Calcio
L'ANALISI - Bucchioni: "Napoli? Senza gli infortunati sarà difficile raggiungere certi obiettivi"
29.01.2026 12:38 di Napoli Magazine
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A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Enzo Bucchioni, giornalista e scrittore.

Cosa salviamo del Napoli, ad oggi? 

“Io ripartirei dagli applausi del Maradona: ieri sera la squadra ha dato veramente tutto, è andata oltre le proprie possibilità e ha fatto la prestazione che ci si aspettava. Purtroppo però non basta, non è passata perché di fronte avevi una squadra con giocatori, come si dice oggi scientificamente, ingiocabili. Il problema è che hai lasciato punti per strada dove non dovevi: mi riferisco soprattutto alla partita col Copenaghen, quella prima di questa. Una partita che avresti potuto vincere. E mi riferisco anche a quei maledetti sei gol presi col PSV: non si sa ancora come sia potuto succedere. Io non ci credo, non posso credere che una squadra di Conte prenda gol in quel modo. Quindi sono quelle le cose sulle quali devi rammaricarti e riflettere: sono state quelle che ti hanno penalizzato. Ieri sera, invece, hai visto una squadra che ha dato tutto, ma quando quei giocatori decidono… non solo il Chelsea: succede anche in altre partite. Penso, ad esempio, all’Arsenal contro l’Inter: anche l’Inter ha fatto una bella prestazione, poi quando l’Arsenal alza il ritmo e mette in moto i giocatori migliori, vince. Ieri sera è successo lo stesso. Sono squadre più forti: più forti complessivamente e anche per profondità di panchina. E non solo perché li pagano 70, 80 o 120 milioni, ma perché sono tecnicamente più bravi. E questo è il discorso che deve fare il nostro calcio: negli altri Paesi, soprattutto in Inghilterra, prendono giocatori bravi tecnicamente, bravi coi piedi. Perché ti dico questo? Perché fanno correre la palla in maniera più rapida, stop più efficaci, non perdono tempo, non si inceppano. Hai visto il gol del 2-2? È pulizia tecnica: sono bravi coi piedi. E i nostri, in generale, anche nelle squadre più forti, come il Napoli campione d’Italia, quel livello lì purtroppo fanno fatica a raggiungerlo".

La sua è una riflessione giusta sul calcio europeo, che oggi è superiore a quello italiano non solo economicamente. Però, nel caso del Napoli, c’è un allenatore che percepisce 8 milioni netti a stagione e che da quando è arrivato ha avuto circa 300 milioni di mercato in entrata. E il Napoli non arriva nemmeno ai playoff di Champions, chiude al 30° posto su 36. È un fallimento? 

“Il fallimento in Champions è evidente. Però non va dimenticato che l’anno scorso il Napoli ha vinto uno scudetto subito, inaspettato e non preventivabile. Quindi ci sono sempre sfaccettature. Io non posso dire che Conte ha fallito. Ha sbagliato certe cose: se è vero che ha consigliato certi giocatori sul mercato e poi non si sono rivelati efficaci, lì una responsabilità c’è. Però faccio fatica a dire, ad esempio, che Noa Lang non fosse un giocatore buono: lo avevamo visto, era uno che saltava l’uomo e aveva caratteristiche perfette per il Napoli. Poi succede quello che succede spesso nel nostro campionato: in tanti fanno fatica perché c’è più tattica, gli spazi sono più chiusi rispetto ad altri campionati. Quindi qualche dubbio c’era anche su un’operazione così onerosa per un giocatore (Lucca) che aveva fatto bene un anno a Udine… e a Udine fanno bene in tanti, dicono. Senza pressione".

E poi ci sono gli altri acquisti: tutti ci aspettavamo di più, certo. Infine c’è questa valanga di infortuni. E lì non possiamo dimenticare il peso enorme che hanno avuto. Di chi è la colpa?

"Io sono molto agnostico, non mi esprimo, perché sento dire ‘colpa dei medici’, ‘colpa del preparatore atletico’… io non ho le basi per giudicare, sarebbe presuntuoso. Ma certamente qualcosa è successo: non si possono avere tutti questi infortuni muscolari a catena, con ricadute continue. Qui un’analisi approfondita la deve fare la società. Qualcosa è sfuggito di mano, qualcosa è stato sbagliato: è evidente. Queste sono le cause che hanno portato fuori il Napoli dall’Europa. E secondo me farà fatica anche a fare quello che ci si aspettava: essere l’antagonista dell’Inter fino in fondo in campionato. Lo dico purtroppo, perché il Napoli ha fatto grandi prestazioni, anche ieri sera: è una squadra che gioca con personalità. Però poi va a cozzare contro queste situazioni, alcune sbagliate, altre imprevedibili".

