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L'EDITORIALE - Antonio Petrazzuolo: "Napoli, cento anni in cammino, da Piazza Carità a Piazza del Plebiscito, un abbraccio lungo un secolo"
02.08.2026 09:00 di Napoli Magazine
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NAPOLI - Cento anni. E sembra ieri.

Sembra ieri quel pallone, quel sogno, quella voglia di Napoli che ha attraversato generazioni, famiglie, vicoli, piazze e stadi. E invece il tempo è passato, inesorabile, portandosi dietro gioie immense, dolori, sofferenze, rinascite, campioni, bandiere, gol indimenticabili e una quantità infinita di emozioni.

Ma c'è una cosa che il tempo non è riuscito a cambiare: l'amore di Napoli per il Napoli.

Ed è proprio questo il senso più profondo della grande festa del Centenario. Non soltanto una celebrazione sportiva, non soltanto un evento, non soltanto una serata di musica e spettacolo. È stato un viaggio nella memoria collettiva di una città che, quando si parla del Napoli, non si limita a tifare: si riconosce.

Alle 19:26, da Piazza Carità, è cominciato il cammino, con Aurelio, Edoardo e Jacqueline De Laurentiis, insieme a Diego Jr. e Jana Maradona. Un orario che non poteva essere casuale, perché il richiama il 1926, l'anno della nascita del club, e perché Piazza Carità rappresenta simbolicamente uno dei luoghi delle origini azzurre. I rintocchi di cento chiese, la fumata azzurra, il taglio del nastro: Napoli ha aperto il suo libro dei ricordi.

E poi il cammino.

Piazza Carità, via Toledo, Santa Brigida, via Verdi, via San Carlo, Piazza Trieste e Trento e, infine, Piazza del Plebiscito.

Un chilometro soltanto sulla carta. Perché, nella realtà, quel percorso racchiudeva cento anni di storia.

Ogni passo sembrava avere il peso di una generazione. C'erano quelli che hanno conosciuto il Napoli dei pionieri, quelli che hanno sofferto negli anni difficili, quelli che hanno vissuto l'epopea di Maradona, quelli che hanno pianto dopo la rinascita, quelli che hanno esultato per gli Scudetti più recenti. E poi c'erano i bambini, quelli che questa storia la devono ancora scrivere.

È questa la magia del Napoli: non esiste un'età per sentirsi parte della sua storia.

Il Centenario ha avuto così il volto della città. Il volto dei suoi simboli, delle sue tradizioni, della musica, della cultura popolare, delle sue contraddizioni e della sua straordinaria capacità di trasformare una passione in identità. La processione azzurra, con cento attori, cento musicisti e cento bambini, ha voluto raccontare proprio questo legame tra il club e il territorio.

E quando il corteo è arrivato verso Piazza del Plebiscito, il significato è diventato ancora più evidente.

Perché Piazza del Plebiscito non è soltanto una piazza.

È il cuore monumentale di Napoli.

È il luogo nel quale una città intera può guardarsi negli occhi e riconoscersi. E questa volta, nel grande abbraccio del Centenario, quel luogo ha assunto anche il colore del cielo.

L'azzurro.

L'azzurro di una maglia che è diventata pelle. L'azzurro di un sogno che ha attraversato un secolo, con Ferlaino e De Laurentiis uniti in un abbraccio profondo. L'azzurro di Diego nei maxi schermi, e sul palco di Careca, Alemao, Bruscolotti, Montefusco, Carnevale, Di Fusco, Canè, Improta, Krol, Montervino, Mora, Iezzo, Reja, Grava, De Sanctis, Santacroce e Hamsik, ma anche di Schwoch e Sosa, fino all’azzurro di Di Lorenzo, De Bruyne, Beukema, Mazzocchi, Neres, Vergara e McTominay, come di tanti campioni e di tantissimi uomini che hanno contribuito a costruire la storia del Napoli, sotto gli occhi di Siani, Serena Autieri, Maurizio de Giovanni, Salvatore Esposito, Marco d'Amore, Cristiana Dell'Anna ed Andrea Sannino.

