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IL PENSIERO - Zanini: "De Bruyne è intelligente, ma si deve avvicinare alle richieste di Allegri"
16.10.2026 14:46 di Napoli Magazine
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A "1 Football Club", su 1 Station Radio, è intervenuto Nicola Zanini, allenatore ed ex centrocampista, tra le tante, di Napoli, Juventus e Genoa.

Mister, lei era in campo nell'ultimo Napoli-Venezia prima dell'era De Laurentiis. Sembrano passate ere geologiche, considerando quello che Aurelio De Laurentiis è riuscito a realizzare in questi 23 anni alla guida del Napoli. Possiamo dire che, a oggi, sia stato il miglior presidente degli ultimi vent'anni?

“Sì, anche se sembra quasi difficile dirlo, considerando le diverse situazioni che si sono susseguite. Però De Laurentiis ha fatto davvero un lavoro straordinario. Ha portato il Napoli a vincere degli scudetti e a stabilizzarsi nelle prime tre o quattro posizioni del campionato, trasformandolo in una squadra di vertice assoluto. Bisogna anche considerare che il Napoli è sempre stato un club attento al rispetto delle regole e con i conti in ordine. Sappiamo quanto sia difficile competere con alcuni colossi del panorama calcistico italiano ed europeo. Assolutamente sì, il Napoli è un modello. In questi anni ha anche esportato un calcio molto bello in giro per il mondo, a partire da Maurizio Sarri fino ad arrivare a Luciano Spalletti, che hanno proposto un gioco offensivo e molto interessante. È una realtà estremamente positiva per il calcio europeo".

La partita a cui facevo riferimento prima, Napoli-Venezia, risale all'8 maggio 2004: finì 1-1, quando lo stadio si chiamava ancora San Paolo. In quella gara lei giocava alle spalle di Dionigi, nel ruolo di trequartista. Un ruolo che negli ultimi giorni, in casa Napoli, è tornato al centro del dibattito per la polemica tra Kevin De Bruyne e mister Allegri. L'allenatore ha raccontato di averlo invitato più volte a giocare da centrocampista centrale, anziché a ridosso della punta, sostenendo che il belga rispondesse in inglese quando gli parlava in italiano e in italiano quando gli parlava in inglese. È d'accordo se dico che debba essere il calciatore a mettersi a disposizione dell'allenatore e non viceversa?

“Sì, anche perché credo che l'allenatore debba guardare la squadra a 360 gradi. Naturalmente, la sua bravura consiste nel mettere ogni giocatore nelle migliori condizioni possibili, ma sempre all'interno di un contesto di squadra. De Bruyne è un calciatore che può ricoprire diversi ruoli, sia più avanzati sia più arretrati. È molto intelligente dal punto di vista tattico e tecnicamente è straordinario. Credo, quindi, che in questo caso sia lui a doversi avvicinare alle richieste dell'allenatore, più che il contrario. Prendiamo Di Lorenzo come esempio: ha un ruolo abbastanza definito, che sia quello di terzino destro o di braccetto. De Bruyne, invece, è un giocatore poliedrico, capace di ricoprire più posizioni e, proprio per questo, deve sapersi adattare alle richieste del mister. È chiaro che De Bruyne sia uno di quei calciatori capaci di alzare il livello di una squadra, ma allo stesso tempo può modificarne profondamente gli equilibri, sia in fase offensiva sia in quella difensiva".

Abbiamo visto che, nel giro di quattro giorni, il Napoli ha ottenuto una grande vittoria contro il Frosinone, una squadra che magari lotterà per non retrocedere, ma che arrivava dalla vittoria per 2-0 contro il Como e aveva mostrato un gioco spumeggiante nella prima parte del campionato. In quella partita De Bruyne ha giocato da centrocampista centrale, accanto a Lobotka, ispirando il Napoli al Maradona. In Champions League, invece, schierato alle spalle della punta, ha reso meno. Qual è, secondo lei, il ruolo più congeniale al belga in questo momento?

“Credo che De Bruyne sia un calciatore modernissimo, perfetto per il calcio di oggi. Probabilmente è uno di quei giocatori che devono trovare, partita dopo partita, lo spazio giusto attraverso le rotazioni. Molte squadre fanno così: a volte lo impiegano più basso, altre volte più alto. Quando si gioca con De Bruyne bisogna trovare degli equilibri di squadra che vanno rispettati. Probabilmente il segreto che deve individuare Allegri è proprio questo: quando De Bruyne si alza, qualcun altro deve abbassarsi, e viceversa. È un giocatore che, con questi movimenti, può spostare gli equilibri, come dicevo prima".

