Ruud Krol, ex difensore del Napoli, ha rilasciato un'intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha raccontato i quattro anni vissuti in maglia azzurra e non solo. Particolare è l'aneddoto di campo svelato dal libero olandese quando doveva far scattare il fuorigioco nel Napoli: "Gridavo fiori, fiori per far scattare il fuorigioco nel Napoli. Il Napoli mi prese in prestito dal Vancouver ma mi voleva dai tempi dell’Ajax. Io accettai di andare oltreoceano perché dopo 12 anni ad Amsterdam volevo provare altro. E mi è piaciuto giocare in Canada. Tanto. Era un calcio diverso, certamente, ma sapevo che sarei tornato presto in Europa. Il direttore del Napoli, Antonio Juliano, venne da me anche a Vancouver. Anni prima si era presentato in Olanda per convincermi. “Voglio te al Napoli”: me lo ripeteva sempre”. Per arrivare feci un viaggio di 42 ore. Da Vancouver a Toronto, poi da lì a New York, quindi Francoforte e infine Napoli. Sono arrivato intorno alle 9, avevo dormito pochissimo, quella sera stessa si giocava e c’era la mia presentazione ma appena atterrato dissi: “Voglio dormire”. Poi andò tutto a meraviglia, peccato solo che non parlavo italiano. Ma l’ho imparato in fretta. Mi ricordo che, tempo dopo, ad Ascoli eravamo in vantaggio 1-0 e volevo tenere alta la linea del fuorigioco ma continuavo a dire: “Fiori, fiori”. E ovviamente non mi capirono subito. A fine partita chiesi un insegnante di italiano. Prima ho imparato tutti i termini calcistici, poi a tenere una conversazione”.
di Napoli Magazine
08/04/2026 - 21:34
Ruud Krol, ex difensore del Napoli, ha rilasciato un'intervista alla Gazzetta dello Sport in cui ha raccontato i quattro anni vissuti in maglia azzurra e non solo. Particolare è l'aneddoto di campo svelato dal libero olandese quando doveva far scattare il fuorigioco nel Napoli: "Gridavo fiori, fiori per far scattare il fuorigioco nel Napoli. Il Napoli mi prese in prestito dal Vancouver ma mi voleva dai tempi dell’Ajax. Io accettai di andare oltreoceano perché dopo 12 anni ad Amsterdam volevo provare altro. E mi è piaciuto giocare in Canada. Tanto. Era un calcio diverso, certamente, ma sapevo che sarei tornato presto in Europa. Il direttore del Napoli, Antonio Juliano, venne da me anche a Vancouver. Anni prima si era presentato in Olanda per convincermi. “Voglio te al Napoli”: me lo ripeteva sempre”. Per arrivare feci un viaggio di 42 ore. Da Vancouver a Toronto, poi da lì a New York, quindi Francoforte e infine Napoli. Sono arrivato intorno alle 9, avevo dormito pochissimo, quella sera stessa si giocava e c’era la mia presentazione ma appena atterrato dissi: “Voglio dormire”. Poi andò tutto a meraviglia, peccato solo che non parlavo italiano. Ma l’ho imparato in fretta. Mi ricordo che, tempo dopo, ad Ascoli eravamo in vantaggio 1-0 e volevo tenere alta la linea del fuorigioco ma continuavo a dire: “Fiori, fiori”. E ovviamente non mi capirono subito. A fine partita chiesi un insegnante di italiano. Prima ho imparato tutti i termini calcistici, poi a tenere una conversazione”.