Ma soprattutto l'azzurro della gente.

Perché se c'è una fotografia che resterà di questo Centenario, non sarà soltanto quella delle leggende o dei protagonisti sul palco. Sarà quella di una città intera che, per una sera, ha scelto di fermarsi e di celebrare ciò che sente profondamente suo.

Il Napoli.

Cento anni sono un traguardo importante, ma anche un punto di partenza.

Il passato merita rispetto, memoria e gratitudine. Il presente chiede responsabilità. Il futuro pretende ambizione.

E allora, mentre si celebra un secolo, viene naturale guardare già ai prossimi cento anni.

Con Allegri in panchina, una squadra costruita per competere ai massimi livelli e una società chiamata a proseguire il percorso di crescita, il Centenario diventa anche un ponte tra ciò che è stato e ciò che sarà.

Perché il Napoli non può vivere soltanto di ricordi, per quanto meravigliosi siano.

Deve continuare a sognare.

Deve continuare a vincere.

Deve continuare a rappresentare Napoli nel mondo.

E allora grazie a chi ha scritto questa storia. Grazie a chi l'ha sofferta. Grazie a chi l'ha difesa. Grazie a chi l'ha resa grande. Grazie a chi oggi la tramanda ai propri figli.

E grazie soprattutto a quella gente che, da cento anni, non ha mai smesso di dire la stessa cosa.

Con il sole, con la pioggia, nella vittoria e nella sconfitta.

Forza Napoli.

Da Piazza Carità a Piazza del Plebiscito.

Da un secolo all'altro.

Cento anni di Napoli. Cento anni di noi.

E forse, in fondo, il Centenario è proprio questo: non celebrare soltanto ciò che è stato, ma ricordarsi che la storia del Napoli non finisce mai.

Perché Napoli è della gente.

E questa storia, ora più che mai, continua.

 

Antonio Petrazzuolo
 
Napoli Magazine
 
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
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L'EDITORIALE - Antonio Petrazzuolo: "Napoli, cento anni in cammino, da Piazza Carità a Piazza del Plebiscito, un abbraccio lungo un secolo"

di Napoli Magazine

02/08/2026 - 09:00

NAPOLI - Cento anni. E sembra ieri.

Sembra ieri quel pallone, quel sogno, quella voglia di Napoli che ha attraversato generazioni, famiglie, vicoli, piazze e stadi. E invece il tempo è passato, inesorabile, portandosi dietro gioie immense, dolori, sofferenze, rinascite, campioni, bandiere, gol indimenticabili e una quantità infinita di emozioni.

Ma c'è una cosa che il tempo non è riuscito a cambiare: l'amore di Napoli per il Napoli.

Ed è proprio questo il senso più profondo della grande festa del Centenario. Non soltanto una celebrazione sportiva, non soltanto un evento, non soltanto una serata di musica e spettacolo. È stato un viaggio nella memoria collettiva di una città che, quando si parla del Napoli, non si limita a tifare: si riconosce.

Alle 19:26, da Piazza Carità, è cominciato il cammino, con Aurelio, Edoardo e Jacqueline De Laurentiis, insieme a Diego Jr. e Jana Maradona. Un orario che non poteva essere casuale, perché il richiama il 1926, l'anno della nascita del club, e perché Piazza Carità rappresenta simbolicamente uno dei luoghi delle origini azzurre. I rintocchi di cento chiese, la fumata azzurra, il taglio del nastro: Napoli ha aperto il suo libro dei ricordi.

E poi il cammino.

Piazza Carità, via Toledo, Santa Brigida, via Verdi, via San Carlo, Piazza Trieste e Trento e, infine, Piazza del Plebiscito.

Un chilometro soltanto sulla carta. Perché, nella realtà, quel percorso racchiudeva cento anni di storia.