Quindi, per sintetizzare: Conte può aver commesso errori sul mercato, ma resta l’uomo senza il quale lo scudetto dell’anno scorso non sarebbe arrivato? 

“Sì. Io lo so che Conte è divisivo: non ispira simpatia a tutti, lo sappiamo. Anche tra i tifosi della Juventus… perché Antonio Conte è fatto così. Devi prendere tutto il pacchetto. Però qui parliamo di un allenatore che ha fatto crescere tanti giocatori, ha fatto crescere il gruppo e il Napoli, quando lo vedi giocare, ha un’identità. Qui c’è tutto il lavoro dell’allenatore. Io vorrei vedere un altro allenatore, in una situazione così difficile, come si sarebbe comportato. Poi certo: ci si aspettava di più. In estate cosa dicevamo? Che questa squadra era attrezzata per essere competitiva anche in Champions. Lo dicevo io, lo dicevano in tanti, lo diceva tutto il mondo del calcio. E poi così non è stato. Quindi qualche responsabilità ce l’ha anche Conte, ovviamente. Ma poi ti si infortuna Kevin De Bruyne a inizio stagione. E sappiamo l’importanza di quel tipo di giocatore: era il campione di riferimento che il Napoli aveva comprato. Avevamo detto: ‘il campione viene a Napoli perché c’è Conte’. Poi però ti si infortuna subito e la storia cambia. Non sono giustificazioni, ma vanno inserite in un’analisi complessiva. Non posso dire ‘è colpa di Conte’, perché ci sono tante situazioni. E nel calcio c’è sempre un tasso di imprevedibilità elevatissimo: è una cosa banale, ma è così".

Direttore, però al netto di tutto, il calendario di Champions del Napoli non era nemmeno infernale. E se consideriamo anche squadre che hanno raggiunto i playoff come Bodø/Glimt, Qarabag, Club Brugge, Olympiacos… il Napoli non può che avere un rimpianto enorme. Era a portata di mano almeno l’accesso ai playoff, se non addirittura i primi otto. 

“Sì, certo. Il Napoli se l’è buttata via, non c’è alcun dubbio. La penultima partita col Copenaghen è stata una situazione che ancora non si capisce. Questa squadra ha dei limiti, se vogliamo metterla sul piano calcistico: sono evidenti. Il Napoli è una squadra condannata a giocare sempre ad altissima intensità: quando gioca così, si impone. Ma cosa non è capace di fare? Non sa gestire. E qui entra anche il mercato: oggi devi sapere accelerare e devi sapere rallentare. Le grandi squadre sanno farlo. Il Napoli questa parte non la sa fare: o gioca a mille, oppure quando deve gestire la palla succede come col Copenaghen. Non rallenta il ritmo, non tiene possesso, non addormenta la partita. E così gli altri si riprendono il pallone e ti fanno gol. Poi la disattenzione e l’errore ci possono stare, ma non devi portare l’avversario dentro l’area: la palla deve finire fuori, devi controllare la partita. Questo è un lavoro che va fatto. E forse non c’erano nemmeno i giocatori adatti a fare quel tipo di calcio. Lo vedi: non è una squadra da grandi squadre. E guarda anche il Como: è un esempio molto europeo nel nostro campionato, perché ha indirizzato la sua idea verso il calcio europeo. Hanno giocatori tecnici, fanno correre la palla rapidamente, poi si fermano, gestiscono, abbassano il ritmo col possesso. In quel momento l’avversario va in frustrazione, spreca energie per venire a prendere palla e tu fai come il torero col toro: ti riposi col possesso e poi riparti. Ecco, quella parte lì al Napoli è mancata: la gestione della palla e l’abbassamento del ritmo tenendo palla. Bisogna maturare sotto questo aspetto e prendere giocatori adatti".

Direttore, quindi possiamo dire senza troppi giri di parole che a fine gennaio la stagione del Napoli, se non dovesse arrivare almeno un trofeo come la Coppa Italia e un piazzamento Champions, rischia di essere negativa? 

“Sì, la stagione sarebbe molto deludente. Ma ti dico di più: se non recuperi in fretta gli infortunati, diventa dura anche centrare gli obiettivi minimi. Non so come stiano: ci avevano detto che qualcuno era pronto a tornare, poi evidentemente c’è stata una ricaduta e non è pronto. Attenzione: anche la corsa Champions non la vedo così facile. Se il Napoli non torna ad avere un organico completo in tempi rapidi, perché non puoi far giocare sempre gli stessi, rischi tantissimo. La Roma si è rinforzata sul mercato. La Juventus è un’altra squadra. E poi c’è anche il Como, che sta facendo un percorso molto serio. Domenica c’è una partita decisiva con l’Atalanta: secondo me il Como può anche batterla. E quindi per quei posti, tolta l’Inter che vedo sopra, ci sono tante squadre in corsa. È rischiosissimo".

