Durante la trasmissione "Bordocampo – I Tempo", in onda su Radio Capri, è intervenuto Peppe Di Stefano, giornalista di Sky Sport: "L’umore in casa Milan, secondo me, è di incertezza. Il Milan ha vinto le due partite prima della sosta, ma non ha mai convinto. Ha una qualità infinita nella rosa, ma non riesce a trasmetterla sul campo. Questa incertezza è dovuta anche alla situazione societaria: Ibra, dopo tre settimane, oggi è tornato a Milanello, mentre Furlani è stato a New York e dovrebbe essere lui a ricoprire le cariche da amministratore delegato, decidendo anche sull’area sportiva. È un momento di particolare incertezza. Il campo potrebbe aiutare, ma il Milan non ha un grandissimo gioco. L’errore che possono fare le grandi squadre, come il Napoli, è lasciare la partita aperta fino al 70esimo: se il Milan vede spiragli, riesce a ribaltarla o quantomeno a giocarsela grazie alla qualità che ha. Se, invece, le grandi squadre chiudono la partita, il Milan ha difficoltà a riaprirla".
Sulla partita: "È un Milan diverso rispetto agli anni scorsi. Credo che il Milan dello Scudetto fosse molto meno forte di questo attuale, ma avesse uno spogliatoio più solido, con figure trainanti che andavano dai dirigenti all’allenatore, passando per il team manager. In generale, l’ambiente era diverso. Non so se questo Milan potrà diventare quello, ma questa è la conferma che nel calcio non contano solo i nomi. Io sono d’accordo con Ibra: questo Milan è più forte di quello del passato, ma non rende allo stesso modo. Se il Napoli farà l’errore di lasciare spazio ai singoli del Milan, questi possono fare male. Tuttavia, ad oggi, non so se il Milan ha un’anima: è forte, e se giocasse un’amichevole il giovedì sarebbe la squadra migliore del campionato, ma il campionato è un’altra cosa".
Sulla rinascita: "Ho apprezzato molto quello che ha fatto De Laurentiis, almeno da spettatore. Ha fatto un passo indietro per farne fare due avanti probabilmente al miglior allenatore italiano per questo tipo di situazione. Il Milan deve fare lo stesso: deve affidarsi a gente di calcio. Oggi i numeri e le supposizioni contano poco. Il Milan ha una struttura societaria e una tifoseria capaci di accendersi in 15 giorni. Questo è un Milan forte, e i tifosi stanno solo aspettando un segnale. Vogliono un cambiamento. Forse non hanno mai creduto in questa dirigenza: ai tempi di Maldini e Massara c’era una fiducia totale, l’ambiente era un tutt’uno. È bastato che saltasse un anello perché saltasse tutto".
Sulla Champions: "Il Milan senza Europa non è il Milan. Io sono sempre dell’idea che, anche se fosse Conference o Europa League, bisognerebbe conquistarle. Mi hai chiesto della Champions, ma è complicato: il Milan ha 9 partite e dovrebbe vincerne 8 per arrivare a 71 punti, la quota Champions, sperando che le altre squadre rallentino. Non è una sfida one to one, è difficile. Inoltre, ci sono due derby di Coppa Italia che possono valere una parte della stagione".
Sul Napoli: "Bisogna temere Antonio Conte, la sua voglia e il rush finale. Mi ha sorpreso molto la partita di Venezia, per il resto è tutto in linea. A inizio anno mi aspettavo che Conte riaccendesse il Napoli. La mancata cessione di Kvara, o magari la sua cessione con l’arrivo di un giocatore di prima fascia, avrebbe potuto fare la differenza, ma così non è stato, forse anche per esigenze di bilancio. Credo comunque che il Napoli stia facendo un grande lavoro e continuerà a farlo. Non penso che il campionato sia finito: ho ancora negli occhi Napoli-Juve e Napoli-Inter, e in quelle partite il Napoli ha primeggiato. Questo mi fa pensare che possa ancora dire la sua, considerando che l’Inter è impegnata su più fronti. Secondo me, il Napoli potrà giocarsela fino all’ultimo".