Ogni passo sembrava avere il peso di una generazione. C'erano quelli che hanno conosciuto il Napoli dei pionieri, quelli che hanno sofferto negli anni difficili, quelli che hanno vissuto l'epopea di Maradona, quelli che hanno pianto dopo la rinascita, quelli che hanno esultato per gli Scudetti più recenti. E poi c'erano i bambini, quelli che questa storia la devono ancora scrivere.

È questa la magia del Napoli: non esiste un'età per sentirsi parte della sua storia.

Il Centenario ha avuto così il volto della città. Il volto dei suoi simboli, delle sue tradizioni, della musica, della cultura popolare, delle sue contraddizioni e della sua straordinaria capacità di trasformare una passione in identità. La processione azzurra, con cento attori, cento musicisti e cento bambini, ha voluto raccontare proprio questo legame tra il club e il territorio.

E quando il corteo è arrivato verso Piazza del Plebiscito, il significato è diventato ancora più evidente.

Perché Piazza del Plebiscito non è soltanto una piazza.

È il cuore monumentale di Napoli.

È il luogo nel quale una città intera può guardarsi negli occhi e riconoscersi. E questa volta, nel grande abbraccio del Centenario, quel luogo ha assunto anche il colore del cielo.

L'azzurro.

L'azzurro di una maglia che è diventata pelle. L'azzurro di un sogno che ha attraversato un secolo, con Ferlaino e De Laurentiis uniti in un abbraccio profondo. L'azzurro di Diego nei maxi schermi, e sul palco di Careca, Alemao, Bruscolotti, Montefusco, Carnevale, Di Fusco, Canè, Improta, Krol, Montervino, Mora, Iezzo, Reja, Grava, De Sanctis, Santacroce e Hamsik, ma anche di Schwoch e Sosa, fino all’azzurro di Di Lorenzo, De Bruyne, Beukema, Mazzocchi, Neres, Vergara e McTominay, come di tanti campioni e di tantissimi uomini che hanno contribuito a costruire la storia del Napoli, sotto gli occhi di Siani, Serena Autieri, Maurizio de Giovanni, Salvatore Esposito, Marco d'Amore, Cristiana Dell'Anna ed Andrea Sannino.

Ma soprattutto l'azzurro della gente.

Perché se c'è una fotografia che resterà di questo Centenario, non sarà soltanto quella delle leggende o dei protagonisti sul palco. Sarà quella di una città intera che, per una sera, ha scelto di fermarsi e di celebrare ciò che sente profondamente suo.

Il Napoli.

Cento anni sono un traguardo importante, ma anche un punto di partenza.

Il passato merita rispetto, memoria e gratitudine. Il presente chiede responsabilità. Il futuro pretende ambizione.

E allora, mentre si celebra un secolo, viene naturale guardare già ai prossimi cento anni.

Con Allegri in panchina, una squadra costruita per competere ai massimi livelli e una società chiamata a proseguire il percorso di crescita, il Centenario diventa anche un ponte tra ciò che è stato e ciò che sarà.

Perché il Napoli non può vivere soltanto di ricordi, per quanto meravigliosi siano.

Deve continuare a sognare.

Deve continuare a vincere.

Deve continuare a rappresentare Napoli nel mondo.

E allora grazie a chi ha scritto questa storia. Grazie a chi l'ha sofferta. Grazie a chi l'ha difesa. Grazie a chi l'ha resa grande. Grazie a chi oggi la tramanda ai propri figli.

E grazie soprattutto a quella gente che, da cento anni, non ha mai smesso di dire la stessa cosa.

Con il sole, con la pioggia, nella vittoria e nella sconfitta.

Forza Napoli.

Da Piazza Carità a Piazza del Plebiscito.

Da un secolo all'altro.

Cento anni di Napoli. Cento anni di noi.

E forse, in fondo, il Centenario è proprio questo: non celebrare soltanto ciò che è stato, ma ricordarsi che la storia del Napoli non finisce mai.

Perché Napoli è della gente.

E questa storia, ora più che mai, continua.

 

Antonio Petrazzuolo
 
Napoli Magazine
 
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