Quindi mi sta parlando anche di una possibile mancanza di equilibrio nel Napoli. Se il problema è che nessuno copre gli spazi quando De Bruyne si alza, significa che alla squadra manca ancora un certo equilibrio, oppure sbaglio?

“Sì, ma probabilmente è una situazione che deve ancora essere oliata. Sono insieme da un paio di mesi, considerando anche le assenze dovute agli impegni con le nazionali, quindi non hanno avuto tantissimo tempo per lavorare. È normale che serva un po' per trovare la quadra, ma il tempo stringe e bisogna riuscirci il prima possibile. Il Napoli alterna momenti molto positivi, anche all'interno della stessa partita, ad altri in cui perde equilibrio. Credo che sia proprio questo l'aspetto da migliorare, perché la squadra è forte e ha tutte le qualità per fare bene".

Mister, dove può arrivare il Napoli di Allegri? Per quali posizioni deve competere in questa stagione?

“Credo che il Napoli sia una squadra da primi quattro posti. Stabilire se arriverà prima, terza o quarta è difficile, perché il campionato è ancora tutto da giocare. È una squadra ben strutturata, con un attacco importante e un centrocampo forte, quindi può tranquillamente competere per quelle posizioni. La vedo sempre tra le prime quattro, ma secondo me deve ritrovare un'identità più solida. Parlo da osservatore esterno, naturalmente, ma ogni tanto il Napoli sembra perdere quella fisionomia che invece altre squadre, come Roma e Inter, hanno maggiormente consolidato. Anche la Juventus ha una sua identità, mentre il Milan deve ancora ritrovarsi. Il Napoli deve lavorare per rendere più stabile il proprio modo di giocare".

Anche dal punto di vista tattico, il Napoli ha già cambiato tre moduli dall'inizio della stagione. Da un lato può essere un aspetto positivo, perché dimostra duttilità e capacità di adattarsi all'avversario, dall'altro però, può essere interpretato come un segnale di confusione o di mancata codifica dei meccanismi. È proprio questo l'aspetto a cui si riferiva? E in Champions League, secondo lei, che percorso può fare il Napoli? Questa può essere la stagione giusta per migliorare il trentesimo posto ottenuto nella precedente edizione?

“Me lo auguro assolutamente. Credo che il Napoli sia la classica squadra che, una volta superato il primo turno, diventi complicata da affrontare per chiunque. Il problema è riuscire a superare quello scoglio iniziale, ma secondo me ha tutte le possibilità per farcela. Me lo auguro davvero, anche perché, una volta superato quel turno, ci sarà da divertirsi. L'atmosfera allo stadio Maradona è fantastica e il Napoli, con il suo pubblico, può diventare un avversario molto difficile per tutti".

Lei ha giocato anche con maglie importanti, come quelle di Atalanta e Juventus. Ieri andato in gol Nick Woltemade, il gigante di Brema. Secondo lei, è un attaccante sul quale la Juventus può fare affidamento oppure non può essere lui il centravanti titolare dei bianconeri?

“È un punto interrogativo e me lo sto chiedendo anch'io. Ho visto la partita e, a tratti, mi è sembrato completamente fuori dal sistema di gioco. Poi è rientrato in partita, ma è un calciatore particolare, non è una prima punta pura, anche se ha una struttura fisica che gli permette di interpretare quel ruolo. Bisogna capire bene come possa essere utilizzato. Sono d'accordo con quello che dicevi prima sulla necessità di essere duttili e cambiare sistema in determinati momenti della partita. Woltemade è uno di quei giocatori che possono consentire alla Juventus di farlo, ma deve ancora trovare la sua collocazione ideale".

Restando in tema di attaccanti, Lorenzo Lucca è davvero il calciatore che stiamo vedendo da quando è arrivato al Napoli oppure c'è qualcosa che non va?

“Mi ero quasi ricreduto, perché mi sembrava che avesse iniziato molto bene il precampionato e che avesse fatto un ulteriore passo in avanti. Adesso, invece, mi sembra tornato indietro rispetto alla scorsa stagione. A questo punto mi chiedo anche se non sarebbe meglio per lui trovare spazio altrove, perché non riesce a fare quel salto di qualità che ci si aspettava. Non so se dipenda dalla mancanza di continuità o da altri fattori, ma in questo momento sta facendo effettivamente fatica e non ha ancora dimostrato di essere all'altezza del Napoli".