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L'ANALISI - Bucchioni: "Napoli? Senza gli infortunati sarà difficile raggiungere certi obiettivi"

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29/01/2026 - 12:38

A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Enzo Bucchioni, giornalista e scrittore.

Cosa salviamo del Napoli, ad oggi? 

“Io ripartirei dagli applausi del Maradona: ieri sera la squadra ha dato veramente tutto, è andata oltre le proprie possibilità e ha fatto la prestazione che ci si aspettava. Purtroppo però non basta, non è passata perché di fronte avevi una squadra con giocatori, come si dice oggi scientificamente, ingiocabili. Il problema è che hai lasciato punti per strada dove non dovevi: mi riferisco soprattutto alla partita col Copenaghen, quella prima di questa. Una partita che avresti potuto vincere. E mi riferisco anche a quei maledetti sei gol presi col PSV: non si sa ancora come sia potuto succedere. Io non ci credo, non posso credere che una squadra di Conte prenda gol in quel modo. Quindi sono quelle le cose sulle quali devi rammaricarti e riflettere: sono state quelle che ti hanno penalizzato. Ieri sera, invece, hai visto una squadra che ha dato tutto, ma quando quei giocatori decidono… non solo il Chelsea: succede anche in altre partite. Penso, ad esempio, all’Arsenal contro l’Inter: anche l’Inter ha fatto una bella prestazione, poi quando l’Arsenal alza il ritmo e mette in moto i giocatori migliori, vince. Ieri sera è successo lo stesso. Sono squadre più forti: più forti complessivamente e anche per profondità di panchina. E non solo perché li pagano 70, 80 o 120 milioni, ma perché sono tecnicamente più bravi. E questo è il discorso che deve fare il nostro calcio: negli altri Paesi, soprattutto in Inghilterra, prendono giocatori bravi tecnicamente, bravi coi piedi. Perché ti dico questo? Perché fanno correre la palla in maniera più rapida, stop più efficaci, non perdono tempo, non si inceppano. Hai visto il gol del 2-2? È pulizia tecnica: sono bravi coi piedi. E i nostri, in generale, anche nelle squadre più forti, come il Napoli campione d’Italia, quel livello lì purtroppo fanno fatica a raggiungerlo".

La sua è una riflessione giusta sul calcio europeo, che oggi è superiore a quello italiano non solo economicamente. Però, nel caso del Napoli, c’è un allenatore che percepisce 8 milioni netti a stagione e che da quando è arrivato ha avuto circa 300 milioni di mercato in entrata. E il Napoli non arriva nemmeno ai playoff di Champions, chiude al 30° posto su 36. È un fallimento? 

“Il fallimento in Champions è evidente. Però non va dimenticato che l’anno scorso il Napoli ha vinto uno scudetto subito, inaspettato e non preventivabile. Quindi ci sono sempre sfaccettature. Io non posso dire che Conte ha fallito. Ha sbagliato certe cose: se è vero che ha consigliato certi giocatori sul mercato e poi non si sono rivelati efficaci, lì una responsabilità c’è. Però faccio fatica a dire, ad esempio, che Noa Lang non fosse un giocatore buono: lo avevamo visto, era uno che saltava l’uomo e aveva caratteristiche perfette per il Napoli. Poi succede quello che succede spesso nel nostro campionato: in tanti fanno fatica perché c’è più tattica, gli spazi sono più chiusi rispetto ad altri campionati. Quindi qualche dubbio c’era anche su un’operazione così onerosa per un giocatore (Lucca) che aveva fatto bene un anno a Udine… e a Udine fanno bene in tanti, dicono. Senza pressione".

E poi ci sono gli altri acquisti: tutti ci aspettavamo di più, certo. Infine c’è questa valanga di infortuni. E lì non possiamo dimenticare il peso enorme che hanno avuto. Di chi è la colpa?

"Io sono molto agnostico, non mi esprimo, perché sento dire ‘colpa dei medici’, ‘colpa del preparatore atletico’… io non ho le basi per giudicare, sarebbe presuntuoso. Ma certamente qualcosa è successo: non si possono avere tutti questi infortuni muscolari a catena, con ricadute continue. Qui un’analisi approfondita la deve fare la società. Qualcosa è sfuggito di mano, qualcosa è stato sbagliato: è evidente. Queste sono le cause che hanno portato fuori il Napoli dall’Europa. E secondo me farà fatica anche a fare quello che ci si aspettava: essere l’antagonista dell’Inter fino in fondo in campionato. Lo dico purtroppo, perché il Napoli ha fatto grandi prestazioni, anche ieri sera: è una squadra che gioca con personalità. Però poi va a cozzare contro queste situazioni, alcune sbagliate, altre imprevedibili".

