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MR Z - Napoli, ci siamo tolti il pensiero
14.04.2026 15:00 di Napoli Magazine
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NAPOLI - E così ci siamo tolti il pensiero. È finita. Il sogno scudetto si esaurisce qui. Il pareggio del Napoli a Parma e la contemporanea vittoria dell’Inter a Como chiudono definitivamente ogni discorso. A fine stagione gli azzurri dovranno scucirsi lo scudetto tricolore dalle magliette. In fondo è una conclusione attesa e scontata se si pensa a tutte le disavventure della squadra di Conte che sono cominciate addirittura nel precampionato e non sono ancora neppure finite se si considera che anche domenica a Parma erano assenti ben cinque calciatori (Di Lorenzo, Rrahmani, Neres, Vergara e Lukaku) da considerarsi titolari a tutti gli effetti. Ora bisogna soltanto guardare all’unico traguardo che resta da raggiungere, vale a dire la qualificazione alla Champions League della prossima stagione. In questo senso la vittoria dell’Inter a Como rappresenta un elemento positivo per il Napoli. Con il pareggio a Parma la squadra di Conte ha perso due punti da due dirette concorrenti, Roma e Juventus e se il Como avesse battuto l’Inter anche i lariani si sarebbero avvicinati al Napoli di due lunghezze. Insomma a sei giornate dalla conclusione del campionato la situazione si sarebbe un po’ complicata. Ora invece i punti di vantaggio sulla quinta in classifica sono ben otto ed è difficile che un divario simile si possa colmare in così poco tempo. Resta però una considerazione da fare e riguarda le oggettive difficoltà che il Napoli incontra ogni volta che si trova di fronte una squadra che si chiude in difesa con un impenetrabile catenaccio. Perché di questo si è trattato, di un catenaccio a tutto tondo da fare invidia alla Triestina della buonanima del paron Nereo Rocco. Oggi c’è il vezzo di indicare questa tattica, diciamo così, difensiva con altri nomi. Ho sentito parlare di ‘densità’, ma al paese mio undici uomini dietro la linea della palla si chiama in un solo modo, catenaccio. E dire che il Parma è allenato da uno spagnolo e che soltanto tre su un totale di 15 giocatori che hanno preso parte alla partita nella formazione emiliana sono italiani, gli altri sono tutti stranieri provenienti da vari Paesi di ogni parte del mondo. Resta però l’inadeguatezza del Napoli ad aggirare difese chiuse a riccio, condizione che è una costante di questa stagione e che in certi momenti ha limitato le possibilità della squadra di superare gli ostacoli che si sono presentati lungo il cammino. Un altro aspetto sul quale riflettere è la fragilità della difesa, soprattutto da quando è orfana di Di Lorenzo e Rrahmani. Farsi fregare da Strefezza dopo soli 35 secondi dall’inizio della partita e su rilancio del portiere avversario non depone bene. Troppo fragile il reparto e troppo ingenui i difensori, gente come Juan Jesus e Buongiorno, responsabili della mancata chiusura, ai quali non manca certamente l’esperienza. Ora comunque non è tempo di leccarsi le ferite. Bisogna soltanto chiudere al meglio la stagione puntando a mantenere il secondo posto. Arrivare secondi o quarti in classifica non cambierebbe granché, ma il Napoli ha un prestigio da difendere e questo è bene che nessuno se lo dimentichi.

Mario Zaccaria

Napoli Magazine

Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com

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NAPOLI - E così ci siamo tolti il pensiero. È finita. Il sogno scudetto si esaurisce qui. Il pareggio del Napoli a Parma e la contemporanea vittoria dell’Inter a Como chiudono definitivamente ogni discorso. A fine stagione gli azzurri dovranno scucirsi lo scudetto tricolore dalle magliette. In fondo è una conclusione attesa e scontata se si pensa a tutte le disavventure della squadra di Conte che sono cominciate addirittura nel precampionato e non sono ancora neppure finite se si considera che anche domenica a Parma erano assenti ben cinque calciatori (Di Lorenzo, Rrahmani, Neres, Vergara e Lukaku) da considerarsi titolari a tutti gli effetti. Ora bisogna soltanto guardare all’unico traguardo che resta da raggiungere, vale a dire la qualificazione alla Champions League della prossima stagione. In questo senso la vittoria dell’Inter a Como rappresenta un elemento positivo per il Napoli. Con il pareggio a Parma la squadra di Conte ha perso due punti da due dirette concorrenti, Roma e Juventus e se il Como avesse battuto l’Inter anche i lariani si sarebbero avvicinati al Napoli di due lunghezze. Insomma a sei giornate dalla conclusione del campionato la situazione si sarebbe un po’ complicata. Ora invece i punti di vantaggio sulla quinta in classifica sono ben otto ed è difficile che un divario simile si possa colmare in così poco tempo. Resta però una considerazione da fare e riguarda le oggettive difficoltà che il Napoli incontra ogni volta che si trova di fronte una squadra che si chiude in difesa con un impenetrabile catenaccio. Perché di questo si è trattato, di un catenaccio a tutto tondo da fare invidia alla Triestina della buonanima del paron Nereo Rocco. Oggi c’è il vezzo di indicare questa tattica, diciamo così, difensiva con altri nomi. Ho sentito parlare di ‘densità’, ma al paese mio undici uomini dietro la linea della palla si chiama in un solo modo, catenaccio. E dire che il Parma è allenato da uno spagnolo e che soltanto tre su un totale di 15 giocatori che hanno preso parte alla partita nella formazione emiliana sono italiani, gli altri sono tutti stranieri provenienti da vari Paesi di ogni parte del mondo. Resta però l’inadeguatezza del Napoli ad aggirare difese chiuse a riccio, condizione che è una costante di questa stagione e che in certi momenti ha limitato le possibilità della squadra di superare gli ostacoli che si sono presentati lungo il cammino. Un altro aspetto sul quale riflettere è la fragilità della difesa, soprattutto da quando è orfana di Di Lorenzo e Rrahmani. Farsi fregare da Strefezza dopo soli 35 secondi dall’inizio della partita e su rilancio del portiere avversario non depone bene. Troppo fragile il reparto e troppo ingenui i difensori, gente come Juan Jesus e Buongiorno, responsabili della mancata chiusura, ai quali non manca certamente l’esperienza. Ora comunque non è tempo di leccarsi le ferite. Bisogna soltanto chiudere al meglio la stagione puntando a mantenere il secondo posto. Arrivare secondi o quarti in classifica non cambierebbe granché, ma il Napoli ha un prestigio da difendere e questo è bene che nessuno se lo dimentichi.

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