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IL PENSIERO - Zanini: "De Bruyne è intelligente, ma si deve avvicinare alle richieste di Allegri"

di Napoli Magazine

16/10/2026 - 14:46

A "1 Football Club", su 1 Station Radio, è intervenuto Nicola Zanini, allenatore ed ex centrocampista, tra le tante, di Napoli, Juventus e Genoa.

Mister, lei era in campo nell'ultimo Napoli-Venezia prima dell'era De Laurentiis. Sembrano passate ere geologiche, considerando quello che Aurelio De Laurentiis è riuscito a realizzare in questi 23 anni alla guida del Napoli. Possiamo dire che, a oggi, sia stato il miglior presidente degli ultimi vent'anni?

“Sì, anche se sembra quasi difficile dirlo, considerando le diverse situazioni che si sono susseguite. Però De Laurentiis ha fatto davvero un lavoro straordinario. Ha portato il Napoli a vincere degli scudetti e a stabilizzarsi nelle prime tre o quattro posizioni del campionato, trasformandolo in una squadra di vertice assoluto. Bisogna anche considerare che il Napoli è sempre stato un club attento al rispetto delle regole e con i conti in ordine. Sappiamo quanto sia difficile competere con alcuni colossi del panorama calcistico italiano ed europeo. Assolutamente sì, il Napoli è un modello. In questi anni ha anche esportato un calcio molto bello in giro per il mondo, a partire da Maurizio Sarri fino ad arrivare a Luciano Spalletti, che hanno proposto un gioco offensivo e molto interessante. È una realtà estremamente positiva per il calcio europeo".

La partita a cui facevo riferimento prima, Napoli-Venezia, risale all'8 maggio 2004: finì 1-1, quando lo stadio si chiamava ancora San Paolo. In quella gara lei giocava alle spalle di Dionigi, nel ruolo di trequartista. Un ruolo che negli ultimi giorni, in casa Napoli, è tornato al centro del dibattito per la polemica tra Kevin De Bruyne e mister Allegri. L'allenatore ha raccontato di averlo invitato più volte a giocare da centrocampista centrale, anziché a ridosso della punta, sostenendo che il belga rispondesse in inglese quando gli parlava in italiano e in italiano quando gli parlava in inglese. È d'accordo se dico che debba essere il calciatore a mettersi a disposizione dell'allenatore e non viceversa?

“Sì, anche perché credo che l'allenatore debba guardare la squadra a 360 gradi. Naturalmente, la sua bravura consiste nel mettere ogni giocatore nelle migliori condizioni possibili, ma sempre all'interno di un contesto di squadra. De Bruyne è un calciatore che può ricoprire diversi ruoli, sia più avanzati sia più arretrati. È molto intelligente dal punto di vista tattico e tecnicamente è straordinario. Credo, quindi, che in questo caso sia lui a doversi avvicinare alle richieste dell'allenatore, più che il contrario. Prendiamo Di Lorenzo come esempio: ha un ruolo abbastanza definito, che sia quello di terzino destro o di braccetto. De Bruyne, invece, è un giocatore poliedrico, capace di ricoprire più posizioni e, proprio per questo, deve sapersi adattare alle richieste del mister. È chiaro che De Bruyne sia uno di quei calciatori capaci di alzare il livello di una squadra, ma allo stesso tempo può modificarne profondamente gli equilibri, sia in fase offensiva sia in quella difensiva".

Abbiamo visto che, nel giro di quattro giorni, il Napoli ha ottenuto una grande vittoria contro il Frosinone, una squadra che magari lotterà per non retrocedere, ma che arrivava dalla vittoria per 2-0 contro il Como e aveva mostrato un gioco spumeggiante nella prima parte del campionato. In quella partita De Bruyne ha giocato da centrocampista centrale, accanto a Lobotka, ispirando il Napoli al Maradona. In Champions League, invece, schierato alle spalle della punta, ha reso meno. Qual è, secondo lei, il ruolo più congeniale al belga in questo momento?

“Credo che De Bruyne sia un calciatore modernissimo, perfetto per il calcio di oggi. Probabilmente è uno di quei giocatori che devono trovare, partita dopo partita, lo spazio giusto attraverso le rotazioni. Molte squadre fanno così: a volte lo impiegano più basso, altre volte più alto. Quando si gioca con De Bruyne bisogna trovare degli equilibri di squadra che vanno rispettati. Probabilmente il segreto che deve individuare Allegri è proprio questo: quando De Bruyne si alza, qualcun altro deve abbassarsi, e viceversa. È un giocatore che, con questi movimenti, può spostare gli equilibri, come dicevo prima".