Quindi, per sintetizzare: Conte può aver commesso errori sul mercato, ma resta l’uomo senza il quale lo scudetto dell’anno scorso non sarebbe arrivato? 

“Sì. Io lo so che Conte è divisivo: non ispira simpatia a tutti, lo sappiamo. Anche tra i tifosi della Juventus… perché Antonio Conte è fatto così. Devi prendere tutto il pacchetto. Però qui parliamo di un allenatore che ha fatto crescere tanti giocatori, ha fatto crescere il gruppo e il Napoli, quando lo vedi giocare, ha un’identità. Qui c’è tutto il lavoro dell’allenatore. Io vorrei vedere un altro allenatore, in una situazione così difficile, come si sarebbe comportato. Poi certo: ci si aspettava di più. In estate cosa dicevamo? Che questa squadra era attrezzata per essere competitiva anche in Champions. Lo dicevo io, lo dicevano in tanti, lo diceva tutto il mondo del calcio. E poi così non è stato. Quindi qualche responsabilità ce l’ha anche Conte, ovviamente. Ma poi ti si infortuna Kevin De Bruyne a inizio stagione. E sappiamo l’importanza di quel tipo di giocatore: era il campione di riferimento che il Napoli aveva comprato. Avevamo detto: ‘il campione viene a Napoli perché c’è Conte’. Poi però ti si infortuna subito e la storia cambia. Non sono giustificazioni, ma vanno inserite in un’analisi complessiva. Non posso dire ‘è colpa di Conte’, perché ci sono tante situazioni. E nel calcio c’è sempre un tasso di imprevedibilità elevatissimo: è una cosa banale, ma è così".

Direttore, però al netto di tutto, il calendario di Champions del Napoli non era nemmeno infernale. E se consideriamo anche squadre che hanno raggiunto i playoff come Bodø/Glimt, Qarabag, Club Brugge, Olympiacos… il Napoli non può che avere un rimpianto enorme. Era a portata di mano almeno l’accesso ai playoff, se non addirittura i primi otto. 

“Sì, certo. Il Napoli se l’è buttata via, non c’è alcun dubbio. La penultima partita col Copenaghen è stata una situazione che ancora non si capisce. Questa squadra ha dei limiti, se vogliamo metterla sul piano calcistico: sono evidenti. Il Napoli è una squadra condannata a giocare sempre ad altissima intensità: quando gioca così, si impone. Ma cosa non è capace di fare? Non sa gestire. E qui entra anche il mercato: oggi devi sapere accelerare e devi sapere rallentare. Le grandi squadre sanno farlo. Il Napoli questa parte non la sa fare: o gioca a mille, oppure quando deve gestire la palla succede come col Copenaghen. Non rallenta il ritmo, non tiene possesso, non addormenta la partita. E così gli altri si riprendono il pallone e ti fanno gol. Poi la disattenzione e l’errore ci possono stare, ma non devi portare l’avversario dentro l’area: la palla deve finire fuori, devi controllare la partita. Questo è un lavoro che va fatto. E forse non c’erano nemmeno i giocatori adatti a fare quel tipo di calcio. Lo vedi: non è una squadra da grandi squadre. E guarda anche il Como: è un esempio molto europeo nel nostro campionato, perché ha indirizzato la sua idea verso il calcio europeo. Hanno giocatori tecnici, fanno correre la palla rapidamente, poi si fermano, gestiscono, abbassano il ritmo col possesso. In quel momento l’avversario va in frustrazione, spreca energie per venire a prendere palla e tu fai come il torero col toro: ti riposi col possesso e poi riparti. Ecco, quella parte lì al Napoli è mancata: la gestione della palla e l’abbassamento del ritmo tenendo palla. Bisogna maturare sotto questo aspetto e prendere giocatori adatti".

Direttore, quindi possiamo dire senza troppi giri di parole che a fine gennaio la stagione del Napoli, se non dovesse arrivare almeno un trofeo come la Coppa Italia e un piazzamento Champions, rischia di essere negativa? 

“Sì, la stagione sarebbe molto deludente. Ma ti dico di più: se non recuperi in fretta gli infortunati, diventa dura anche centrare gli obiettivi minimi. Non so come stiano: ci avevano detto che qualcuno era pronto a tornare, poi evidentemente c’è stata una ricaduta e non è pronto. Attenzione: anche la corsa Champions non la vedo così facile. Se il Napoli non torna ad avere un organico completo in tempi rapidi, perché non puoi far giocare sempre gli stessi, rischi tantissimo. La Roma si è rinforzata sul mercato. La Juventus è un’altra squadra. E poi c’è anche il Como, che sta facendo un percorso molto serio. Domenica c’è una partita decisiva con l’Atalanta: secondo me il Como può anche batterla. E quindi per quei posti, tolta l’Inter che vedo sopra, ci sono tante squadre in corsa. È rischiosissimo".