mesi, magici. Ero il titolare di una squadra che stava conquistando l'Europa. Vincevamo. Segnavo. Eccome se segnavo. E tutto Marassi urlava il mio nome. Tra i momenti più belli della mia vita. Un bambino che viveva un sogno. Il nome scritto sulla maglia. Uno stadio che canta per te. Ero diventato Pavoloso". Poi Cagliari. E il gol promozione nella finale play off con il Bari: "Se vinciamo, torniamo in A. Non aspettavo altro, ma Ranieri mi tiene in panchina. Quella maledetta panchina, come quando ero ragazzo. Il tempo scorre, 0-0. Entro solo all'89'. Ma la vita me lo ha insegnato, ogni minuto può essere importante. Mi sono allenato per questo. Cross dalla destra, ci arrivo prima di tutti. 0-1, siamo in Serie A. Tutto riassunto in 5 minuti. Mi è capitato di ripensarci".

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di Napoli Magazine

15/10/2026 - 17:42

"Ho deciso di dire addio al calcio. Anche se una piccola porta la lascio ancora aperta. Chissà, non si sa mai. Ma al momento, sto bene così. È iniziata una nuova pagina della mia vita". È il passaggio più significativo della lunga lettera di Leonardo Pavoletti, attaccante di Cagliari, Napoli, Sassuolo, Genoa e Nazionale (una presenza, un gol) pubblicata sul sito del giornalista Gianluca Di Marzio. Pavoletti aveva salutato il Cagliari alla fine della scorsa stagione senza però appendere le scarpette al chiodo. Con molti dubbi sul suo futuro da calciatore, però, legati a un problema al ginocchio. Interrogativi che ora sono diventati una decisione (quasi definitiva): pochi giorni fa l'ammissione al corso per direttori sportivi per l'inizio di una nuova carriera dietro la scrivania o in viaggio a cercare nuovi talenti. Nella lettera Pavoletti ripercorre la sua vita da calciatore. Incertezze comprese: "A sedici anni ero in panchina e neanche in un club professionistico, ma nell'Armando Picchi, club di Serie D. Ero in juniores. Difficile pensare di poter diventare un calciatore". E invece ecco la seria A: "A Sassuolo e, soprattutto, a Genova. Una città di mare che viveva di calcio, una rosa che sognava grandi obiettivi. E Gasperini in panchina. Un genio. Anche se dopo tre giorni mi massacrò davanti a tutti con un video tattico per dei movimenti sbagliati. Ero appena arrivato, era impossibile che potessi già averli imparati. Gli ultimi due mesi, magici. Ero il titolare di una squadra che stava conquistando l'Europa. Vincevamo. Segnavo. Eccome se segnavo. E tutto Marassi urlava il mio nome. Tra i momenti più belli della mia vita. Un bambino che viveva un sogno. Il nome scritto sulla maglia. Uno stadio che canta per te. Ero diventato Pavoloso". Poi Cagliari. E il gol promozione nella finale play off con il Bari: "Se vinciamo, torniamo in A. Non aspettavo altro, ma Ranieri mi tiene in panchina. Quella maledetta panchina, come quando ero ragazzo. Il tempo scorre, 0-0. Entro solo all'89'. Ma la vita me lo ha insegnato, ogni minuto può essere importante. Mi sono allenato per questo. Cross dalla destra, ci arrivo prima di tutti. 0-1, siamo in Serie A. Tutto riassunto in 5 minuti. Mi è capitato di ripensarci".