di Napoli Magazine
28/03/2025 - 20:18
Durante la trasmissione "Bordocampo – I Tempo", in onda su Radio Capri, è intervenuto Peppe Di Stefano, giornalista di Sky Sport: "L’umore in casa Milan, secondo me, è di incertezza. Il Milan ha vinto le due partite prima della sosta, ma non ha mai convinto. Ha una qualità infinita nella rosa, ma non riesce a trasmetterla sul campo. Questa incertezza è dovuta anche alla situazione societaria: Ibra, dopo tre settimane, oggi è tornato a Milanello, mentre Furlani è stato a New York e dovrebbe essere lui a ricoprire le cariche da amministratore delegato, decidendo anche sull’area sportiva. È un momento di particolare incertezza. Il campo potrebbe aiutare, ma il Milan non ha un grandissimo gioco. L’errore che possono fare le grandi squadre, come il Napoli, è lasciare la partita aperta fino al 70esimo: se il Milan vede spiragli, riesce a ribaltarla o quantomeno a giocarsela grazie alla qualità che ha. Se, invece, le grandi squadre chiudono la partita, il Milan ha difficoltà a riaprirla".
Sulla partita: "È un Milan diverso rispetto agli anni scorsi. Credo che il Milan dello Scudetto fosse molto meno forte di questo attuale, ma avesse uno spogliatoio più solido, con figure trainanti che andavano dai dirigenti all’allenatore, passando per il team manager. In generale, l’ambiente era diverso. Non so se questo Milan potrà diventare quello, ma questa è la conferma che nel calcio non contano solo i nomi. Io sono d’accordo con Ibra: questo Milan è più forte di quello del passato, ma non rende allo stesso modo. Se il Napoli farà l’errore di lasciare spazio ai singoli del Milan, questi possono fare male. Tuttavia, ad oggi, non so se il Milan ha un’anima: è forte, e se giocasse un’amichevole il giovedì sarebbe la squadra migliore del campionato, ma il campionato è un’altra cosa".
Sulla rinascita: "Ho apprezzato molto quello che ha fatto De Laurentiis, almeno da spettatore. Ha fatto un passo indietro per farne fare due avanti probabilmente al miglior allenatore italiano per questo tipo di situazione. Il Milan deve fare lo stesso: deve affidarsi a gente di calcio. Oggi i numeri e le supposizioni contano poco. Il Milan ha una struttura societaria e una tifoseria capaci di accendersi in 15 giorni. Questo è un Milan forte, e i tifosi stanno solo aspettando un segnale. Vogliono un cambiamento. Forse non hanno mai creduto in questa dirigenza: ai tempi di Maldini e Massara c’era una fiducia totale, l’ambiente era un tutt’uno. È bastato che saltasse un anello perché saltasse tutto".
Sulla Champions: "Il Milan senza Europa non è il Milan. Io sono sempre dell’idea che, anche se fosse Conference o Europa League, bisognerebbe conquistarle. Mi hai chiesto della Champions, ma è complicato: il Milan ha 9 partite e dovrebbe vincerne 8 per arrivare a 71 punti, la quota Champions, sperando che le altre squadre rallentino. Non è una sfida one to one, è difficile. Inoltre, ci sono due derby di Coppa Italia che possono valere una parte della stagione".
Sul Napoli: "Bisogna temere Antonio Conte, la sua voglia e il rush finale. Mi ha sorpreso molto la partita di Venezia, per il resto è tutto in linea. A inizio anno mi aspettavo che Conte riaccendesse il Napoli. La mancata cessione di Kvara, o magari la sua cessione con l’arrivo di un giocatore di prima fascia, avrebbe potuto fare la differenza, ma così non è stato, forse anche per esigenze di bilancio. Credo comunque che il Napoli stia facendo un grande lavoro e continuerà a farlo. Non penso che il campionato sia finito: ho ancora negli occhi Napoli-Juve e Napoli-Inter, e in quelle partite il Napoli ha primeggiato. Questo mi fa pensare che possa ancora dire la sua, considerando che l’Inter è impegnata su più fronti. Secondo me, il Napoli potrà giocarsela fino all’ultimo".