Quindi mi sta parlando anche di una possibile mancanza di equilibrio nel Napoli. Se il problema è che nessuno copre gli spazi quando De Bruyne si alza, significa che alla squadra manca ancora un certo equilibrio, oppure sbaglio?

“Sì, ma probabilmente è una situazione che deve ancora essere oliata. Sono insieme da un paio di mesi, considerando anche le assenze dovute agli impegni con le nazionali, quindi non hanno avuto tantissimo tempo per lavorare. È normale che serva un po' per trovare la quadra, ma il tempo stringe e bisogna riuscirci il prima possibile. Il Napoli alterna momenti molto positivi, anche all'interno della stessa partita, ad altri in cui perde equilibrio. Credo che sia proprio questo l'aspetto da migliorare, perché la squadra è forte e ha tutte le qualità per fare bene".

Mister, dove può arrivare il Napoli di Allegri? Per quali posizioni deve competere in questa stagione?

“Credo che il Napoli sia una squadra da primi quattro posti. Stabilire se arriverà prima, terza o quarta è difficile, perché il campionato è ancora tutto da giocare. È una squadra ben strutturata, con un attacco importante e un centrocampo forte, quindi può tranquillamente competere per quelle posizioni. La vedo sempre tra le prime quattro, ma secondo me deve ritrovare un'identità più solida. Parlo da osservatore esterno, naturalmente, ma ogni tanto il Napoli sembra perdere quella fisionomia che invece altre squadre, come Roma e Inter, hanno maggiormente consolidato. Anche la Juventus ha una sua identità, mentre il Milan deve ancora ritrovarsi. Il Napoli deve lavorare per rendere più stabile il proprio modo di giocare".

Anche dal punto di vista tattico, il Napoli ha già cambiato tre moduli dall'inizio della stagione. Da un lato può essere un aspetto positivo, perché dimostra duttilità e capacità di adattarsi all'avversario, dall'altro però, può essere interpretato come un segnale di confusione o di mancata codifica dei meccanismi. È proprio questo l'aspetto a cui si riferiva? E in Champions League, secondo lei, che percorso può fare il Napoli? Questa può essere la stagione giusta per migliorare il trentesimo posto ottenuto nella precedente edizione?

“Me lo auguro assolutamente. Credo che il Napoli sia la classica squadra che, una volta superato il primo turno, diventi complicata da affrontare per chiunque. Il problema è riuscire a superare quello scoglio iniziale, ma secondo me ha tutte le possibilità per farcela. Me lo auguro davvero, anche perché, una volta superato quel turno, ci sarà da divertirsi. L'atmosfera allo stadio Maradona è fantastica e il Napoli, con il suo pubblico, può diventare un avversario molto difficile per tutti".

Lei ha giocato anche con maglie importanti, come quelle di Atalanta e Juventus. Ieri andato in gol Nick Woltemade, il gigante di Brema. Secondo lei, è un attaccante sul quale la Juventus può fare affidamento oppure non può essere lui il centravanti titolare dei bianconeri?

“È un punto interrogativo e me lo sto chiedendo anch'io. Ho visto la partita e, a tratti, mi è sembrato completamente fuori dal sistema di gioco. Poi è rientrato in partita, ma è un calciatore particolare, non è una prima punta pura, anche se ha una struttura fisica che gli permette di interpretare quel ruolo. Bisogna capire bene come possa essere utilizzato. Sono d'accordo con quello che dicevi prima sulla necessità di essere duttili e cambiare sistema in determinati momenti della partita. Woltemade è uno di quei giocatori che possono consentire alla Juventus di farlo, ma deve ancora trovare la sua collocazione ideale".

Restando in tema di attaccanti, Lorenzo Lucca è davvero il calciatore che stiamo vedendo da quando è arrivato al Napoli oppure c'è qualcosa che non va?

“Mi ero quasi ricreduto, perché mi sembrava che avesse iniziato molto bene il precampionato e che avesse fatto un ulteriore passo in avanti. Adesso, invece, mi sembra tornato indietro rispetto alla scorsa stagione. A questo punto mi chiedo anche se non sarebbe meglio per lui trovare spazio altrove, perché non riesce a fare quel salto di qualità che ci si aspettava. Non so se dipenda dalla mancanza di continuità o da altri fattori, ma in questo momento sta facendo effettivamente fatica e non ha ancora dimostrato di essere all'altezza del Napoli".